Politica
Ancora criticità sulle strade massesi: l'intervento dei consiglieri del Pd Tarantino e Santi
Daniele Tarantino e Giovanna Santi, a nome del Gruppo consiliare Pd di Massa, intervengono sul tema della manutenzione stradale dopo circa otto anni di amministrazione guidata…

Erosione della costa: l’impegno costante di CNA Massa Carrara per soluzioni strutturali e condivise
CNA Massa Carrara conferma la propria attenzione continua e puntuale sul tema dell'erosione costiera, una criticità che da anni interessa il nostro territorio e che incide…

Porto, erosione e Cava Fornace: serve coerenza sul modello di sviluppo
"Quale modello di sviluppo vogliamo per il nostro territorio? - inizia così la riflessione del comitato Ugo Pisa su Cava Fornace- È la domanda che emerge…

Zona Industriale, il PD apre il confronto sul futuro produttivo del territorio
Il Partito Democratico di Massa-Carrara promuove un primo momento di confronto pubblico dedicato al futuro della Zona Industriale, un tema…

Arrighi dà ragione alle critiche dei sindacati sulla sanità ma da tre anni non fa nulla: la critica del consigliere Mirabella
Il consigliere della Lista Ferri Filippo Mirabella ha ironizzato sulla replica del sindaco di Carrara Serena Arrighi alle critiche sulla sanità locale mosse dai sindacati: "Arrighi …

L'assessore regionale Barontini a Cava Fornace e sulla Costa Apuana senza risposte per il territorio: solo passerelle per Fratelli d'Italia
Il coordinamento di Fratelli d'Italia Massa Montignoso interviene con fermezza sulla visita dell'assessore regionale all'Ambiente David Barontini a Cava Fornace e sul litorale apuo-versiliese, definendola…

Favoristismi nell'uso dei parcheggi a Massa: la segnalazione di Stefano Benedetti di Massa Città Nuova
"In questi ultimo periodo il comune di Massa continua a sottrarre stalli bianchi e blu alla cittadinanza, come nel caso di via Angelini, dove sono…

Assistenza sanitaria a Carrara. Il punto dell’Asl dopo la “cabina di regia” del 19 febbraio 2026
In merito alla riunione di giovedì 19 febbraio della “cabina di regia” istituita dagli enti interessati e dai sindacati confederali CGIL, CISL e UIL, per…

Il Polo P&S: Panfietti e il CdA di Erp Spa devono dimettersi per il disastro all’ex Mattatoio
“Si può far passare come un successo del governo e della Lega i disastri gestionali del cantiere Erp all’ex Mattatoio di Massa quando il presidente Panfietti, votato e…

Dare la scuola di Resceto all'associazione 'Resceto vive': l'interpellanza del gruppo consigliare del Pd di Massa
I consiglieri comunali del Pd di Massa Stefano Alberti, Gabriele Carioli, Enzo Romolo Ricci, Daniele Tarantino e Giovanna Santi presentano un’interpellanza per la riqualificazione e valorizzazione,…

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Le perplessità sul progetto della nuova Variante Aurelia crescono ogni giorno di più su tutto il territorio massese. Se prima sono state alcune associazioni a lanciare l’allarme su un possibile dispendio di denaro per un cambiamento irrisorio, ora sono anche i cittadini di Massa e le opposizioni a dare parere contrario su un’opera sempre più nel mirino.
La giunta Persiani procede dritta nell’attuazione del progetto, e le parole del sindaco sul Tg regionale ne sono la riprova, ma il rischio è che le lamentele dei cittadini possano creare crepe anche all’interno di una maggioranza ormai parecchio sfilacciata.
A rincarare la dose è stato il Polo Progressista (costituito da Movimento Cinque Stelle, Unione Popolare e Massa città in Comune), che attraverso un comunicato ufficiale ha espresso tutta la propria contrarietà nei confronti della Variante, anche in virtù dei dati forniti dalla stessa Anas.
Le valutazione dell’azienda nazionale sono infatti poco lusinghiere: ad esempio, per 43 milioni di spesa, il traffico a Turano avrà un abbassamento del solo 5 per cento.
La nota del PP mette sul tavolo dati e statistiche che di certo non piaceranno a chi si definisce pro-variante, ma propone una via alternativa: il divieto di transito dei mezzi pesanti nel tratto di Turano.
