"Un anno di annunci spento dalla realtà dei fatti. Ecco perché parlare di esproprio senza chiarirne preventivamente la concreta fattibilità sarebbe stato del tutto fuori dal contesto e perché la successiva evoluzione della vicenda solleva seri interrogativi sulla strategia della Giunta di Serena Arrighi": a parlare in merito all'annosa vicenda del Marble Hotel è il consigliere della Lista Ferri, Filippo Mirabella che spiega. "Il 13 ottobre 2025 il sindaco Serena Arrighi e l'assessore Lorenzini tuonavano sulle pagine dei giornali locali con un ultimatum perentorio: "Entro il 31 dicembre la proprietà del Marble Hotel presenti un progetto credibile, o il Comune imboccherà la strada dell'esproprio". Dal luglio 2022, quando si sono insediati, altri discorsi a vuoto ma, dopo aver annunciato l'esproprio, oggi assistiamo alla solita, imbarazzante marcia indietro. Oggi ci vengono a dire che si cercano "strumenti urbanistici più consoni". Ci domandiamo quali siano. Se fossero stati identificati perché non renderli pubblici? Perché la strada dell'esproprio "è in salita"? La verità è un'altra ed è sotto gli occhi di tutti: la giunta Arrighi avrebbe sventolato ai cittadini un proclama irrealizzabile, collezionando l'ennesima sconfitta politica e amministrativa. Perché l'esproprio sarebbe stato del tutto fuori contesto. Agitare lo spauracchio dell'esproprio per l'area del Marble Hotel sarebbe stata, a nostro parere, una scelta quantomeno azzardata sul piano tecnico e giuridico. Il Comune non è un'immobiliare (né può permettersi di sprecare i soldi dei cittadini per un'operazione di questa portata senza averne prima chiarito costi, finalità e sostenibilità). L'espropriare un'area privata d'ingresso alla città, finita all'asta e con un'ossatura incompiuta, non è un'operazione a costo zero. L'esproprio per "pubblica utilità" impone comunque all'Ente pubblico di farsi carico dell'indennizzo della proprietà e, soprattutto, di coprire per intero gli imprevedibili costi di bonifica, demolizione o messa in sicurezza dell'area. Con quali risorse a bilancio il Comune di Carrara avrebbe sostenuto un simile esborso economico prima ancora di avere un progetto definitivo?
Questi sono i vincoli della Pubblica Amministrazione:
Se un Comune espropria un bene per pubblica utilità, deve rispettare la finalità pubblica e i vincoli previsti dalla legge e non può trattare l'area come una semplice operazione immobiliare. Un ente pubblico non specula sul mercato. Se espropria, deve garantire che venga realizzata l'opera pubblica prevista. Ipotizzare la strada dell'esproprio senza aver prima blindato la destinazione d'uso pubblica dell'area, e senza aver definito le corrette procedure applicabili, dimostra una grave carenza di pianificazione e di chiarezza amministrativa.
Mancanza dei presupposti d'urgenza e di pubblica utilità: infatti l'esproprio è un atto d'imperio eccezionale che richiede motivazioni stringenti e piani urbanistici approvati con vincoli preordinati all'esproprio stesso. Usare il monito dell'esproprio come una clava negoziale o una "scadenza d'ultimatum" a mezzo stampa sembrerebbe un comportamento improvvisato che rischierebbe solo di esporre il Comune a contenziosi milionari e ricorsi al TAR persi in partenza.
Piú di tre decenni di paralisi e zero idee:
Il Marble Hotel — il famoso ecomostro all'uscita del casello nato decenni fa tra promesse e megaprogetti mai realizzati — meritava e merita risposte serie, pianificazione urbanistica vera, capacità di attrazione degli investimenti privati e coordinamento sugli strumenti d'ambito. Invece, per un anno intero, l'amministrazione comunale avrebbe riempito le pagine dei giornali locali annunciando misure "muscolari" ed espropri fantasma, salvo poi ammettere oggi che "bisogna capire come muoversi" e che servono "approfondimenti legislativi e tecnici". Ma come? Gli approfondimenti li fate dopo aver lanciato gli espropri sui quotidiani?
La realtà è che la distanza tra gli annunci e una soluzione concreta resta il dato politico più evidente. Un balletto di annunci, scadenze e dichiarazioni d'impatto che non ha ancora restituito dignità all'ingresso della nostra città, lasciandolo nel solito, deprimente pantano.









