I danni sono stati stimati in oltre 25 mila euro, senza contare le morosità dell’affitto ancora non corrisposte. L’impatto shoccante per ciò che è stato trovato nell’appartamento, invece, sarà difficile da quantificare. Ha i contorni dell’horror la vicenda in cui è rimasta coinvolta la nota legale carrarese Cristina Lattanzi, oggi vice procuratore onorario presso il Tribunale di Lucca, proprietaria di un appartamento sito in piazza Alberica, al piano terra e seminterrato, sotto al palazzo delle Logge, che, nel settembre del 2024, in assoluta buona fede, ha affittato il suo immobile a due persone originarie del Bangladesh, presentate da una agenzia immobiliare di Massa come dipendenti di una notissima grande azienda presente sul territorio apuano, assunti come tecnici specializzati laureati in Bangladesh, o quanto meno spacciatisi per tali. I quattro bangladesi hanno firmato un contratto di un anno, da subito, tuttavia, sono cominciate segnalazioni di comportamenti scorretti, come ci spiega l’avvocato Lattanzi: “Sono stata più volte chiamata dagli altri condomini del palazzo che hanno segnalato un’occupazione dell’appartamento ben più numerosa dei due che avevano firmato il contratto e che avevano la disponibilità per accoglierne altri due, come hanno subito fatto. In molti si lamentavano degli odori nauseabondi che provenivano dall’appartamento ed anche del fatto che i residenti usassero il porticato delle Logge per stendere i loro vestiti ad asciugare, sebbene io avessi dotato l’appartamento di una nuovissima lavasciuga. Le lamentele, se pur frequenti, però sono rimaste nell’ordine delle difficoltà di convivenza tra vicinato. Queste persone mi erano state segnalate dall’agenzia immobiliare che aveva in mano l’affitto del mio immobile, come persone educate e corrette che avevano già fatto esperienze di affitti simili, mostrando di essere affidabili e corrette. Per questo mi sono fidata”. Cristina Lattanzi ha spiegato che l’appartamento in questione era dotato di una cucina, un ampio soggiorno un bagno, due camere da letto e di un’area in cui è presente una piccola vasca antica adornata con delle sculture, che, mai in precedenza era stata riempita d’acqua, restando solo in funzione ornamentale. L’appartamento era stato perfettamente ristrutturato e arredato con mobili di pregio, alcuni anche assai antichi. Inoltre era dotato di nuovi elettrodomestici di marca, come la cucina con piano a induzione, il frigorifero con congelatore e la lavasciuga, tutto in perfette condizioni. I quattro affittuari avevano subito lamentato la mancanza di un fornello a gas e chiesto l’installazione di una cappa per il ricircolo dell’aria potenziata ai carboni attivi e la proprietaria aveva accondisceso per evitare polemiche. Ma i problemi hanno continuato a fioccare e di entità sempre più grande. Senza il permesso della Lattanzi, i quattro bangladesi hanno riempito la vasca interna causando un enorme dispendio di acqua, tanto da far partire un richiamo dal gestore idrico Gaia s.p.a. per verificare la presenza di un’eventuale perdita. Alla titolare dell’appartamento, da quel momento, è stato sempre impedito, dagli affittuari, l’accesso all’immobile per qualunque genere di verifica. Nel frattempo, come riferisce la Lattanzi, le segnalazioni sono diventate sempre più inquietanti: di fatto dentro l’appartamento vivevano in dodici, con brande messe ovunque, in uno stato di degrado e sporcizia preoccupante e con molti degli arredi danneggiati o distrutti. Era cominciato anche un traffico di bombole a gas, senza alcun permesso, perché avevano installato una sorta di cucina da campo, dopo aver distrutto la piastra a induzione. La notizia dell’uso delle bombole a gas, nel marzo 2025 ha spinto l’avvocato Lattanzi a procedere con la risoluzione del contratto e con l’invito ai bangladesi a liberare al più presto l’appartamento. “Ovviamente non hanno dato alcun ascolto alla mia richiesta di lasciare l’appartamento – continua la Lattanzi – ed hanno proseguito con i loro comportamenti di mancanza di rispetto e maleducazione. Gli odori provenienti dall’appartamento sono diventati insopportabili e il loggiato è diventato luogo di bivacco e ritrovo senza alcun rispetto degli altri residenti”. La situazione si è protratta un mese oltre la scadenza del contratto, e, dopo una lunga serie di intimazioni fatte dall’avvocato Patrizia Bacigalupi, legale della Lattanzi, finalmente i bangladesi hanno lasciato l’appartamento buttando, le chiavi nella cassetta della posta della legale. La Lattanzi ha spiegato di essersi ripetutamente rivolta all’agenzia immobiliare che le aveva portato quegli affittuari senza ricevere da loro alcuna risposta. La riconsegna delle chiavi ha permesso all’avvocato Lattanzi di entrare finalmente nell’immobile di sua proprietà e di fare la drammatica scoperta: “I muri erano senza intonaco, perché erano stati coperti con una carta da parati, messa senza avere chiesto il permesso e poi rimossa in maniera maldestra. Buona parte dei mobili era rotta o danneggiata: a un tavolino del 700 era stata segata una gamba. La cappa e la lavasciuga era rotte e accatastate in un angolo, gli altri elettrodomestici era rovinati dalla sporcizia e dall’uso scorretto. Il wc era intasato da lamette da barba gettate via. Un architrave del ‘700 fissata nel muro era stata divelta, ma la cosa più inquietante di tutte è stata la scoperta che la casa era completamente invasa da colonie di scarafaggi e scorpioni giganti, che venivano allevati dai bangladesi per mangiarli e per venderli come cibo etnico. C’erano anche spiedini già pronti. Oltre a scarafaggi e scorpioni c’era anche un’invasione di insetti attratti dalla sporcizia, che hanno invaso tutto il condominio e la piazza Alberica, per cui ho dovuto chiamare una ditta specializzata in disinfestazioni che ha stabilito che gli insetti erano stati introdotti dall’esterno almeno sei mesi prima. La quantità di cadaveri di insetti è stata tale che ho dovuto chiamare un’altra ditta per smaltirli. E adesso dovrò ingaggiare altre persone per ripulire e ristrutturare l’appartamento devastato”. Cristina Lattanzi ha sporto querela in sede civile e penale contro gli affittuari che sono ancora in forza presso la stessa azienda e quindi ancora residenti sul suolo apuano, in qualche altro appartamento, probabilmente affittato con la stessa buona fede.
Affitta la casa a due bangladesi impiegati in una nota azienda locale e la ritrova devastata: subaffitti, danneggiamenti e un allevamento di scarafaggi e scorpioni
Scritto da Vinicia Tesconi
Cronaca
11 Giugno 2026
Visite: 1355
- Galleria:









