Pontremoli, Teatro della Rosa — 6/9 maggio 2026 C'è uno spettacolo che non finisce quando cala il sipario. Che continua a lavorare dentro, silenzioso e potente, anche dopo che le luci si sono spente e il pubblico ha lasciato la sala. Angeli Funamboli, nato dal laboratorio teatrale dell'IPM di Pontremoli nell'ambito del festival LUNAE 2026, è stato questo: non una rappresentazione, ma un'esperienza. Non teatro da guardare. Teatro da sentire. Teatro che entra dentro e non chiede permesso.Sul palco del Teatro della Rosa non c'erano soltanto ragazze che recitavano. C'erano fragilità e cadute, speranze e rabbia, sogni sospesi in equilibrio alla ricerca di una possibilità nuova. C'erano vite reali, vissute fino in fondo, portate in scena con una onestà disarmante. Vite che, per una sera, hanno trovato nella parola e nel corpo un modo per farsi voce, presenza, emozione.Lo spettacolo è nato da mesi di lavoro silenzioso e intenso, guidato dalla regia di Paolo Billi del Teatro del Pratello di Bologna — regista che accompagna le ragazze dell'IPM di Pontremoli da oltre un decennio con dedizione e visione straordinaria. La drammaturgia intreccia scritture originali delle ragazze dell'IPM e degli studenti del Liceo Malaspina di Pontremoli, con citazioni da quattro grandi voci del Novecento — Nietzsche, Rilke, Genet, Yourcenar — tutte affascinate, non a caso, dalla figura del funambolo. In scena insieme alle ragazze dell'IPM, studenti e cittadini di Pontremoli, con la partecipazione evocativa dei sassofoni della Banda Musicale Cittadina. Il progetto è stato sviluppato con la preziosa collaborazione della Cooperativa Dike e del Centro Giovanile G. Sismondo, e sostenuto dal Comune di Pontremoli, dalla Regione Toscana, dal Ministero della Giustizia e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara.Chi era in platea con occhi professionali — abituati alle storie difficili, agli errori, al dolore, ai percorsi complessi della giustizia — ha visto qualcosa di profondamente inaspettato: il coraggio. Non quello enfatico dei libri o dei discorsi. Il coraggio vero, minuto, faticoso. Quello di mettersi davanti agli altri. Di raccontarsi senza filtri. Di trasformare le proprie ferite in voce, in presenza, in emozione condivisa.Ed è esattamente questo che il teatro, quando è autentico, riesce a fare: togliere etichette, abbattere giudizi, restituire umanità. Ricordare — con una forza che nessun convegno, nessuna relazione, nessun documento giuridico riesce a eguagliare — che nessuna persona può essere ridotta al proprio errore.
Angeli Funamboli. Un titolo che è già tutto.
Angelo e funambola: due immagini che sembrano opposte e invece si tengono. L'angelo evoca purezza, leggerezza, una dimensione altra — qualcosa che sfugge al peso della terra. Il funambolo evoca il rischio, il filo sottile, il vuoto sotto i piedi. Insieme dicono qualcosa di preciso e potente: si può essere fragili e straordinari allo stesso tempo. Si può portare la luce anche camminando sull'abisso.Le ragazze dell'IPM di Pontremoli conoscono bene quel vuoto. Lo abitano ogni giorno. Eppure salgono sul filo. Si allenano, cadono, riprovano. Cercano l'equilibrio non perché sia facile, ma perché è l'unica direzione che porta dall'altra parte.Il teatro le ha messe su quel filo davanti a tutti. E loro non sono cadute. Sono andate avanti. Passo dopo passo. Come angeli funamboli.Un risultato reso possibile, prima di tutto, dalla visione e dalla sensibilità della Direttrice dell'IPM, dottoressa Francesca Capone — figura di riferimento che con impegno quotidiano, intelligenza istituzionale e profonda umanità sostiene percorsi educativi che non si limitano a contenere, ma trasformano. Accanto a lei, l'intera rete che ha creduto e investito in questo progetto: il Dipartimento Giustizia Minorile e di Comunità, il Centro Giustizia Minorile Toscana e Umbria, con le conclusioni affidate a Paolo Gabriele Bono, Dirigente CGM Toscana. E Federica Brunelli, curatrice dei laboratori di scrittura insieme al Teatro del Pratello, che mese dopo mese ha tenuto insieme parole, silenzi, corpi e storie. Il merito più grande va a loro: le ragazze protagoniste. Agli operatori e agli educatori che ogni giorno scelgono di restare, di credere, di non arrendersi alla facilità del giudizio. Ci sono serate che finiscono con un applauso. E serate che continuano a risuonare molto dopo, quando le luci sono spente e la sala è vuota.
"Angeli funambole": quando il teatro restituisce umanità
Scritto da Carmen Federico
Pontremoli
10 Maggio 2026
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