Politica
Nido Estivo 2026: accolte a Massa tutte le domande presentate dalle famiglie
L'Amministrazione comunale ha deciso di garantire l'accoglimento di tutte le domande di iscrizione al Nido Estivo 2026.Alla scadenza del bando sono pervenute infatti 90…

Consiglio regionale toscano: la terza sezione del Tar ribalta il risultato elettorale, fuori Guidi entra Bulleri
Una sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale della Toscana, pubblicata oggi 18 giugno e con effetto immediato, riscrive la composizione del consiglio regionale toscano all'interno di Fratelli…

Due auto parcheggiate male e Carrara va nel caos: traffico bloccato fino al viale, odissea per una donna malata di diabete che si recava a Monterosso per le cure
Una vera e propria odissea è quella vissuta, nella mattinata di giovedì 18 giugno, da una ex caposala del Monoblocco, diabetica, per raggiungere la diabetogia al…

"Palazzo Rosso sarà un motore della rinascita di Carrara": il sindaco Serena Arrighi replica alle critiche del consigliere Mirabella
«Palazzo Rosso sarà uno dei motori della rinascita del centro storico. Come abbiamo già avuto modo di spiegare in passato, palazzo Rosso non tornerà semplicemente a…

Aumento biglietto Tpl, Stella e Ferri (FI): "Convocazione d'urgenza Giani, assessore Boni e vertici AT in 2° e 4° Commissione"
Firenze, 18 giugno - "Chiediamo la convocazione d'urgenza del governatore Giani, dell'assessore regionale ai Trasporti, Boni e dei vertici di Autolinee Toscane nelle prossime sedute…

Ordinanze della Corte di Cassazione sulle rette RSA. CNA Pensionati Massa Carrara: “Una tutela importante per le famiglie dei malati di Alzheimer. Ora servono informazioni chiar
CNA Pensionati Massa Carrara richiama l’attenzione delle famiglie e delle istituzioni locali sulle recenti ordinanze della Corte di Cassazione in materia di rette RSA per pazienti affetti da Alzheimer…

AFAM: Conferenze nazionali chiedono il ritiro dello schema di revisione del DPR 132/2003
Le Conferenze Nazionali dei Direttori e dei Presidenti delle Accademie di Belle Arti, dei Conservatori di Musica, degli ISIA e la Conferenza Nazionale delle Consulte degli Studenti AFAM…

Tpl, Stella e Ferri: "Raccolta firme e gazebo Forza Italia contro aumento biglietti bus. Mozioni in tutti i Consigli comunali
"Forza Italia Toscana ha deciso di avviare gazebo in tutta la regione per raccogliere le firme dei cittadini contro l'aumento di biglietti e abbonamenti del…

Caso Palazzo Rosso: il valzer delle varianti e i dubbi sul rispetto delle procedure ministeriali: la critica del consigliere Mirabella
L'annuncio unilaterale del sindaco Arrighi su Palazzo Rosso appare difficilmente conciliabile con le procedure che regolano i finanziamenti pubblici ed evidenzia una preoccupante approssimazione amministrativa.

Avanti – Più Europa Carrara: "Su Villa Ceci serve aprire una discussione pubblica seria"
Carrara - Avanti - Più Europa interviene nel dibattito sulla destinazione dell'area di Villa Ceci, chiedendo un confronto approfondito, trasparente e partecipato che coinvolga tutte le forze…