“Come Polo Progressista crediamo che sulla Variante Aurelia si stia facendo molta propaganda, e che tale propaganda non permetta ai cittadini e alle cittadine di farsi un'idea di ciò di cui stiamo parlando. Per questo lasceremo parlare i dati forniti da Anas. I dati di Anas- spiega il Polo Progressista – chiariscono che questo investimento, del valore di 43 milioni di euro, andrà a ridurre solo del 5percento il traffico veicolare nella frazione di Turano. Una percentuale irrisoria a fronte di una progettazione estremamente costosa che, è evidente, non permetterà agli abitanti del quartiere di registrare un miglioramento della qualità della vita, perché non cambierà di una virgola l'impatto, in termini di inquinamento, del traffico. Quindi i dati, e non le sensazioni, ci stanno dicendo che quel progetto non risolverà gli innegabili problemi dei cittadini di Turano, ma sposterà il problema su altri abitanti di zone ad alta emergenza inquinamento da emissioni veicolari e ferrovia, come il Bagaglione, via Pellegrini, piazza e viale stazione e tutta la via Carducci e traverse. Infatti, sempre guardando i numeri, tale intervento genererà un aumento del 30percento del transito dei veicoli in un'altra strada, cioè via Carducci; una strada che subirà oltre a questa modifica, l'impatto provocato dalla costruzione del nuovo distretto sanitario. Non solo: la nuova strada andrà a deturpare una delle poche zone rurali tipiche del nostro territorio dove passa la Francigena nel suo tratto al di sotto dell'Aurelia, un tratto dove il viandante può apprezzare il paesaggio dei nostri orti tra mare e monti, dove lavorano piccole realtà agricole e che offre un polmone verde alla parte sud della città. Come Polo – continua la nota – torniamo a ripetere che una soluzione alternativa potrebbe essere applicata da subito e a costo zero, cioè il divieto di transito dei mezzi pesanti nel tratto di Turano. Perché non viene presa in considerazione, dato che migliorerebbe di sicuro la qualità di vita del quartiere senza peggiorarla agli altri? Come mai nessuna amministrazione lo ha fatto?”.
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Al comitato No Variante Aurelia non sono piaciute per niente le parole con cui il sindaco di Massa, Francesco Persiani, ha esposto e giustificato il nuovo progetto di viabilità.
Per il primo cittadino, la variante permetterà di spostare il traffico fuori dalle zone abitate, ma sempre secondo il comitato, che ha deciso di “rispondere” al sindaco attraverso un comunicato ufficiale, questa affermazione è parecchio lontana dalla realtà, anche perché è la stessa Anas ad aver già accertato che il traffico in via Carducci e nella tratta cimitero-stazione avranno un aumento dei congestionamenti stradali rispettivamente del 30 e del 70 percento.
Lo smog e il traffico non scompariranno dunque dai centri abitati, ma al contrario c’è il rischio di un vertiginoso aumento, con un conseguente peggioramento della qualità della vita dei residenti.
Se si considera inoltre che in zona stazione sorgerà una nuova casa di comunità, con i suoi ambulatori e studi medici, è indubbio come l’intero quartiere possa ritrovarsi in una situazione addirittura invivibile, in cui trovare parcheggio potrebbe essere l’ultimo dei problemi.
Il comitato si definisce “allibito” dalle parole di Persiani, arrivando addirittura ad un finale canzonatorio per evidenziare una politica che, per il comitato, continua diritta senza prendere in esame dati ormai conclamati.
“Siamo allibiti per le parole rilasciate al TGR3 del 02/01/2023 dal sindaco Persiani, che sostiene che la finalità della Variante Aurelia è avere lo stesso traffico spostato su percorso più semplice e lineare per evitare un centro abitato. Ebbene, non è possibile spostare traffico a piacimento come fosse il divano del salotto, poiché a Massa c'è traffico in tutti i quartieri e tutti i quartieri sono centri abitati. Nello specifico, Anas stima che con la Variante Aurelia il traffico aumenti del 30percento in via Carducci e del 70percento dal cimitero alla stazione! Ma la diminuzione sull'Aurelia? Solo il 13percento! Non è finita – incalza il gruppo No Aurelia – perché alla stazione sarà costruita la nuova casa della salute, con richiamo di ulteriore utenza per ambulatori, centro prelievi, consultorio, studi medici di famiglia, un centro commerciale e nuove case. In una parola: ancora più traffico. Persiani lo sposta e lo amplifica: così sarà più conveniente usare la cara vecchia Aurelia per evitare ingorghi e code. Poi, con 16 gradi a Natale, tornado e downburst estivi e il mondo che spinge per la tutela del territorio, a Massa si distrugge un’area verde agricola, orti oliveti e frutteti; si costruisce cemento e asfalto su zona a molto elevato rischio idraulico aumentando il pericolo di alluvioni. Il sindaco parla di modifiche al progetto e prezzi dell’opera, ma non si trovano documenti a sostegno: la cittadinanza ha diritto di conoscere questi aggiornamenti. Dove sono? Infine, permetta il sindaco una richiesta: per favore prepari una nuova Variante lineare e dritta per raggiungere San Carlo Po – conclude con ironia il comitato – perché via dei Colli è troppo piena di curve. Grazie”.
