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Scritto da Redazione
Cronaca
03 Aprile 2025

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I Centri diurni Alzheimer sono una risorsa, per i pazienti e per le loro famiglie. Lo hanno evidenziato tutti gli esperti, questa mattina, durante il convegno organizzato dalla Società della Salute della Lunigiana, con la cooperativa G. Di Vittorio e Aima Firenze, per festeggiare i 25 anni di attività del Centro Alzheimer di Vilafranca. Tra traguardi raggiunti e nuovi obiettivi, i presenti hanno potuto comprendere al meglio l’utilità dei centri, il sostegno che arriva alle famiglie in un momento difficile, hanno anche scoperto i servizi erogati dal consorzio, relativi alle patologie legate alle demenze. I Centri Alzheimer, in Lunigiana, sono tre, tutti gestiti dalla SdS, con personale in appalto alla G. Di Vittorio. Quello di Villafranca è stato aperto il 29 marzo 2000, quello Pontremoli ha aperto 20 anni fa e quello di Pognana di Fivizzano è stato aperto 15 anni fa. Tutti possono ospitare fino a 10 persone non autosufficienti, con diagnosi di demenza/Alzheimer e sono aperti dalle 8 alle 18, da lunedì a sabato. Ad aprire i lavori e portare il saluti ci ha pensato il sindaco di Villafranca, Filippo Bellesi, che ha elogiato la professionalità degli operatori e l’impegno profuso dalla Società della salute e dal personale della cooperativa G. Di Vittorio. A seguire l’intervento del presidente Sds Roberto Valettini. “La Società della salute ha svolto il suo compito di assistenza con professionalità e attenzione - ha detto -, soprattutto in situazioni fragili e dolorose in cui non c'è solo un paziente, ma una famiglia. Mi complimento con le attività della Sds e con tutti coloro che si dedicano agli altri con tanta passione e umanità”. “Noi svolgiamo un servizio in Lunigiana da circa dieci anni - ha aggiunto Melina Ricci, presidente della cooperativa G. Di Vittorio - sui tre centri diurni Alzheimer. Siamo coinvolti tutti, come squadra, per primi gli operatori per la cura degli ospiti e il supporto alle famiglie. Ringrazio Sds e associazioni con cui abbiamo collaborato e continuiamo a collaborare, in futuro speriamo di continuare a essere un punto si riferimento importante per la Lunigiana”. Il convengo è stato moderato dal direttore Sds Marco Formato. “I cittadini devono sapere che ci siamo - ha esordito - e che in questa patologia li vogliamo aiutare, seguendo le esigenze del territorio e rispondendo ai bisogni del territorio”.

Enrico Mossello, medico geriatra, professore associato dell’Università degli Studi di Firenze e medico geriatra al Careggi Firenze. “Si comincia a ragionare di strutture per persone affette da demenza a fine anni sessanta, in Inghilterra, come alternativa all’ospedale, tra i problemi evidenziati allora c’erano il trasporto, la necessità di avere una struttura adatta e la presenza di specialisti. In Italia questi centri arrivano negli anni ottanta e a seguire diventano di fatto essenziali nell’assistenza. La presa in carico di persone con demenza deve avere competenze diverse, i centri sono strutture di qualità, importanti anche per i caregiver, i familiari del malato, che ogni giorno si prendono cura di lui”.

Debora Luccini, responsabile dei Centri Alzheimer della Lunigiana. “Per noi i Centri sono le persone, le loro storie, quello che vogliono essere, quello che ancora ricordano. Ci preme soprattutto il loro benessere. Il primo centro, aperto nel 2000, è stato quello di Villafranca, cinque anni dopo ne nasce uno a Pontremoli e dopo altri cinque uno a Pognana di Fivizzano, realtà importanti del territorio per fare rete e arrivare capillarmente a tutti. Abbiamo subito riscontrato la difficoltà di accettare la malattia e renderla visibile, spesso la famiglia di un malato di demenza tende a tenerlo a casa. Oggi c'è più esperienza, per  migliorare il servizio è essenziale la collaborazione coi medici di medicina  generale. Il piano assistenziale e terapeutico viene costruito sulle persone, sulle loro capacità residue e sulla loro storia, c’è una presa in carico globale della persona”.

