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Scritto da Redazione
Politica
25 Luglio 2020

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Si occupano di ambiente e di cave  da anni e sono tra i più scrupolosi e documentati esperti sia della situazione ambientale, sia di quella giuridica delle cave di Carrara e delle Apuane:  Franca Leverotti, Roberto Bernucci e Florida Nicolai, ambientalisti e mambri del Grig, gruppo giuridico delle Apuane hanno firmato insieme un’analisi, come sempre attenta, sulla spinosa questione dei beni estimati, da loro giustamente definita: “ un garbuglio”.  “La mancata chiarezza sui beni estimati, lo pseudo “garbuglio” – hanno scritto  i tre ambientalisti - è legata alla volontà politica, condizionata dai rapporti intrecciati tra concessionari e classe dirigente locale e tra concessionari e amministratori, di non  risolvere la questione. Il rimando ad una legge nazionale è ancora un modo per dilazionare i tempi, così come l’invocazione alla proprietà comunale dell’intero comparto. I beni estimati sono solo quelli censiti nel catasto del 1822 (70 anni dopo la dichiarazione di Maria Teresa e, dunque, più estesi di quelli di metà Settecento) e solo questi hanno diritto a non pagare il ridicolo affitto annuale, ma  limitatamente all’estensione che risulta nel 1822.

La ricognizione è fattibilissima perché un centro universitario li ha georeferenziati e questo materiale è in mano all’amministrazione. Il comune verifichi pertanto quali sono i “beni estimati” almeno secondo il Catasto del 1822, ponendo fine al danno erariale.  Gli “ampliamenti” dovuti alla compiacenza dei notai nel momento delle successioni, delle compravendite e delle strategiche e frequenti fusioni per incorporazioni o cambi societari, devono essere ricondotti alla proprietà comunale. Tutto ciò che non è censito nel catasto di Maria Beatrice non è sicuramente un bene estimato. E ciò nella consapevolezza che, purtroppo, anche molti di tali “beni estimati” sono il frutto di usurpazioni.”.

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