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L’Italia è in piena recessione demografica: un’affermazione che ormai non fa più scalpore, e che probabilmente sarà una costante nei prossimi decenni a venire. Salari sempre più bassi, costo della vita e delle case ormai insostenibili, un comparto lavorativo che assorbe ogni giorno di più le ore e le attenzioni dei possibili genitori.
Le cause di questa inversione della natalità sono parecchie, ma all’orizzonte non si vedono proposte che potranno essere effettivamente in grado di invertire questa curva discendente.
Per la sezione carrarina di Fratelli d’Italia però le cose potrebbero cambiare, guarda caso proprio ora che i loro più alti rappresentanti hanno preso le redini del nuovo governo nazionale.
Con una breve nota, a firma del delegato del coordinamento comunale di FdI a Carrara per le politiche sociali, l’immigrazione ed i valori non negoziabili Stefano Guidaci, il partito di Giorgia Meloni prevede, o spera, nel cambio di tendenza, anche in virtù di alcune disposizioni della nuova manovra finanziaria.
Una certezza che si fonda, secondo FdI, sull’aver detto basta ad un certo di politiche (che vengono definite di sinistra) in cui i nuclei familiari, e i possibili aiuti, venivano messi in secondo piano.
“Apprendiamo dalla stampa che l’ultimo bambino dello scorso anno ed il primo del 2023 risultano di origine marocchina. Sarà un caso? Ebbene, noi crediamo di no! Sappiamo bene che tra le prime concause del fenomeno ci sono la grave carenza di lavoro, l’assenza di fiducia nel futuro o l’individualismo dei giovani, ma questi problemi sono da noi assolutamente più gravosi che all’estero a causa di un’assoluta mancanza di politiche di sostegno alla famiglia perpetrate nell’ultimo decennio dai governi di sinistra che si sono succeduti, i quali hanno anche incentivato l’immigrazione clandestina appoggiando spesso onlus di dubbie attività. Anche se insediato da pochi mesi, il governo Meloni ha, da subito, messo la famiglia al centro del programma politico per uscire dalla glaciazione demografica; a tale scopo, sono già state inserite nella nuova legge finanziaria azioni di rafforzamento dei servizi sociali, delle misure per contrastare la povertà educativa e potenziato il rapporto tra famiglie ed amministrazioni pubbliche, inserendo e precisando norme più inerenti alla pedagogia in materia di permessi parentali al fine di rieducare i giovani all’amore per la genitorialità”.
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Continua a far discutere la probabile chiusura, da parte dell’amministrazione Persiani, dei Centri Educativi Aggregativi (Cea) su tutto il territorio massese.
I Cea, secondo le opposizioni e le innumerevoli famiglie che usufruiscono di questo servizio, rappresentano una vera e propria manna, e permette ai genitori di non lasciare costantemente in solitudine i propri figli a causa del lavoro, e concede a questi ultimi uno spazio sociale dinamico in cui poter imparare, fare attività fisica e socializzare.
In questo senso, la scelta di chiudere i centri sembra parecchio controintuitiva, specialmente da parte di un gruppo politico che si è sempre fatto promotore di politiche per la natalità.
Un pensiero che viene condiviso anche dalla sezione provinciale di Donne Democratiche, che attraverso un comunicato, firmato dalla portavoce Claudia Giuliani, esprime tutta la propria perplessità per una “mossa” che non farà altro che aumentare le difficoltà dei genitori e aumentare la dispersione scolastica e il disagio sociale.
