Roma, 10 settembre 2026 – Giornata di tensione e colpi di scena a Palazzo Madama, dove è ripreso l'esame della nuova legge elettorale, il cosiddetto "Stabilicum", già licenziata dalla Camera lo scorso 16 luglio dopo un iter tutt'altro che semplice. Il nodo più delicato affrontato in Aula riguarda le preferenze: da oltre trent'anni assenti dal sistema di voto per il Parlamento, tornano ora al centro del confronto tra maggioranza e opposizioni.
𝗨𝗻𝗮 𝗴𝗶𝗼𝗿𝗻𝗮𝘁𝗮 𝗱𝗶 𝘁𝗿𝗮𝘁𝘁𝗮𝘁𝗶𝘃𝗲 𝗲 𝘀𝗼𝘀𝗽𝗲𝘁𝘁𝗶
Fin dal mattino si erano registrati movimenti interni al centrodestra. Secondo diverse ricostruzioni, Fratelli d'Italia avrebbe valutato per alcune ore la possibilità di appoggiare il subemendamento presentato dalle opposizioni, a prima firma del senatore Pd Dario Parrini, che puntava a cancellare i capilista bloccati per introdurre preferenze "pure" estese a tutti i candidati. Un'ipotesi che aveva subito allarmato gli alleati di Forza Italia e Lega, contrari a una modifica di quel tipo.
La situazione veniva descritta da alcuni osservatori come una "trappola" tesa dal Pd: un emendamento sostanzialmente identico era infatti già stato votato a favore da FdI alla Camera pochi mesi prima, e l'obiettivo dichiarato delle opposizioni era proprio quello di far emergere una spaccatura nella coalizione di governo.
𝗜𝗹 𝘃𝗼𝘁𝗼 𝗲 𝗶 𝗻𝘂𝗺𝗲𝗿𝗶
Alla fine, verso metà pomeriggio, il capogruppo di FdI al Senato Lucio Malan ha sciolto la riserva, annunciando che il partito non avrebbe votato il testo del Pd, in nome del rispetto degli accordi di maggioranza. Il subemendamento delle opposizioni è stato così respinto con 99 voti contrari e 68 favorevoli (secondo altre fonti 93 contrari, 63 favorevoli e un astenuto, a seconda del passaggio di voto considerato). Il centrodestra ha invece votato compatto a favore dell'emendamento 1.6, a firma del senatore Marco Lisei (FdI), già passato in commissione Affari costituzionali: il testo prevede che ogni elettore possa esprimere fino a tre preferenze per candidati del collegio plurinominale, ad eccezione del capolista, che resta bloccato.
𝗟𝗲 𝗿𝗲𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶
Dai banchi dell'opposizione si sono levati cori di "Vergogna" al momento del voto. Il capogruppo Pd Francesco Boccia ha commentato duramente il risultato, sostenendo che da quel momento in poi la premier non potrà più presentarsi come garante della possibilità per i cittadini di scegliere direttamente i propri rappresentanti. Il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, ha scelto un intervento particolare, leggendo in Aula una vecchia dichiarazione della stessa Giorgia Meloni, risalente al gennaio 2024, in cui l'allora premier si diceva disponibile a votare qualunque legge elettorale contenesse le preferenze. Anche il Pd ha rilanciato sui social lo stesso video, utilizzandolo come prova di una presunta incoerenza del governo. Critiche sono arrivate anche da +Europa, il cui segretario Riccardo Magi ha parlato di un impianto della riforma costruito e poi corretto in base ai sondaggi, chiedendo a Meloni di fare un passo indietro e aprire un confronto con le opposizioni.
Sul fronte della maggioranza, Malan ha rivendicato la scelta del partito come una prova di lealtà politica, definendo "strumentale" la mossa del Pd e sottolineando che tra un emendamento delle opposizioni e il rispetto degli accordi di coalizione, per FdI non ci sono stati dubbi. Sui propri canali social, Giorgia Meloni ha rivendicato il risultato ottenuto, ricordando che le preferenze erano scomparse dal voto per il Parlamento dal 1993 e che il loro ritorno, a suo dire, è merito della proposta di Fratelli d'Italia. La premier ha inoltre contestato la credibilità della sinistra sul tema, sottolineando che le opposizioni non le avevano mai sostenute nei 35 anni precedenti e avevano bocciato una proposta analoga solo un mese prima; per Meloni, dunque, la vera differenza non riguarda quante preferenze si vogliano, ma chi le ha effettivamente reinserite nella legge.
𝗜 𝗽𝗿𝗼𝘀𝘀𝗶𝗺𝗶 𝗽𝗮𝘀𝘀𝗮𝗴𝗴𝗶
L'esame della legge elettorale al Senato non è ancora concluso. Il voto finale in Aula è atteso per martedì 15 settembre; una volta approvato, il testo dovrà tornare alla Camera per il via libera definitivo, previsto entro il 28 settembre.
Articolo redatto sulla base delle notizie riportate da diverse testate giornalistiche (Tgcom24, Domani, LaPresse, Secolo d'Italia, Il Messaggero, Corriere Nazionale, Notizie.it).
Legge elettorale, il Senato respinge la proposta delle opposizioni: la maggioranza ritrova compattezza sulle preferenze
Scritto da Carmen Federico
Politica
10 Settembre 2026
Visite: 58









