Il 31 agosto, in un appartamento di via dell'Antracite, a Pietralata, i soccorsi hanno trovato senza vita Luca Abbasciano, 42 anni, sua moglie Valentina Pambianco, 41 anni, e la loro figlia Bianca, non ancora sei anni, affetta da una disabilità gravissima. Con loro il cane di famiglia, Theo. Le indagini si orientano verso l'ipotesi di un omicidio-suicidio. In casa sono stati ritrovati scritti dei genitori, in cui emerge la sensazione di non farcela più senza un aiuto adeguato: "da soli non ce la facciamo".
Bianca era seguita dai servizi sociali del IV Municipio di Roma: la famiglia non era, sulla carta, priva di sostegno. Eppure quella rete non è bastata. Ed è questo il punto che deve farci riflettere: non la mancanza assoluta di assistenza, ma la sua insufficienza di fronte al peso reale — fisico, psicologico, economico — che grava ogni giorno su chi si prende cura di un figlio con una disabilità così grave.
Quanto può diventare enorme, per due genitori, il carico della cura continua, la paura per il futuro, la stanchezza che si accumula senza mai un vero sollievo? Sono domande che la politica, a prescindere dallo schieramento, non può archiviare come un caso isolato. Sostenere chi vive con la disabilità in famiglia non è una scelta di parte: è un dovere collettivo. Qualcosa è stato fatto, ma questa tragedia dimostra quanto lavoro resti ancora da fare.
𝐂𝐨𝐬𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐯𝐞𝐝𝐞 𝐨𝐠𝐠𝐢 𝐥𝐚 𝐧𝐨𝐫𝐦𝐚𝐭𝐢𝐯𝐚 𝐢𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚𝐧𝐚
Il quadro normativo vigente offre alle famiglie con disabilità grave strumenti numerosi ma frammentati. La Legge 104/1992 riconosce la condizione di handicap grave e apre l'accesso a permessi retribuiti e al congedo straordinario fino a 24 mesi, tutele però riservate ai soli lavoratori dipendenti. L'indennità di accompagnamento dell'INPS, circa 550 euro al mese, è erogata a prescindere dal reddito, mentre l'assegno di invalidità civile varia in base al grado riconosciuto. Il Fondo per il caregiver familiare, istituito nel 2018, finanzia permessi e detrazioni fiscali ma non prevede un assegno diretto a chi assiste. La Legge 112/2016 "Dopo di Noi" guarda al futuro della persona disabile più che all'emergenza quotidiana, mentre le misure regionali e comunali, come i contributi B1/B2 lombardi, restano legate all'ISEE e fortemente disomogenee sul territorio. Il disegno di legge sul caregiver familiare, infine, è in discussione da anni senza essere mai stato approvato. Il filo che lega queste misure è chiaro: una rete di tutele esiste, ma è frammentata e priva di un sostegno economico diretto e uniforme — esattamente il vuoto che le parole di Luca e Valentina denunciano.
𝐂𝐨𝐬𝐚 𝐩𝐮ò 𝐟𝐚𝐫𝐞, 𝐝𝐚 𝐬𝐮𝐛𝐢𝐭𝐨, 𝐥'𝐚𝐦𝐦𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐚𝐥𝐞
Non tutto passa dal Parlamento. Anche senza attendere una riforma statale, il Comune dispone di leve concrete e immediatamente attivabili: potenziare l'assistenza domiciliare sociale in raccordo con la ASL per ridurre la solitudine quotidiana della famiglia, istituire un fondo comunale per i caregiver con voucher per badanti e servizi di sollievo, creare uno sportello unico che eviti alla famiglia di rincorrere separatamente INPS, ASL e servizi sociali, garantire che ogni famiglia in carico abbia un Piano Assistenziale Individualizzato realmente attivo e monitorato nel tempo, istituire un registro comunale dei caregiver per raggiungerli in modo proattivo con informazioni su diritti e bandi, attivare sportelli di ascolto psicologico gratuiti presso consultori e centri per le famiglie, e prevedere agevolazioni tributarie locali per chi si trova in questa condizione. Sono strumenti che non richiedono una nuova legge, ma una scelta amministrativa e una volontà politica locale — proprio dove una famiglia come quella di Luca, Valentina e Bianca avrebbe forse potuto trovare quel sollievo quotidiano che le misure nazionali, da sole, non sempre garantiscono.
La nostra associazione ha sede a Massa, e da qui rivolgiamo lo stesso appello all'Amministrazione comunale. Il Comune offre già un servizio di assistenza domiciliare attivabile tramite il Segretariato Sociale, con compartecipazione calcolata su base ISEE, e misure come il bonus sociale TARI per le famiglie in difficoltà: basi importanti, su cui però resta spazio per fare di più, con un fondo dedicato ai caregiver, uno sportello Informacaregiver stabile e un servizio di sollievo domiciliare gratuito per le famiglie con disabilità gravissima.
𝐔𝐧𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐨𝐬𝐭𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐜𝐫𝐞𝐭𝐚
Riteniamo che sarebbe il caso di valutare l'istituzione, per legge statale, di un Assegno Unico Nazionale per la Cura, da riconoscere direttamente al familiare caregiver di una persona con disabilità gravissima: un importo fisso, non subordinato all'ISEE né al Comune di residenza, cumulabile con l'indennità di accompagnamento già spettante al disabile. Ad esso potrebbe affiancarsi un servizio di sostegno psicologico strutturale e gratuito, attivato d'ufficio dai servizi sociali fin dal riconoscimento della gravità, senza attendere che sia la famiglia, ormai allo stremo, a doverlo chiedere.Il nostro pensiero va a Bianca, a Luca, a Valentina e al loro Theo. Che questa tragedia non resti solo una notizia, ma diventi l'occasione per colmare la distanza tra la legge scritta e la vita di chi, ogni giorno, si prende cura di chi ama.
Avv. Carmela Federico
Presidente Associazione Culturale "La Rivincita"
Nota: questo articolo affronta un fatto di cronaca che coinvolge un caso di suicidio/omicidio-suicidio. Chi si trovasse in una situazione di difficoltà personale può contattare il Telefono Amico Italia (02 2327 2327), attivo con supporto quotidiano, o rivolgersi ai servizi di ascolto psicologico del proprio territorio.
Pietralata, "Da soli non ce la facciamo": quattro vite spezzate che devono interrogarci. L'analisi di Carmela Federico
Scritto da Redazione
Cronaca
03 Settembre 2026
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