“La futura soppressione dei Centri Educativi Aggregativi da parte dell’amministrazione nel comune di Massa sarà l’ennesimo colpo contro la ricerca di un effettiva parità di genere nella nostra città. Perché lascerebbe un vuoto per i genitori che lavorano, alla continua ricerca di sistemi di welfare che possano favorire la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, penalizzando fortemente ancora una volta le madri lavoratrici. Eppure – afferma Giuliani – a destra parlano di politiche per la natalità, ma poi alla prima occasione tagliano quei servizi, che sono già di per sé pochi, che possono aiutare le famiglie nella gestione dei figli. Senza pensare poi che la soppressione dei Cea finirebbe per punire gli stessi bambini e bambine, che si troverebbero a passare le loro giornate in solitudine anziché in attività e in compagnia. I cd Cea sono un servizio molto importante soprattutto per le famiglie fragili e immigrate, sono spazi di aggregazione e inclusione sociale con attività sportive, educative e ludiche. La loro gestione viene affidata tramite bando pubblico ad associazioni, e tutto viene seguito e monitorato dai servizi sociali del comune, coinvolgendo le famiglie e le scuole. Ci chiediamo perché rinunciare ad avere degli spazi non riservati, ma aperti a tutti i bambini e i ragazzi dai 6 ai 14 anni. Siamo fortemente convinte che l’amministrazione comunale debba comunicare tempestivamente se ha intenzione o meno di attivare questi servizi, e nel caso di soppressione quali siano le ragioni dato che questi
servizi in alcune realtà più difficili, si pensi ai Poggi o Castagnara, possono essere un aiuto concreto contro la dispersione scolastica e il disagio sociale”.
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Forza Italia Carrara ritiene necessario porre di nuovo l’attenzione sulla situazione attuale della medicina nucleare. Un reparto fondamentale, come già ribadito più volte, grazie al grande numero di prestazioni erogate che lo rendono un’eccellenza; ma su cui si vuole sperare che non vengano fatti dei giochi politici a discapito di chi invece ne ha realmente bisogno: la cittadinanza.
“Apprendiamo dagli organi di stampa come il Partito Democratico abbia lanciato un appello all’Asl per la nuova sede della medicina nucleare – commenta il coordinatore comunale di Forza Italia, Gianenrico Spediacci – e aspettando un minimo intervento dell’Asl al riguardo, noi esprimiamo rammarico per alcune posizioni prese dai medici del servizio sanitario pubblico. Nel contempo invitiamo le istituzioni a guardarsi dal ripetere errori del passato, e la collettività a giudicare con attenzione questi comportamenti. All’orizzonte noi vediamo un grossolano e preannunciato fallimento”.
Forza Italia ritiene la richiesta fatta dal Pd all’Asl per il fabbricato di medicina nucleare, come un qualcosa di vagamente stonato su cui invece serve una riflessione più profonda.
“Viene rivolto un coro di richiamo all’Asl per ultimare il fabbricato da erigersi negli spazi verdi vicino all’obitorio – prosegue Spediacci – nella parte retrostante il Noa. Un appello forse a causa delle difficoltà incontrate dal progetto di edificazione della sospirata struttura da parte di chi ha fatto di tutto per far disattendere promesse e impegni di un Pal sottoscritto e riproposto all’attenzione delle istituzioni e del territorio”.
Una situazione che secondo il coordinatore comunale di Forza Italia, Gianenrico Spediacci, richiede urgenti chiarimenti; anche in ottica del futuro del servizio all’interno del Monoblocco di Carrara.
“Evidentemente gli spazi a Carrara non andavano bene – sottolinea rammaricato Spediacci – perché in sostanza la nostra città ormai va bene solo per piazzare dei medici nucleari con possibilità di progresso di carriera, indipendentemente se necessari o no. Medicina nucleare era prevista nel percorso oncologico al Monoblocco, poi mai più trasferita a Carrara perché i medici nucleari l’avrebbero voluta al Versilia. Infine l’arrivo a Massa, la sede desiderata, raggiunta dopo diversi appelli del mondo politico. Vorremmo sapere a che punto è la questione e inoltre – domanda il coordinatore – capire per quale motivo compaia al Monoblocco il dottor Bertolaccini invece del nominato dottor Buffoni”.
Forza Italia Carrara vorrebbe al riguardo capire il pensiero dell’Asl in merito all’appello lanciato dai suoi dipendenti, considerato come la stessa Asl normalmente abbia sempre un approccio che guardi al rispetto della forma e dell’immagine aziendale.
