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Scritto da Vinicia Tesconi
Cronaca
20 Maggio 2026

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Accademia Apuana della Pace e Anpi  fanno un esposto pubblico per segnalare, in base a voci non meglio definite, né verificate,  un possibile transito di armi nel porto di Marina di Carrara e il sindaco di Carrara si affretta a ribadire che il porto di Marina è un porto di pace e che tali voci – non verificate, non chiarite, non supportate da alcuna prova sensata – le hanno causato preoccupazione. Ora, la mancanza di coerenza e un po’ anche di memoria (o meglio l’uso  persistente della memoria selettiva sempre pro domo propria) è il mood del centrosinistra, specialmente da quando al governo ci è andato lo schieramento opposto, quindi poco dovrebbero stupire queste dinamiche quasi teatrali, il cui scopo, ben poco nascosto, è sempre e solo quello di attaccare, denigrare e finanche offendere l’avversario politico. Ma nella foga di far ciccia politica, a volte, capita, come in questo caso, che si finisca con l’insultare il buon senso dei molti cittadini che ancora lo possiedono e lo usano. La richiesta delle due associazioni locali, Accademia Apuana della Pace e Anpi, è stata inviata al prefetto di Massa Carrara, che coordina il ruolo delle forze dell’ordine sul territorio, all’Autorità di sistema Portuale che vigila sul corretto funzionamento dei porti, alla Capitaneria di Porto che  è un corpo tecnico della Marina Militare italiana, con compiti di polizia marittima e che quindi vigila e ispeziona anche ciò che viene trasportato dalle navi ed esordiva così: "Ci è stato riferito che da alcuni mesi, con una frequenza variabile, soprattutto nelle ore notturne, ci sarebbero particolari movimenti al porto di Marina di Carrara, alla presenza di polizia e/o esercito, guardia di finanza e vigili del fuoco.L' ultima volta nella mattina di martedì 11 maggio, alla presenza dei Vigili del Fuoco, si sono svolte attività di carico e/o trasporto in mare di materiale completamente sigillato, non identificabile. In considerazione del contesto geopolitico internazionale ci domandiamo cosa venga trasportato con tanta accuratezza e segretezza? Forse armi?". Un incipit più da Baruffe chiozzotte di Carlo Goldoni che da denuncia contenuta in un esposto all’autorità locali, seguito da un lungo e pseudosaccente pistolotto in cui si elencano tutte le leggi che regolano il trasporto delle merci in mare e nei porti italiani da cui, sempre a chi ha un minimo di buon senso, arrivano i pochi paludati messaggi: 1) che il prefetto, il capo dell’autorità Portuale, il comandante della Capitaneria di Porto locali non conoscano le leggi relative alle materie che trattano e abbiano quindi bisogno che Accademia Apuana della pace e Anpi gliele ricordino; 2) che polizia e/o  esercito (che mettere le barre fa molto intelligenza e inclusione), Guardia di Finanza e persino i Vigili del Fuoco  siano complici di attività illegali, ovviamente ordite con il beneplacito del governo e all’insaputa dei loro stessi vertici apicali, a cui Accademia della Pace e Anpi si sono rivolti. La richiesta avrebbe potuto anche passare come l’ennesimo pour parler con ambizioni complottistiche e limitarsi a suscitare un po’ di ilarità in chi capisce la contraddizione basilare su cui si fonda l’assunto delle due associazioni e la totale infondatezza di denuncia che parte con il generico “ci è stato riferito…”, che sembra tanto “una vocina mi ha detto” o “la fatina dei denti”, se non fosse che il quarto rappresentante delle autorità locali destinatario della lettera, il sindaco di Carrara Serena Arrighi, non abbia ritenuto l’appello degno di autorevole risposta. E quindi ecco che Arrighi fa sapere alla stampa: “Il porto di Marina di Carrara è un porto di pace e con la guerra non vuole averci nulla a che fare. Leggiamo con preoccupazione quanto segnalato da Anpi e Accademia apuana della pace rispetto a quanto avvenuto all'interno del nostro scalo. Ci auguriamo che chi di competenza fornisca al più presto chiarimenti e delucidazioni sulla natura di quanto è transitato dalle banchine di Marina. Come abbiamo già avuto modo di dire in passato: il nostro porto è un luogo di lavoro e di accoglienza, è un luogo dove chi scappa da guerre e fame trova sicurezza e riparo. Il porto di Marina di Carrara non può e non deve diventare un luogo dove transitano armi e strumenti di morte. Il popolo carrarino e apuano ha più volte detto da che parte sta e come non voglia averci nulla a che fare con armi e guerre”, cioè mostrando palesemente di accogliere in pieno una segnalazione fatta senza verifica, senza fondamento e senza buon senso.  Ma se anche questo potrebbe passare per il degno finale della Baruffa chiozzotta in salsa tirrenica, restano comunque incongruenze radicate e datate a cui una certa parte della politica italiana da sempre, sembra non voler dare ascolto e  che partono, ad esempio da quella più clamorosa: “L’Italia ripudia la guerra”, meravigliosa incontestabile dichiarazione contenuta, nientemeno che nella nostra Costituzione, che tuttavia, chissà perchè,  non è mai entrata in conflitto con gli abbondanti introiti delle aziende italiane che fabbricano ed esportano armi, che, in un paese che ripudia la guerra, non dovrebbero neanche esistere. Ma già lo avevano insegnato i Romani che pecunia non olet e questo è il valore che più si è radicato nel dna italiano. Ma anche senza ipotizzare tanto, basterebbe chiedersi quante volte le navi che entrano nel porto di Marina di Carrara espongono un cartello in cui dichiarano pubblicamente ciò che trasportano, oppure bisognerebbe chiedere alle "vocine" o alle due stesse associazioni latrici della richiesta di chiarimenti su ciò che è transitato nel porto, se è a loro che puntualmente, ogni nave dichiara il contenuto dei propri container.  Infine, il sobbalzo di sdegno del sindaco di Carrara sembra non ricordare che a venti chilometri dal porto di Marina c’è una delle più grandi  e importanti fabbriche di armi italiane, i cui materiali e componenti viaggiano, spesso per mare, e che lo scalo carrarese, da ormai alcuni anni, è entrato a far parte dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure orientale, che ha nel porto di La Spezia il suo punto di forza maggiore, per cui è facile supporre che alcuni materiali destinati alla Oto Melara possano transitare anche dallo scalo carrarese. Come del resto sarebbe stato logico immaginare che, se a questi “strani movimenti aum…aum…” segnalati dalle solerti vocine citate da Accademia Apuana  della pace e da Anpi erano presenti forze di polizia, Guardia di finanza e Vigili del Fuoco è molto probabile che di illecito non ci fosse nulla. A meno di voler insinuare di vivere in una dittatura di delinquenti  e trafficanti di armi. O forse era proprio quello lo scopo?

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