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Scritto da Redazione
Politica
10 Agosto 2023

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Incontriamo i paesi montani”: è partito il pulmino virtuale “Pd on the road” con i gruppi consiliari del partito democratico e Mac (Massa è un’altra cosa) nel loro percorso mirato a dare continuità agli obiettivi prefissati durante la campagna elettorale, essere presenti nella varie frazioni dell’entroterra massese e nelle periferie: ”Solo ascoltando i cittadini possiamo capire i bisogni di un quartiere e riportare alla gente la fiducia che negli ultimi anni è venuta meno nei confronti della politica”.

Borghi dunque, un patrimonio da tutelare e valorizzare ma che, privi di investimenti, rischiano di diventare luoghi dormitorio. E’ iniziato con Forno il tour “Pd on the road” con l’obiettivo di redigere un report finale da sottoporre all’attenzione degli amministratori di turno per avviare poi una progettualità mirata a favorire investimenti per la tutela, il recupero e la valorizzazione del diffuso patrimonio di arte, cultura, architettura e paesaggio e riportare in vita queste perle abbandonate, nonché creare ricchezza e dare possibilità di lavoro ai giovani. Forno, con i suoi 800 abitanti, rimane nel tempo il paese più popoloso dell’entroterra massese e la percezione di abbandono si è respirata subito quando i gruppi consiliari del partito democratico e Mac (Massa è un’altra cosa) sono arrivati: non esiste un luogo dove incontrarsi. E hanno riparato in una saletta del bar Alpi i cui titolari, dopo la chiusura della bottega di alimentari, cercano di far sopravvivere mettendo gli spazi a disposizione. Come per altri luoghi, la crisi dello spopolamento ha investito duramente la società e in particolare i paesi dell’entroterra: crisi delle nascite, emigrazione giovanile e, nel nostro caso, forte declino dei servizi pubblici vitali.

Al tavolo erano presenti il segretario Pd, Enzo Romolo Ricci, i consiglieri Stefano Alberti, Giovanna Santi, Daniele Tarantino, Ivo Zaccagna e Dina Dell’Ertole, i quali hanno preso nota della realtà che vive Forno. Come ha ricordato Alberto Grossi, a Forno ci sono più macchine che persone. Macchine che servono per andare via, lasciare il paese e tornare a sera, trasformandolo in un dormitorio. Le botteghe storiche hanno chiuso i battenti perché manca la vita, la quotidianità. La Casa socialista, unica in Italia a raccontare la storia e l’evoluzione di una comunità fin dalla posa della prima pietra nei primi anni del Novecento, è in condizioni pietose. La sala della Lega dei cavatori e lizzatori, al primo piano, da anni è inagibile per un angolo di tetto ceduto. L’acqua filtra già al piano terra dove resiste un circolo. Vani sono stati gli sos, anche dalle pagine del nostro giornale: in quella sala, che è stata l’anima di una comunità, si respira solo aria di muffa. E poi la ex Filanda, museo di se stessa, abbandonata al declino totale con emorragia di pezzi significativi del museo di archeologia industriale, in balia delle infiltrazioni d’acqua e agli atti vandalici. E la pulizia del paese affidata ai residenti che se ne prendono cura. Cassonetti rotti, divario digitale, abbandono del territorio, pochi investimenti e pochi sevizi inducono a lasciare il paese: per “riabitare” i borghi serve attenzione quotidiana. Forno vanta la sorgente più importante della Toscana e tanti sarebbero i motivi di visita se inserito in circuiti di promozione turistica. Forno ha “monumenti” arborei abbandonati ai rovi: le selve di castagno che, se rivalutate, da problema potrebbero trasformarsi in risorsa. I presenti hanno elogiato l’iniziativa dei gruppi di minoranza che hanno deciso di conoscere meglio i borghi montani e di ascoltare i residenti con una visione strategica da portare ai tavoli istituzionali. “Una politica credibile ha bisogno di risorse e investimenti, e non di propaganda – conclude il Pd - . Sfideremo l’amministrazione comunale a uscire dalla demagogia e mettere a terra proposte e investimenti”. Prossimo incontro sarà a Resceto.

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