Legambiente analizza la situazione di Cava Fornac: "E' un percorso che si apre, la frase che abbiamo sentito in questi giorni, soprattutto dopo l’incontro delle amministrazioni e delle associazioni con la Commissione Ambiente della Regione Toscana, riferita alla discarica di Cava Fornace. Percorso che si chiude, vorremmo che si dicesse. Mai come ora aleggia però la paura della gestione del post mortem cioè che una volta terminati i conferimenti di materiali, il gestore abbandoni il sito e che i costi del post mortem, controllo nel tempo, rinaturalizzazione, vadano a ricadere sui comuni o comunque gravino sulle finanze pubbliche. Nei progetti approvati si prevede che vada fatta la rinaturalizzazione e per legge il gestore deve continuare a controllare e smaltire il percolato per 30 anni. E se il gestore comunque se ne va? Primo punto: Intanto, il gestore in tutti questi anni ha pagato fideiussioni finalizzate sia alla gestione ordinaria che a quella post-operativa; per cui le risorse accantonate ci sono.Secondo punto: Oggi il soggetto gestore “Programma Apuane” rientra in una società pubblica controllata da PLURES (di cui sono soci i comuni delle Province di Prato, Firenze, Pistoia) per cui abbandonare il sito e non gestirlo dopo la rinaturalizzazione sarebbe non solo contro la legge ma, dal punto di vista etico, civile e di rispetto verso il territorio, semplicemente vergognoso. Altra considerazione, cercando di allargare la riflessione nel tempo e nello spazio. Ragionando in termini economici e legando la chiusura della discarica alla necessità che il gestore non vada in rosso, la Farmoplant a Massa, dopo l'incidente del 17 luglio 1988, non sarebbe mai stata chiusa. E invece è stata chiusa, per fortuna. Non si possono legare le scelte solo all'economia; dove lasciamo la tutela dell'ambiente e dei cittadini? Ci pensiamo che tra 100 anni, magari ci potrebbe essere un terremoto, oppure altri eventi che potranno riattivare la faglia che passa sotto la discarica (come ci dicono tanti geologi) , e che i materiali finiti in discarica potrebbero finire nelle falde acquifere?
Ce lo dicono i tecnici, lo avevano già detto nella prima inchiesta pubblica che quello non era un sito per contenere quel tipo di rifiuti (ricordiamo che era nata solo per la marmettola). La discarica non è neppure servita al territorio perché i materiali vengono da mezza Italia e non dalla nostra Regione, ha solo consentito di fare business ad aziende che peraltro non ne hanno neppure garantita la sicurezza. Non ci scorderemo mai quel 6 maggio del 2024 quando migliaia di litri di acqua e percolato attraversarono l’Aurelia per riversarsi nell’area umida del Lago di Porta.Allora si concluda il percorso della discarica e si metta in sicurezza il sito. Si rinaturalizzi restituendo alla comunità un’area che, da decenni, è stata massacrata prima dalla cava poi dalla discarica. Oggi abbiamo uno strumento importante, La Nature Restoration Law dove poter inserire il sito per rinaturalizzarlo e insieme alle rupi e al Lago di Porta possa rientrare a far parte di un ecosistema terreste e di acqua dolce da migliorare ulteriormente e salvaguardare per le future generazioni".









