Ci sono notizie che non si commentano soltanto: si denunciano. Quella che arriva da una Rsa in provincia di Milano è una di queste.
Quattro anziane ospiti sarebbero state afferrate per i capelli, schiaffeggiate, insultate, derise e minacciate durante le operazioni quotidiane di messa a letto e vestizione. Tre operatori sociosanitari, due uomini e una donna, sono stati interdetti dalla professione su tutto il territorio nazionale, e ai due uomini viene contestata anche la violenza sessuale, che sarebbe stata commessa durante l'igiene personale delle vittime. L'indagine è dei Nas, coordinati dalla Procura di Lodi, e una quarta dipendente risulta indagata per minacce. A documentare i fatti sarebbero state intercettazioni audio e video, che avrebbero registrato reiterate vessazioni fisiche e psicologiche.
𝗜𝗹 𝗾𝘂𝗮𝗱𝗿𝗼 𝗴𝗶𝘂𝗿𝗶𝗱𝗶𝗰𝗼.
Siamo nella fase delle indagini e vale la presunzione di non colpevolezza (art. 27 Cost.): gli indagati sono innocenti fino a sentenza definitiva. Ma i reati ipotizzati sono tra i più gravi. Il maltrattamento (art. 572 c.p.) punisce chi maltratta una persona a lui affidata per ragioni di cura, vigilanza o custodia, con la reclusione da tre a sette anni. La violenza sessuale (art. 609-bis c.p.) è punita con la reclusione da sei a dodici anni, e qui il profilo da valutare è la condizione di totale vulnerabilità delle vittime, che incide sulle aggravanti. L'interdizione dalla professione è una misura cautelare, il divieto temporaneo di esercitare determinate attività professionali (art. 290 c.p.p.), disposta per evitare che il rischio si ripeta nel corso del procedimento.
𝗟𝗮 𝘃𝗶𝗱𝗲𝗼𝘀𝗼𝗿𝘃𝗲𝗴𝗹𝗶𝗮𝗻𝘇𝗮: 𝘂𝗻𝗮 𝗻𝗼𝗿𝗺𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝗼𝗴𝗴𝗶 𝗹𝗮𝘀𝗰𝗶𝗮 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝘀𝗰𝗲𝗹𝘁𝗮.
Il D.Lgs. 29/2024 (art. 31) consente alle strutture sociosanitarie di dotarsi di sistemi di videosorveglianza, anche gradualmente. Esiste inoltre un fondo, previsto dall'art. 5-septies del D.L. 55/2019, destinato a finanziare impianti a circuito chiuso nelle strutture di residenza e cura degli anziani. Ma resta una facoltà: installare o no le telecamere dipende dal gestore. In passato le proposte per rendere sistematica la videosorveglianza si sono fermate in Parlamento: un disegno di legge approvato dalla Camera non è mai arrivato all'esame dell'Aula del Senato.
Per questo mi accodo alla posizione di Souad Sbai, responsabile del Dipartimento Pari Opportunità della Lega, che chiede di trasformare la facoltà in obbligo. Dal punto di vista tecnico la strada è tracciata, ma va percorsa con rigore. Servono telecamere negli ambienti in cui sono davvero necessarie a prevenire e accertare gli abusi. Servono regole chiare su finalità, conservazione e accesso alle immagini, nel rispetto della privacy degli ospiti (Codice privacy e GDPR). Servono le garanzie per i lavoratori, a partire dall'art. 4 dello Statuto dei lavoratori, che richiede l'accordo sindacale o l'autorizzazione dell'Ispettorato. Privacy e sicurezza non si escludono: la riservatezza non può diventare un alibi per lasciare soli i più fragili.
𝗟𝗲 𝘁𝗲𝗹𝗲𝗰𝗮𝗺𝗲𝗿𝗲, 𝗱𝗮 𝘀𝗼𝗹𝗲, 𝗻𝗼𝗻 𝗯𝗮𝘀𝘁𝗮𝗻𝗼.
Servono ispezioni a sorpresa, canali sicuri per le segnalazioni, formazione e selezione attenta del personale. E va detto con onestà che in questa vicenda le immagini le hanno raccolte gli inquirenti: senza un'indagine, nessuno avrebbe visto. È la prova che la prevenzione non può dipendere dalla buona volontà di chi gestisce la struttura.
𝗡𝗼𝗻 𝗲̀ 𝘂𝗻𝗮 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝗰𝗼𝗹𝗼𝗿𝗲.
Commenta l'Avv. Carmen Federico: "Sostengo questa battaglia da avvocato e da cittadina. Non è una questione di colore politico: è il coraggio di alzare la voce davanti a questo scempio. Chi è affidato alle nostre cure non ha voce, e allora la voce dobbiamo prestargliela noi. La dignità dei più fragili non è negoziabile, e la loro sicurezza è un dovere preciso delle istituzioni."
Giustizia & Diritti - Rsa, lo scempio sugli anziani. Non è questione di colore politico, serve il coraggio di alzare la voce: l'approfondimento dell'avvocato Carmen Federico
Scritto da Carmen Federico
Politica
16 Ottobre 2026
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