Un governo sempre più autoritario. Con il commissariamento di quattro regioni rosse: la Toscana, l'Umbria, l'Emilia-Romagna e la Sardegna, il governo Meloni vuole zittire le anime che cercano di contrastare il suo operato scellerato.La Regione Toscana a dicembre aveva deciso di sospendere in via cautelativa i 16 accorpamenti richiesti dal governo nazionale con la delibera interministeriale n. 124/2025, contro la quale è stato presentato ricorso straordinario al Presidente della Repubblica. Qualche giorno fa il governo ha fatto il passo più lungo della gamba prima minacciando, convocando gli assessori all'istruzione e poi andando all'attacco, commissariando le regioni, che si opponevano fortemente a tale manovra nazionale. Il tentativo da parte del governo è chiaro, mettere in crisi il sistema scolastico pubblico. Si tratta di una volontà politica netta e chiara, da una parte troviamo chi chiede tagli alle scuole, ingiusti e in numero superiore, e non investendovi, avendo una visione solo puramente numerica della comunità scolastica; dall'altra abbiamo grandi amministrazioni, come la Regione Toscana, che si battono per la tutela del diritto allo studio, all'istruzione, all'accesso alla scuola pubblica, investendo su politiche come libri e nidi gratis. Dinanzi a un governo immobile sui miglioramenti scolastici, richiediamo, come Giovani Democratici, con necessità, interventi che consentano agli studenti di sentirsi al sicuro nelle aule, quindi nell'edilizia scolastica ma anche sulla scuola intesa come luogo sociale di educazione, inserendo ore dedicate all'educazione sesso-affettiva, di cui i giovani in primis ne sentono la necessità.
Ci opponiamo fortemente alla limitazione dell'autonomia scolastica e del taglio dei dirigenti scolastici, che comporterebbe, soprattutto nel nostro territorio, un ridimensionamento sostanziale. La destra vuole centralizzare ma fino a qualche tempo fa non era per l'autonomia differenziata? Stupiscono in particolare modo certe dichiarazioni di sindaci di destra della nostra provincia che si pongono a difesa delle aree interne quando la stessa maggioranza nazionale le sta eliminando. Ci meraviglia ancora come nessuna parola sia stata proferita dal Presidente della provincia, passato alla destra con tanta facilità ma fino a qualche giorno fa a battersi insieme a noi e a tutto il Partito Democratico, in primis l'ex Presidente e attuale consigliere regionale Gianni Lorenzetti, per difendere le realtà territoriali e le loro autonomie. Il governo Meloni e così tutta la destra, lo dice chiaramente, sulla scuola, per di più se pubblica non vuole investire. Non parliamo solo di accorpamenti ma anche di tagli netti ad esempio all'università o al benessere psicologico o ancora ai disturbi alimentari. Tutta grande responsabilità di una visione lontana dalle esigenze dei ragazzi e ragazze. La scuola non è una cosa privata ma un presidio educativo del territorio, è luogo di equità, dove c'è una scuola, c'è vitalità, socialità e sicurezza. C'è una o più generazioni che presto diventeranno cittadine e cittadini. La scuola ha bisogno di investimenti, di personale stabile retribuito degnamente e di classi meno affollate, non di tagli e accorpamenti. Il governo è miope di fronte alle esigenze dei singoli territori e di un'intera generazione, e anche questa legge di bilancio lo ha dimostrato.