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Un momento di ascolto, confronto e costruzione condivisa per affrontare le sfide e le opportunità del sistema produttivo del territorio. È questo l'obiettivo dell'iniziativa promossa dal Partito Democratico di Massa-Carrara dal titolo "Il futuro della Zona Industriale", in programma venerdì 5 giugno alle ore 17.30 presso l'Autorità Portuale di Marina di Carrara.L'incontro rappresenta il secondo appuntamento dedicato alla Zona Industriale Apuana e vedrà la partecipazione di rappresentanti istituzionali, associazioni di categoria e protagonisti del tessuto economico locale. Ad aprire i lavori sarà Gianni Lorenzetti, consigliere regionale del Partito Democratico e presidente della IV Commissione della Regione Toscana. Seguirà la relazione tecnica del dott. Fabio Cacioli, direttore attività produttive della Regione Toscana. Alla tavola rotonda interverranno Paolo Baldini per Confindustria Toscana Centro e Costa – Delegazione Massa Carrara, Davide Brizzi, presidente CNA Massa Carrara, ed Enrico Panconi, presidente commercio Confartigianato. Coordinerà il confronto la giornalista Alessandra Vivoli. Le conclusioni saranno affidate a Leonardo Marras, assessore alle attività produttive della Regione Toscana. "Crediamo che il futuro della Zona Industriale Apuana debba essere costruito attraverso il dialogo costante tra istituzioni, imprese e rappresentanze economiche – dichiarano dal Partito Democratico di Massa-Carrara –. Servono visione, investimenti e una strategia condivisa per rafforzare competitività, occupazione e innovazione in un'area centrale per l'economia della provincia e della Toscana.". "Questo incontro vuole essere un'occasione concreta per ascoltare esigenze, raccogliere proposte e individuare strumenti utili a sostenere lo sviluppo del territorio."
L'iniziativa si svolgerà presso l'Autorità Portuale di Marina di Carrara, in Viale Cristoforo Colombo 6.
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E' stata prorogata fino a domenica 7 giugno la chiusura anticipata dei locali. I pubblici esercizi possono quindi continuare a chiudere all'una, mentre resta la tolleranza di trenta minuti per lo sgombero dal suolo pubblico di sedie e tavoli per impedire lo stazionamento delle persone negli spazi occupati dai dehors. L'ordinanza fa riferimento agli esercizi che effettuano la somministrazione al pubblico di alimenti e bevande, i circoli privati e gli esercizi artigianali di preparazione alimentare con annesso punto vendita (gelaterie, yogurteria, pasticceria, pizza da taglio ed asporto), che potranno restare aperti dalle 5 all'una del giorno successivo. Per gli esercizi di vicinato e per le medie strutture di vendita, l'orario è fissato dalle 7 alle 21. La limitazione vale anche per la vendita da asporto.Inoltre, per i locali di pubblico spettacolo in possesso della licenza di agibilità l'orario di esercizio è quello previsto dall'autorizzazione stessa, ovvero è consentita la somministrazione di alimenti e bevande fino all'1,30, con divieto di somministrazione di alimenti e bevande dopo l'1,30 e fino alle 5 del giorno successivo. Dall'1 all' 01,30 la somministrazione di alimenti e bevande dovrà essere effettuata esclusivamente all'interno del locale. Resta l'obbligo entro l' 1,30 di provvedere alla rimozione di tavole e sedie dalle loro pertinenze esterne, compresi i dehors aperti o alla messa in sicurezza, con idonee modalità.Le disposizioni riguardano l'area del centro storico di Carrara delimitata da via Don Minzoni, via Erevan, via Codena, via Dell'Amico, via Tacca, via Fontana, piazza Sacco e Vanzetti, via Monterosso, via del Cavatore, via Conti, via Colonnata, via Carriona, salita San Rocco, viale Potrignano, via Apuana, via Carriona, via del Commercio, via Dickens, via Elisa, via San Martino, corso Rosselli fino a viale XX Settembre, via Roma.Ad Avenza la zona delimitata da: via Petacchi, viale XX Settembre tra via Petacchi e via Covetta, via Covetta tra viale XX Settembre tratto compreso tra via Petacchi e via Covetta, via Covetta tratto compreso tra viale XX Settembre e via Carriona e via Carriona tra via Covetta e il sottopasso ferroviario. A Marina l'area delimitata da: via Covetta, via Pucciarelli, viale Zaccagna, viale delle Pinete fino al confine con Massa, viale da Verrazzano, viale Colombo, via Rinchiosa, largo Marinai d'Italia, viale Vespucci compresa la zona degli stabilimenti balneari, via Fabbricotti fino al confine con Sarzana, via Comano, via Bassagrande, via del Parmignola, via Ca' Marchetti, via Pontremoli, viale Galilei.E' stata inoltre prorogata al prossimo 7 giugno l'ordinanza comunale che prevede nelle stesse zone permane dalle 22 alle 6 il divieto di vendita e asporto di bevande in contenitori di vetro.