“Nasce il sospetto che se i professionisti di medicina nucleare fossero schierati con Forza Italia, o Fratelli d’Italia, o la Lega – conclude Spediacci – avrebbero potuto osare molto meno. Ma del resto Firenze guarda in modo obliquo la nostra provincia oppure, quando la guarda, sono usati diversi pesi e misure”.
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Il caso dei disagi lamentati dai pendolari e dalle amministrazioni comunali in seguito al nuovo orario ferroviario sulla tratta Pontremoli-Firenze, entrato in vigore l’11 dicembre scorso, approda in Regione.
Giacomo Bugliani, consigliere regionale Pd, ha presentato infatti un’interrogazione alla giunta toscana per chiedere “se intenda attivarsi presso Trenitalia al fine di valutare le criticità lamentate dagli utenti e, di conseguenza, modificare il vigente orario per renderlo più funzionale all’utenza, con particolare riferimento a quella del territorio lunigianese”.
«Come è noto, le modifiche apportata da Trenitalia agli orari di alcuni treni sulla tratta Pontremoli-Firenze e Firenze-Pontremoli – spiega Bugliani – hanno comportato una serie di disagi all’utenza, composta in gran parte da lavoratori e studenti. Voglio ricordare che la stazione di Pontremoli rappresenta un importante snodo per il trasporto ferroviario, con punte di viaggiatori che nel periodo scolastico si aggirano intorno ai 1000 utenti al giorno. Le modifiche agli orari, come evidenziato sia da alcune amministrazioni comunali della Lunigiana, che dai comitati dei pendolari, evidenziando come con tali scelte si vadano ad inserire in contesto infrastrutturale e di comunicazioni ferroviarie già caratterizzato da criticità. Oltre a tali modifiche, che comportano difficoltà per l’utenza – prosegue Bugliani – registriamo anche la cancellazione del treno regionale n. 19242 Pontremoli-Parma.
Per queste ragioni ho deciso di presentare un’interrogazione urgente per auspicare da parte di Trenitalia una modifica all’orario, cosa che insieme al capogruppo Vincenzo Ceccarelli stiamo sollecitando con forza».
Qui di seguito, ricordiamo nel dettaglio le modifiche intercorse sulla tratta:
• la coppia di treni numero 18423 Pontremoli (18.21)-Firenze S. Maria Novella (21.08) e numero 18375 Firenze S. Maria Novella (14.53)- Pontremoli (17.39) sostituita da una coppia di treni Firenze S.Maria Novella -La Spezia numero 18423 con partenza da La Spezia alle ore 18.40 e arrivo a Firenze S. Maria Novella alle ore 21.08, e n 18377 con partenza da Firenze S. Maria Novella alle ore 14.53 ed arrivo a La Spezia alle ore 17.20. La richiamata articolazione del servizio non prevede corrispondenze verso il territorio della Lunigiana;
• il treno regionale numero 2595 Milano (16.41)-Livorno (21.55) a seguito del nuovo orario risulta posticipato con partenza alle ore 17.05 e arrivo alle ore 22:30, mentre il treno regionale n. 2594 Livorno (ore 5.48)-Milano (ore10.41) vede la soppressione della fermata presso la stazione di Filattiera;
• il treno 19296 La Spezia (17.00)-Pontremoli(19.10) ha subito un’anticipazione sulla partenza in precedenza prevista per le ore 17.27, rendendolo meno fruibile ai pendolari;
• cancellazione del treno regionale n. 19242 Pontremoli-Parma;
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Il partito della Rifondazione Comunista di Massa interviene, con un comunicato, in merito alla fontana di Canevara ancora transennata e quindi inutilizzabile
"Ancora transennata la fontana di Canevara. E dire che la provincia ha speso decine di migliaia di euro di soldi pubblici per allargare la strada e poter permettere l'agevole utilizzo della fontana. Tutto inutile, mesi di disagi per il traffico che non sono serviti a nulla - si legge nella nota - . Molto probabilmente le analisi non sono ancora buone. Il sindaco promise che le avrebbe rese pubbliche ma così non è stato, stiamo ancora aspettando da mesi che mantenga la promessa data. Una delle tante. Il risultato, al netto delle promesse di trasparenza non mantenute, è che per la cittadinanza non c'è possibilità di attingere alla fonte, storica, di Canevara. Un bene pubblico non è reso disponibile e, ancora più grave, non se ne conoscono le ragioni.
