Ormai, quasi non stupisce più, l' inspiegabile trattamento particolare che viene accordato in troppi tribunali italiani a clandestini o extracomunitari o italiani di seconda generazione o italiani pluripregiudicati che commettono reati gravissimi, il più delle volte inermi o completamente estranei alle dinamiche per le quali sono stati aggrediti. Non fanno dunque eccezione gli esiti della storia, riportata dalla cronaca della Gazzetta di Massa e Carrara di un giovane universitario carrarese massacrato di botte nella serata tra il 4 e il 5 ottobre 2025 da una banda di maranza nel vie centrali della movida di Marina di Carrara senza alcun motivo: il ragazzo si era trovato casualmente vicino a una giovane che aveva ripreso con cellulare la banda di maranza che si spintonava sotto i portici tra via Rinchiosa e via Genova, ma non conosceva nè la giovane, nè i componenti della banda. La ragazza era fuggita e il giovane universitario era stato aggredito dalla furia insensata dei maranza che avevano bisogno di sfogare la loro violenza, forti dell'essere in gruppo contro un ragazzo solo. Il bilancio di quel pestaggio, che nessuno dei presenti interruppe ma filmò col cellulare, fu un referto di trenta giorni per il giovane carrarese, devastato da colpi e tagli inferti soprattutto alla testa. L'intervento dei carabinieri aveva permesso l'arresto di tre persone: una ragazza italiana minorenne immediatamente rilasciata senza alcuna conseguenza e due maggiorenni marocchini clandestini richiedenti asilo politico, (perchè in Marocco c'è la guerra? O c'è una dittatura? Boh!) ai quali è stato imposto l'obbligo di firma due volte al giorno e il daspo urbano da Carrara (che sembrerebbe essersi andato ad aggiungere a una serie di altri provvedimenti del genere che i due, residenti a Massa, avrebbero collezionato) fino al termine del processo. Al pestaggio aveva preso parte anche un quarto marocchino che però non venne individuato. Il processo partirà l'8 settembre e vedrà i due clandestini marocchini imputati solo per lesioni gravi, con le aggravanti dei futili motivi e della violenza di gruppo. Reati molto meno gravi di un tentato omicidio, quello che il giovane e la sua famiglia - e gli ormai sempre più sconfortati e isolati italiani di buon senso - speravano di veder riconosciuto. Il che significa pene molto più leggere, che facilmente potranno ridursi a poco più di niente e rimetteranno questi due violenti clandestini nella condizione di fare la stessa cosa a qualcun altro, che dovrà solo augurarsi di morire per veder riconosciuta l'intenzione dei suoi aggressori di ucciderlo. Dove sta il limite? E' inevitabile chiederselo a questo punto: quante volte si può colpire alla testa qualcuno prima che da lesioni gravi diventi tentato omicidio. Forse il limite sta solo in una bara, ma, allora, riconoscerlo e, magari, cercare di prevenirlo con le giuste punizioni per chi lo commette, non servirà più a niente.
Pestarono un giovane carrarese nel pieno della movida di Marina di Carrara senza alcun motivo: due marocchini vanno a processo per lesioni gravi e non tentato omicidio
Scritto da Vinicia Tesconi
Cronaca
12 Agosto 2026
Visite: 101









