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Scritto da Redazione
Cronaca
11 Luglio 2026

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Anche l'associazione Apuane Libere ha partecipato al Forum Europeo sui Difensori dei Diritti Umani Ambientali (European Forum on Environmental Human Rights Defenders), ospitato nell'emiciclo del Consiglio d'Europa a Strasburgo, il 3 e 4 giugno 2026. A rappresentare l'associazione è stata la socia e volontaria Sofia, originaria della Garfagnana e laureata in Scienze socio-ambientali, che ha preso parte al confronto internazionale dedicato alla tutela dell'ambiente e di chi difende l'ambiente e i diritti umani.

L'iniziativa, promossa congiuntamente dal Consiglio d'Europa, dall'Ufficio dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (OHCHR), dall'Agenzia dell'Unione Europea per i Diritti Fondamentali (FRA) e dal mandato dello Special Rapporteur sui Difensori Ambientali della Convenzione di Aarhus, ha riunito circa 400 partecipanti tra cui i rappresentanti delle istituzioni europee e delle Nazioni Unite.

I lavori del Forum a Strasburgo si sono sviluppati attorno a tre temi centrali che trovano forte riscontro nell'esperienza di Apuane Libere.

Il primo tema ha riguardato la deregolamentazione delle normative ambientali, ovvero la semplificazione o eliminazione delle procedure di tutela ambientale e dei controlli al fine di accelerare gli investimenti e/o contenere costi gestionali. Apuane Libere ha più volte espresso preoccupazione per la rapidità con cui si stanno riaprendo numerosi siti estrattivi ormai chiusi da anni e per il progressivo indebolimento dei controlli ambientali sul territorio delle Alpi Apuane. 

Il secondo tema ha riguardato la necessità di rafforzare la prevenzione dei danni causati dalle imprese e riconoscere la loro responsabilità nei confronti dell'ambiente e dei diritti umani. I modelli estrattivi, come quello delle Alpi Apuane, tendono in particolare a  privatizzare i benefici economici dell'attività del settore, mentre una parte significativa dei costi ambientali e sociali continua a gravare sulla collettività. Questi costi sono inoltre spesso incalcolabili: se è possibile attribuire un valore economico a un quintale di carbonato di calcio ottenuto dalla polverizzazione del marmo, come si può misurare il valore di una perdita irreversibile di interi paesaggi ed ecosistemi?

Il terzo tema ha riguardato l'incremento delle pressioni, delle minacce, delle intimidazioni e di altri strumenti utilizzati per disincentivare la mobilitazione e la partecipazione pubblica. Il Forum ha ribadito che la tutela dei difensori ambientali costituisce un presupposto indispensabile per garantire l'effettività della democrazia. Il mese scorso Apuane Libere ha dovuto fare i conti con intimidazioni e atti vandalici volti a scoraggiare la propria attività di sensibilizzazione e denuncia in occasione di una Camminata Consapevole. Questi episodi non sono casi isolati e dimostrano come anche nel nostro Paese la libertà di espressione e di partecipazione civica possa essere ostacolata attraverso forme di violenza, verbale — spesso celata dietro lo schermo di un computer — o fisica.

La partecipazione di Apuane Libere al Forum non ha solo permesso all'associazione di far conoscere la propria causa a livello internazionale, ma anche di contribuire attivamente alla stesura delle raccomandazioni per i legislatori al termine delle due giornate di lavoro. "La mobilitazione di Apuane Libere contro il modello estrattivo del marmo", dice la socia e volontaria Sofia. "Non è la contestazione di un'attività economica, così come non è il tentativo di togliere dignità a parte della storia del territorio. È la richiesta che le decisioni sull'utilizzo di un patrimonio comune siano trasparenti, partecipate, fondate su rigorose valutazioni ambientali, sottoposte a controlli periodici e che tengano conto degli interessi di tutti."

Il Forum di Strasburgo ha rappresentato un'importante occasione di confronto, ma anche la conferma che molte delle questioni affrontate a livello europeo trovano un riscontro concreto anche sulle Alpi Apuane. Per Apuane Libere, continuare a difendere questo territorio significa promuovere trasparenza, partecipazione pubblica, rigore scientifico e rispetto delle regole, nella convinzione che la tutela dell'ambiente e dei diritti umani siano due aspetti inseparabili di una stessa sfida democratica.

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