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Dalla segreteria provinciale del Pd arriva una richiesta perentoria al presidente della Provincia Roberto Valettini affinchè si dimetta dalla presidenza della Società della Salute della Lunigiana: Sono passati ben più di 45 giorni dall'annuncio delle dimissioni del Presidente Valettini dalla Società della Salute, ma ad oggi sembra che questa promessa sia destinata a rimanere tra quelle non mantenute. La ragione per cui le dimissioni sarebbero necessarie è semplice: nel triplice ruolo di Presidente della Provincia, Sindaco di Aulla e Presidente della Società della Salute, Valettini non riesce a dedicare le necessarie energie alla gestione di tutti questi importanti incarichi. E a farne le spese è la Società della Salute, che però riveste un ruolo fondamentale per i servizi socio-sanitari in Lunigiana. Non si tratta solo di non essere presente per le necessità quotidiane dell'Ente o per i passaggi istituzionali di rappresentanza, ma anche e soprattutto di una mancanza totale di gestione dell'aspetto più delicato della SdS, vale a dire della partecipazione economica degli Enti associati.I servizi socio-sanitari erogati dalla SdS si reggono sul pagamento delle quote da parte dei vari Enti; molti sono i Comuni che responsabilmente ottemperano in modo regolare e puntuale al pagamento delle quote dovute, ma ad oggi risultano ancora in arretrato (relativamente alle quote 2025) per centinaia di migliaia di euro diversi Comuni, tra cui lo stesso del Presidente, oltre a Pontremoli e Villafranca, che ha debiti risalenti anche agli anni passati per via della critica situazione economica. E allora sorge un dubbio: non è che la permanenza del Presidente Valettini, alla luce delle convergenze via via sempre più forti con le amministrazioni di centrodestra, vada proprio a garantire che questi Comuni possano continuare a gestire "allegramente" la partecipazione alle quote SdS? Per quale motivo le dimissioni annunciate non sono state rese effettive? La scusa di voler trovare una convergenza tra tutte le forze politiche sembra cozzare contro due approcci radicalmente diversi alla responsabilità amministrativa nei confronti dei cittadini. Invito con forza il Presidente Valettini a garantire ai cittadini l'efficienza della SdS attraverso il richiamo alla partecipazione dei Comuni che non sono in regola, per evitare che questo possa portare disagi e riduzione di servizi ai cittadini della Lunigiana. La sanità e il sociale hanno bisogno di finanziamenti per garantire i cittadini; il centrosinistra lo sa bene e lavora quotidianamente, la destra lo usa strumentalmente ma si nasconde dalle responsabilità".
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Massesi, avete pagato la retta della mensa fino a giugno. Il Comune vi aveva garantito il servizio fino al 30 giugno 2026, nero su bianco, con tanto di stemma comunale sul documento. Ebbene: da giovedì 29 maggio, nelle scuole primarie e secondarie di primo grado, le mense sono chiuse. L'anno scolastico finisce il 10 giugno. Nel mezzo, undici giorni di vuoto che nessuno ha organizzato, nessuno ha comunicato ufficialmente e nessuno, fino ad oggi, si è degnato di spiegare. Questa è la storia di come una città intera si è ritrovata a rincorrere una decisione amministrativa presa nell'ombra, scoperta per caso, diffusa via WhatsApp da un numero privato il 22 maggio scorso. Non una circolare. Non un avviso ufficiale. Un messaggio su uno smartphone, rimbalzato di gruppo in gruppo tra genitori sbigottiti, come se una comunicazione di servizio pubblico potesse viaggiare alla stregua di una foto di famiglia. La situazione è diventata così insostenibile che molte famiglie hanno deciso di rivolgersi direttamente alle redazioni dei giornali locali, raccontando il proprio disagio e chiedendo pubblicamente conto di una scelta calata dall'alto senza alcuna spiegazione. Tra queste Laura Schulz, madre di due figli iscritti a tempo pieno, la cui lettera aperta è diventata in poche ore il manifesto della protesta: "Siamo una famiglia che manda i figli a scuola a tempo pieno perché i genitori lavorano. Dal 3 giugno, senza mensa, gli alunni escono alle 13. Ci troviamo a non sapere dove lasciare i bambini fino al 10 giugno. Vogliamo sapere come pensa il sindaco che si organizzeranno le famiglie che non hanno nonni o parenti." Una domanda semplice, diretta, legittima. Rimasta senza risposta.
