No all'aumento dei quantitativi di marmo escavabili: è il grido congiunto di Legambiente Carrara e Cai Carrara che spiegano: "La scelta del Comune di consentire alle cave di escavare fino al 20 per cento di marmo in più è figlia del Piano regionale cave, dei PABE (approvati nel 2020/21) e del Regolamento per l’attribuzione dell’incremento delle quantità sostenibili (approvato nel 2025). Tutti provvedimenti sui quali, a suo tempo, abbiamo espresso giudizi fortemente negativi, sia sul piano più generale sia con specifiche osservazioni.Aldilà del peccato originale, la decisione di utilizzare oggi la possibilità di incrementare le quantità sostenibili è una scelta profondamente sbagliata, piena di contraddizioni e persino poco utile per raggiungere l’obiettivo che intenderebbe ottenere, cioè più occupazione.La prima macroscopica contraddizione sta nella dichiarazione che, in cambio dell’incremento, le aziende dovranno realizzare progetti per proteggere e curare l’ambiente. È chiaro che l’escavazione è di per sé un danno ambientale irreversibile che distrugge il paesaggio e consuma suolo; dunque, aumentando le quantità escavate non si fa altro che ferire di più la montagna: altro che proteggerla. Se poi si intende che le aziende dovranno evitare di inquinare le sorgenti e portar via le terre di scavo, questo è già un loro obbligo, non certo un merito che debba essere premiato.
L’altra contraddizione la notiamo con i toni trionfalistici dello scorso gennaio quando, alla presentazione dei dati dell’Osservatorio sul marmo alla Camera di Commercio, la Sindaca sottolineava con orgoglio la diminuzione dell’escavato (600 tonnellate di marmo in blocchi, l’11 per cento in meno del 2024) e la contestuale crescita dell’export e della filiera, frutto anche delle politiche del Comune che aveva saputo raccogliere la sfida della legge 35/2015, valorizzando i materiali e contenendo i volumi escavati. Se dunque la diminuzione dell’escavato era un fattore positivo e un merito, perché dopo pochi mesi si cambia opinione e si concede alle aziende di escavare un 20 per cento in più?
Un altro aspetto grave di questa scelta è la perseveranza “diabolica” con cui si utilizza la logica della premialità, che già si è dimostrata inefficace nella vicenda dell’art. 21, rinunciando anche, di nuovo, alla potestà pianificatoria del Comune che demanda l’individuazione delle opere da realizzare alle aziende stesse, invece di avocarla a sé. Infatti, nel Regolamento per l’attribuzione dell’incremento delle quantità sostenibili, come avevamo già sottolineato nelle note inviate alla Commissione marmo, la definizione dei progetti da presentare per accedere all’incremento è molto generica e affidata alle aziende, mentre il Comune avrebbe dovuto riservarsi il potere di indicare la tipologia dei progetti necessari e le loro modalità di realizzazione. (A titolo d’esempio avrebbe potuto cogliere l’occasione per dare inizio alla grande opera di messa in sicurezza della città dalle alluvioni attraverso la realizzazione dei ravaneti spugna.)In sostanza la scelta dell’Amministrazione, già prefigurata nel Piano regionale cave, nei PABE e nel Regolamento, è quella di non mettere in alcun modo in discussione il modello estrattivista che impera anche a Carrara e va in direzione esattamente opposta a quanto chiediamo da tempo: una sensibile riduzione dell’escavazione, privilegiando le cave con materiale non fratturato e dismettendo quelle con altissima e continuativa produzione di scarti, e la creazione di una filiera di qualità che possa rivitalizzare il tessuto sociale ed economico della nostra città.Quanto all’obiettivo di incrementare l’occupazione, del tutto condivisibile, ribadiamo che tutti gli indicatori economici mostrano che il lavoro in cava è in costante diminuzione per l’utilizzo di macchinari sempre più efficienti, mentre la filiera di qualità appare l’unica strada per creare più occupazione. Anche su questo punto il Regolamento appare poco efficace sia per quanto riguarda le nuove assunzioni, se il testo approvato non ha posto rimedio ai limiti della proposta iniziale (il testo della delibera non è reperibile sul sito del comune), sia per quanto riguarda la definizione delle attività collegate al lavoro in cava che è estremamente generica".