Rifondazione Comunista - precisano nel comunicato - denunciò questa estate la situazione assurda in cui versava, e versa tutt'oggi a questo punto, questa fonte.
Al di là di qualche autoreferenziale pulizia di facciata, l'amministrazione di destra non ha fatto nulla affinché questa fontana tornasse utilizzabile, affinché si potesse tornare a bere l'acqua di Canevara.
Temiamo a questo punto che l'amministrazione tenga nascosto qualcosa di molto grave su quella fonte e che magari il tutto sia passato nelle mani della Procura della Repubblica. Se fosse così l'amministrazione dovrebbe dirlo alla città, nel rispetto dell'istruttoria penale, e informare la cittadinanza su quello che sta succedendo. Le denunce sono state diverse e non ci meraviglierebbe che fossimo arrivati agli atti giudiziari. Naturalmente non ci aspettiamo nulla di particolare da questa amministrazione che in quanto a trasparenza non ha mai brillato, anzi, ma riteniamo che la cittadinanza, privata di un bene comune, dovrebbe essere correttamente informata su quello che accade.
Lo abbiamo detto ad agosto e lo ripetiamo oggi: per noi l'acqua è un diritto, per altri un privilegio" conclude Rifondazione Comunista di Massa.
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Il Piano Attuativo dell’Arenile e dei Viali a mare (più comunemente conosciuto come Paav) sembrava non piacere proprio a nessuno, e la sua bocciatura ha fatto tirare un sospiro di sollievo a buona parte della politica massese, anche quella di maggioranza, associazioni ambientali e stabilimenti balneari.
C’è però una voce fuori dal coro, ed è quella del presidente di Italia Nostra Bruno Giampaoli, che vede nel rifiuto del Paav il rischio di un nuovo, e lungo, periodo in cui la costa apuana verrà lasciata nuovamente a sé stessa, senza nessun tipo di piano regolatore.
Giampaoli, nel comunicato da lui firmato, afferma con certezza che il Paav aveva delle lacune, anche grosse, ma era perlomeno uno strumento pianificatore con una forte impronta ambientalista (anche se molte associazioni improntate alla tutela ambientale avevano dato un parere tutt’altro che entusiasta).
Il tempo per migliorarlo c’era, sottolinea Giampaoli, ma si è preferito non “interferire” per trasformare una possibile grande occasione in un buco nell’acqua.
“In qualità di associazione che cura interessi diffusi quali i beni ambientali e culturali, non condizionata da interessi economici sia pur legittimi o da interessi politici elettoralistici, sentiamo il dovere di intervenire sulla non edificante vicenda della bocciatura del piano urbanistico in oggetto. Nel ricordare doverosamente – afferma Giampaoli – che il piano, fin da agosto, era stato pubblicato sul sito del comune per la trasparenza, che era stato consegnato nella sua versione integrale nel luglio 2022 con un percorso che il 14 novembre vedeva il parere favorevole di due commissioni comunali (urbanistica e attività produttive) a seguito di molte riunioni e di molti gettoni di presenza, è veramente difficile motivare adeguatamente, se non con una guerra interna alla maggioranza, l'improvviso voltafaccia di tanti consiglieri che al dunque lo hanno respinto quando avrebbero potuto benissimo adottarlo e poi esprimere, come da legge e da consuetudine, osservazioni per modificarlo anche sostanzialmente prima della eventuale sua approvazione. Ci sembra proprio che le prese di posizione durissime da parte di chi non accettava il tentativo di regolarizzare una situazione confusa come quella che rimane alla Partaccia, anche dopo il regolamento urbanistico, e non accettava norme dettagliate per l'organizzazione degli stabilimenti balneari siano state prese come pretesto per una bocciatura tutta politica, tesa solo a mettere in difficoltà il sindaco Persiani curandosi molto degli interessi particolari e poco di quelli generali che interessano tutta la collettività. Il Paav avrà avuto certo delle lacune che si potevano evidenziare nel periodo delle osservazioni, ma a noi sinceramente piaceva soprattutto per la visione orientata alla salvaguardia ambientale e paesaggistica, oltre che per le previsioni nella zona di Ronchi Poveromo, dove era salvaguardata la naturalità della foce del Poveromo, si prevedeva il recupero della Buca degli Sforza e il mantenimento delle dune residue. Ci pare strano poi che qualche consigliere di opposizione abbia affermato Crediamo che questo piano sia fatto su misura degli attuali balneari, allorché invece gli stessi balneari lo hanno aspramente criticato. Per quanto riguarda poi la spiaggia libera prevista davanti alla Torre Fiat (noi preferiamo chiamarla così) – continua il presidente di Italia Nostra – è chiaro che anche come spiaggia libera sarebbe stato possibile e logico darla comunque in convenzione a quell'attività ed il piano urbanistico lo prevedeva esplicitamente. Per quanto riguarda la pista ciclopedonale prevista anche dal regolamento urbanistico che all'articolo 88 prevedeva un percorso