Claudio Baldacci della cooperativa G. Di Vittorio. “L’integrazione tra i centri è una realtà, da parte nostra lo sforzo fatto è stato quello di cercare di offrire opportunità, il centro diurno ha delle proprie caratteristiche, come la presa in carico di utenti e famiglia e il loro benessere, da garantire anche con momenti di scambio e condivisione tra le strutture”.

Patrizia Brunelli della cooperativa G. Di Vittorio. “Il nostro è un lavoro di squadra, siamo un gruppo forte e determinato che dall’inizio ha creduto nel progetto. Siamo stati supportati dai familiari, abbiamo trovato risposte e dato continuità, abbiamo abbiamo vissuto la malattia sotto tutte le sue sfaccettature, con una crescita che ci ha arricchito. Tra i nostri obiettivi il supporto ai familiari, mantenere le capacità residue, contenere stati di agitazione e confusione e aumentare l’autostima, con attività mirate, da vivere nel quotidiano, in serenità e benessere”.

Carolina Mobilia, medico geriatra. “Il Centro disturbi cognitivi e demenze serve a garantire maggiore assistenza alle persone affette da demenze, per dare una diagnosi tempestiva e adeguata e la successiva eventuale presa in carico nei centri, che seguono le persone in tutte le fasi della malattia, costituendo un'alleanza terapeutica. Il centro diurno permette una perdita più lenta delle funzioni cognitive e il mantenimento delle capacità residue. Il Centro disturbi e demenze si trova ad Aulla, è aperto due giorni a settimana, il martedì e venerdì dalle 10 alle 13, con accesso diretto, oppure telefonicamente. Ci piacerebbe che diventare una sorta di consultorio, il personale formato può rispondere a domande e bisogni”.

Katia Tomè, caposala del centro diurno. “Se pensiamo all’assistenza infermieristica, pensiamo all'ospedale, ma il centro diurno è un'altra cosa, un ambiente che assomiglia al proprio domicilio e quindi non genera stress. I nostri pazienti hanno problemi cognitivi, obiettivo mantenerli nel loro domicilio e in condizioni di autonomia, mantenendo funzionalità residue, lavorando in sinergia tra operatori della cooperativa, infermieri, medici, assistenti sociali”.

Manlio Matera, presidente dell’Associazione Italiana Malati di Alzheimer (AIMA). “La nostra associazione ha come obiettivo costruire una comunità consapevole e solidale per la demenza, speso basta poco per essere vicino a una famiglia. Ci sono ottantamila casi in Toscana, è quindi necessario farci conoscere e incontrarci. Noi stiamo promuovono il progetto ‘Casa Alzheimer’, che dovrebbe cercare, attraverso una comunicazione moderna, di contattare le famiglie e far sapere che noi possiamo essere punto di riferimento. Abbiamo avviato campagne di comunicazione, sostegno online, videoconferenze con gli esperti, formazione e sensibilizzazione della comunità. Il progetto di solidarietà per la demenza prevede di realizzare eventi culturali, tavole rotonde, convegni, coinvolgendo associazioni e cittadini, per richiamare l'attenzione sul problema. Senza dimenticare gli incontri del Caffè Alzheimer, arrivati anche in Lunigiana. La progressione della malattia non è indipendente dalla qualità della vita e delle relazioni, se questi sono adeguati la progressione dei sintomi può essere più lenta”.

Elisa Ratti ed Elisa Sibillo, psicologhe che si occupano del Caffè Alzheimer di Terrarossa. “Il primo Alzheimer Café nacque nel 1997 a Leida, in Olanda, da un progetto dello psicogeriatra olandese Bere Miesen, che lo pensò come uno spazio informale e de-istituzionalizzato per i malati e i loro familiari: un luogo accogliente, in cui trascorrere qualche ora insieme, socializzare, e parlare dei propri problemi, con la presenza di operatori esperti. Tra gli obiettivi ci sono acquisire conoscenze e strategie per affrontare al meglio la malattia e trovare professionisti con cui confrontarsi, fornire informazioni su aspetti medici e psico sociali della demenza, prevenire l’isolamento. In Lunigiana l’esperienza è cominciata a ottobre, ci incontriamo due volte al mese in uno spazio costruito assieme ai cittadini e a chi partecipa. Le attività proposte sono legate alla musica, all’arte, all’immaginazione, alle emozioni, il gruppo ormai si è creato, speriamo che possa diventare punto di riferimento fisso per i cittadini”.

 

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