C'è una storia che attraversa decenni, continenti e istituzioni, e che ha le sue radici nel quartiere del Mirteto, a Massa. È la storia di Massimo Santucci, un uomo che da bambino ha subito un grave incidente che gli ha costato la perdita di un braccio. Un trauma devastante, capace di segnare per sempre una vita. Eppure, nel caso di Santucci, quel dolore non si è trasformato in rassegnazione né in amarezza, ma nell'origine di una missione straordinaria al servizio degli altri. Perché c'è chi subisce il destino, e chi decide di rispondergli. Massimo Santucci ha scelto la seconda strada, con una determinazione che oggi lo ha portato a essere un punto di riferimento a livello europeo nella lotta contro la violenza e nella tutela delle vittime di abusi e ingiustizie. Per motivi familiari, lascia la Toscana e si trasferisce in Svizzera, paese che diventerà la sua seconda patria e il teatro del suo impegno civile e istituzionale. Non si tratta di una fuga, ma di un nuovo inizio. In terra elvetica, Massimo costruisce una carriera nel mondo del management, ma parallelamente matura una vocazione sempre più radicata verso il sociale, verso chi soffre, verso chi non ha voce. Il passo successivo è naturale quanto coraggioso: fonda l'Associazione Europea Vittime di Violenza, un organismo che si propone di dare rappresentanza, supporto e visibilità a tutte quelle persone — uomini, donne, bambini — che subiscono violenze di ogni tipo, spesso in silenzio, spesso ignorati dalle istituzioni e dai media. Un progetto ambizioso, che richiede competenze organizzative, relazioni istituzionali e, soprattutto, una credibilità umana che Santucci porta con sé per esperienza diretta. Convinto che il cambiamento reale passi anche attraverso le istituzioni, intraprende un percorso politico in Svizzera, ricoprendo il ruolo di assessore in un comune situato tra Berna e Zurigo. Un incarico che rappresenta un riconoscimento concreto da parte della comunità locale, che in lui vede non solo un manager capace, ma un uomo di valori, attento alle esigenze del territorio e dei cittadini più vulnerabili. La sua presenza nelle istituzioni svizzere è testimoniata anche dalla Neue Oltner Zeitung, che lo ha raccontato nell'ambito dell'attività politica locale, a conferma di come la sua figura sia diventata un punto di riferimento non solo per la comunità italiana all'estero, ma per l'intera cittadinanza elvetica. Uno degli aspetti più significativi del suo impegno è la riflessione critica sul ruolo dei media e delle istituzioni nella gestione della violenza sociale. Secondo la sua esperienza diretta — maturata tanto nella vita personale quanto nel lavoro associativo — troppo spesso giornali, televisioni e persino organismi pubblici finiscono per alimentare tensioni anziché contribuire a ridurle, amplificando la conflittualità invece di promuovere la cultura del dialogo e della non violenza. Non si tratta di un attacco generico, ma di una chiamata alla responsabilità: chi ha il potere della parola e dell'informazione ha anche il dovere etico di usarla per costruire, non per distruggere. Nel 2020, in un momento storico già segnato dalla pandemia e dall'incertezza globale, Massimo Santucci vive quella che lui stesso definisce una svolta personale e spirituale: l'incontro con Papa Francesco. Un momento che lo segna profondamente, che rafforza le sue convinzioni e lo spinge a formalizzare il suo pensiero in un progetto letterario. Nasce così il libro "Il coraggio da cui tutto ha inizio", un'opera che è al tempo stesso autobiografia, manifesto civile e messaggio di speranza. Al centro del racconto c'è la storia di un bambino di undici anni — specchio dell'autore stesso — che affronta un dolore immenso e impara, con il tempo e con la fede, a trasformarlo in forza. Il titolo stesso è un programma di vita: il coraggio non come assenza di paura, ma come scelta consapevole di agire nonostante essa. La tragedia avvenuta a Massa il 12 aprile 2026, in cui Giacomo Bongiorni ha perso la vita davanti al figlio di undici anni, ha colpito Santucci in modo particolarmente profondo. Non solo per la brutalità dell'episodio, che ha scosso l'intera comunità massese, ma per una risonanza intima e dolorosa: anche lui, alla stessa età di quel bambino, ha conosciuto il trauma, la perdita, la ferita che non si vede ma che rimane. Le sue parole sono di una lucidità commovente: "Per questo oggi capisco profondamente il dolore del figlio di Giacomo Bongiorni, 11 anni, che ha assistito alla morte del padre. Un bambino che crescerà con una ferita enorme. A lui voglio dire che quel dolore, per quanto immenso, può trasformarsi in forza e diventare qualcosa di buono per aiutare gli altri. Chi vive un trauma così profondo sviluppa una sensibilità unica e può impegnarsi affinché certe tragedie non accadano più." Parole che non sono consolazione vuota, ma testimonianza viva. Parole di chi sa, perché ha vissuto.
Da quella tragedia nasce anche un gesto concreto di solidarietà e speranza: il Torneo di Beneficenza "Papa Francesco" — Seconda Edizione, in programma il 16 maggio 2026 presso il Campo Sportivo Colline Massesi, a partire dalle ore 9.00. L'evento, che porta il nome del Pontefice che tanto ha ispirato il cammino di Santucci, è dedicato esplicitamente ai figli di Giacomo Bongiorni, e si svolge sotto il segno del motto "No alla Violenza". Un messaggio chiaro, diretto, che trasforma un campo di calcio in un luogo di memoria, di impegno e di civiltà. Le squadre partecipanti — la Diocesi Massa Carrara, la Nazionale Europea Vittime di Violenza, i Carabinieri, la Polizia, la Guardia di Finanza e la Rappresentanza Città di Massa — incarnano ognuna un pezzo di quella rete istituzionale e civile che Santucci ha sempre creduto essere la vera risposta alla violenza: non la vendetta, non l'indifferenza, ma la comunità che si stringe, che ricorda, che agisce. La storia di Massimo Santucci è, in fondo, la storia di come il dolore possa diventare carburante per il bene. Di come una ferita fisica subita nell'infanzia possa trasformarsi, nel corso di una vita intera, in empatia, in azione, in cambiamento. Dal Mirteto alla Svizzera, dalle aule consiliari alle piazze europee, dai libri ai campi di calcio: Santucci è la prova vivente che il coraggio — quello vero, quello che nasce dal profondo — è davvero l'inizio di tutto. E il 16 maggio, a Massa, quel coraggio scenderà in campo.
Dal dolore alla missione: la storia di Massimo Santucci, l'uomo di Massa che ha trasformato una tragedia personale in un impegno europeo contro la violenza
Scritto da Carmen Federico
Cronaca
19 Aprile 2026
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