ciclopedonale che consenta la prosecuzione della passeggiata a mare, si poteva e si doveva aprire una discussione seria, valutando senza pregiudizi di sorta se questa fosse davvero fattibile nell'attuale situazione di erosione e davvero incompatibile con la forte presenza turistica utilizzando lo strumento delle osservazioni dopo l'adozione. Dovrebbe essere però molto chiaro a tutti che la spiaggia e la porzione di territorio davanti alla torre sono di proprietà demaniale, non di proprietà privata e che certe affermazioni che parlavano di esproprio mascherato erano molto fuori luogo. Non entriamo in merito all'ubicazione delle spiagge libere – conclude la nota – e alle norme sulle attività degli stabilimenti balneari, evidenziando comunque la necessità di lasciare se non dei veri e propri varchi di accesso almeno degli spazi visuali verso il mare liberi dalle cabine come il piano aveva previsto. In definitiva, una vera discussione sul piano è stata elusa riportando il territorio costiero della città nell'incertezza non pianificata come evidentemente fa comodo a molti; ci auguriamo comunque che ci sia un ripensamento, e tutto il lavoro svolto non venga, tanto per restare in argomento, gettato a mare”.
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Tra crisi interne e feroci attacchi dalle opposizioni, la giunta guidata dal sindaco Francesco Persiani arranca verso le prossime elezioni comunali, con una possibilità sempre più infinitesimale di veder nuovamente lo stesso blocco di alleanze all’apertura delle urne.
Le critiche al primo cittadino, tra alleati e avversari, ormai si sprecano, e vanno dai progetti proposti per il finanziamento del Pnrr alle gravi difficoltà del ceto medio in questo periodo di rincari e incertezze occupazionali.
Anche il problema abitativo sta diventando sempre più pressante, e il Polo Progressista (composto da Unione Popolare, Movimento Cinque Stelle e Massa Città in Comune) accusa l’attuale amministrazione di essersi ormai definitivamente allontanata dai problemi della gente comune, ed essersi persa in faide e conflitti interni utili solo per riorganizzarsi in vista del voto di giugno.
Attraverso una nota ufficiale, il PP vede nella crisi massese delle case popolare l’ennesimo fallimento della giunta Persiani, colpevole di lasciare fuori dagli appartamenti centinaia di richiedenti solo per negligenza, non avendo mai compiuto quei piccoli lavori di ristrutturazione che avrebbero permesso lo sblocco di centro case popolari.
“Mentre i cambia-casacca della politica si stanno occupando calorosamente delle vicende tutte personali della destra, creando un'attenzione mediatica molto discutibile, i problemi reali, quelli che toccano la carne viva delle persone, continuano a segnare il quotidiano di molte famiglie nel silenzio assoluto. I dati ci dicono che nel territorio esiste una criticità legata alle case popolari molto grave. Nel comune di Massa ci troviamo nella situazione paradossale che su oltre 1000 case di proprietà del comune, e in gestione ad Erp, oltre 100 sono vuote, inutilizzate perché non abitabili, a causa della mancanza della manutenzione necessaria. Allo stesso tempo – rimarca il Polo Progressista – quasi 240 nuclei familiari sono in graduatoria per assegnazione ordinaria o di emergenza di alloggi pubblici e non riescono a trovare soddisfazione alla propria basilare esigenza. In poche parole, la gente ha necessità di case, le case ci sono, ma non si provvede a renderle abitabili: quasi la metà di questi nuclei potrebbero essere sistemati con delle banali opere di ristrutturazione. Avere una casa che offra garanzie di salute, sicurezza e prospettive per il futuro è una esigenza primaria di ogni essere umano. Pensare che oggi il pubblico non riesca a soddisfare questo bisogno si scontra con il concetto di civiltà. Purtroppo, da molto tempo si è abbandonato a livello nazionale un piano case popolari lasciando alla speculazione edilizia e alla cementificazione incontrollata il compito di sopperire a richieste che spesso non
possono essere soddisfatte a causa del lievitare dei prezzi immobiliari. Visto il denaro speso per lavori pubblici non prioritari o per concerti riservati a chi si poteva permettere biglietti da decine di euro, riteniamo che si sarebbe potuto pensare ad uno stanziamento importante per permettere alla maggior parte di quelle famiglie di poter avere un tetto sopra la testa e poter garantire un futuro ai propri figli. Nello stesso tempo siamo anche di fronte al fallimento totale della costruzione di edilizia residenziale pubblica: due i cantieri importanti aperti nella nostra città, in via Pisacane e in Via Galvani sono fermi o addirittura mai partiti, lasciando la città orfana di appartamenti destinati al sostegno delle famiglie in cerca di casa. Sono questi i fallimenti della giunta Persiani che sarebbero da rimettere al centro della discussione politica, al posto delle lotte intestine nell'attuale maggioranza”.
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Antonio Cofrancesco, consigliere del Gruppo Misto di maggioranza, ha deciso di intervenire nuovamente in merito alla situazione economica della casa di riposo “Casa di Ascoli”, ormai vessata da quasi cinque milioni di euro di debiti.
Cofrancesco, con una nota ufficiale, critica aspramente l’operato del commissario e del subcommissario addetti proprio alla gestione debitoria della struttura, che per il consigliere è lievitata proprio durante il loro mandato.
“Il dottor Massimo Tognocchi, nominato ad interim prima direttore, poi subcommissario e poi nuovamente direttore, al 31 di dicembre ha lasciato la struttura per fine mandato, qualche mese prima anche il supercommissario nominato dal sindaco Francesco Persiani ha terminato il suo
mandato. Il duo, commissario e subcommissario, invece di risanare il debito con la loro gestione, hanno fatto sì che il debito aumentasse, e più volte si è parlato anche nella commissione sociale, dove avevo denunciato pubblicamente durante le audizioni sia del commissario che del subcommissario una gestione fallimentare di Casa Ascoli. Infatti – spiega il consigliere del Gruppo Misto – dai circa 3 milioni di euro di debito ora ci troviamo con un debito di circa 4milioni e 800mila euro. Questo è stato un fallimento per l'intero sistema: erano stati esclusi dalla nomina professionisti che avevano sanato in poco tempo grosse situazioni debitorie in altri contesti pubblici, per nominare commissario un professionista, nulla da eccepire sulla sua bravura, ma in campo privatistico e non pubblico”.
Il consigliere Cofrancesco non ci sta, e attacca l'amministrazione comunale per la scellerate gestione di Casa Ascoli che si ripercuote anche su altre strutture, dove ora a pagarne le conseguenze sono i lavoratori delle cooperative che da tre mesi ricevono solo acconti.
“Vorrei sapere se il sindaco è a conoscenza che l'ultimo bilancio di previsione porta la data del 18 aprile 2018 per gli anni 2018-2019 e 2020, approvato contestualmente al bilancio consuntivo 2017. Ad oggi, ci troviamo a discutere su un bilancio consuntivo 2020 approvato e
pubblicato il 31 dicembre 2021, attendiamo che si decidano a pubblicare almeno il bilancio consuntivo 2021. Premetto – continua il consigliere – che su questo esercizio manca il bilancio di previsione. Vorrei capire se il commissario e il Rup hanno restituito la somma di circa 27mila euro per un grossolano errore fatto su una gara dove venivano appaltati i servizi della Rsa, gara impugnata e decaduta. Invito l'amministrazione comunale a costituirsi contro tutti i personaggi che si sono susseguiti negli anni nella gestione della struttura, e che hanno provocato questo enorme debito in capo a Casa Ascoli. Vorrei anche capire – conclude Cofrancesco – come mai fino ad oggi non è stata avviata da parte dell'amministrazione comunale alcuna procedura. Invito il presidente Casotti a riferire su quanto riscontrato dopo la gestione del commissario e del sub commissario: se ci sono state negligenze, queste vanno denunciate pubblicamente. Non possiamo più tollerare che gestioni simili si ripercuotano sull'intera struttura dove a farne le spese sono sempre, solo e soltanto, gli utenti e i lavoratori”.
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