Dietro quella lettera ci sono centinaia di famiglie del territorio che in questi giorni hanno inondato le chat scolastiche di messaggi, si sono confrontate sui gradini delle scuole, hanno cercato soluzioni improvvisate tra baby sitter introvabili e nonni già impegnati. Famiglie monoparentali, famiglie con entrambi i genitori al lavoro, famiglie che non possono permettersi di riorganizzare tutto in pochi giorni senza un costo economico reale. A loro il Comune non ha detto nulla. A loro è arrivato solo quel messaggio WhatsApp.
Non se la passano meglio i dirigenti scolastici. Anche loro hanno appreso la notizia in modo informale, anche loro si sono trovati a dover gestire la tempesta di domande di genitori e insegnanti senza avere in mano un solo documento ufficiale su cui appoggiarsi. La dirigente della Dante Alighieri ha fatto quello che poteva: si è attivata, ha cercato soluzioni, ha tenuto aperto il dialogo con le famiglie dimostrando una disponibilità che l'amministrazione comunale non ha saputo o voluto mostrare. Ma un dirigente scolastico non può supplire all'assenza di governo. Può tamponare, non può sostituire.
Filcams Cgil e Uiltucs Toscana hanno alzato la voce con un comunicato che non lascia spazio a interpretazioni. La chiusura anticipata delle mense non danneggia solo le famiglie: danneggia anche le lavoratrici del settore, già precarie, già sottopagaste, che vedono sparire dieci giorni di retribuzione senza preavviso e senza tutele. "Non è possibile che il servizio mense cessi prima della fine delle lezioni" ha dichiarato Nicola Del Vecchio, segretario provinciale della Cgil Massa Carrara. "Ogni anno la stessa storia. Tagli solo per risparmiare sul bilancio: e questo non intendiamo accettarlo." I sindacati chiedono che il servizio venga ripristinato almeno fino al 10 giugno e che si apra immediatamente un tavolo di confronto con tutte le parti coinvolte.
Le redazioni dei giornali locali, nel frattempo, hanno provato a fare il proprio lavoro: contattare l'amministrazione comunale per raccogliere una dichiarazione ufficiale. Uffici dei Servizi Educativi, segreteria del sindaco, assessore all'Istruzione: nessuno ha risposto. L'assessore è risultato irreperibile. Nessuna nota stampa, nessun comunicato, nessuna presa di posizione pubblica. Un'amministrazione che non risponde alle famiglie, non risponde ai presidi, non risponde ai sindacati e non risponde alla stampa non sta solo gestendo male una crisi: sta scegliendo consapevolmente di non governare.
Resta lì, intanto, quel documento che circola tra i genitori come una prova silenziosa. Il Calendario Anno Educativo 2025-2026, firmato dal Comune di Massa — Servizi Educativi e Scolastici — recita: dal 1 settembre 2025 al 30 giugno 2026, avvio e termine del servizio. "Eventuali ulteriori sospensioni saranno comunicate tempestivamente." Tempestivamente. Un messaggio WhatsApp sette giorni prima, per un servizio pubblico che riguarda migliaia di famiglie. Qualcuno, in Comune, dovrebbe spiegare cosa intende per tempestivo. E con quale atto amministrativo ha modificato un calendario ufficiale senza darne comunicazione formale a nessuno.
Le pagine della Gazzetta sono aperte a qualsiasi replica da parte dell'amministrazione comunale di Massa. Dal 29 maggio, le mense tacciono. La città no.
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"Non si tratta di un semplice pronunciamento tecnico, ma di un vero e proprio fallimento politico e istituzionale che colpisce al cuore il 'sistema Arrighi'": lo dice il consigliere della lista Ferri Filippo Mirabella che spiega: "La decisione della Corte Costituzionale demolisce anni di scelte amministrative firmate dal sindaco stesso e dal Partito Democratico che lo sostiene, svelando la fragilità di un modello ideologico che ha preteso di superare le leggi del diritto e del mercato. Il fulcro del crollo è la cosiddetta filiera corta obbligatoria: quel vincolo, inserito d'imperio nelle concessioni, che imponeva alle aziende di lavorare sul territorio fino al 50 per cento del marmo estratto. Una misura sbandierata per anni dalla sinistra come un dogma intoccabile a tutela del lavoro locale, giustificata dietro lo scudo della legge regionale toscana 35/2015, e che oggi si rivela per ciò che è sempre stata: la Consulta ne ha certificato l'incompatibilità con i principi costituzionali. Un'impostazione economica rigida presentata per anni come inevitabile: l'amministrazione Arrighi ha costruito un castello di carte normativo basato su un obbligo rigido. Il marmo non poteva essere venduto come blocco grezzo, se non passando per le forche caudine della lavorazione locale, pena la revoca o il mancato ottenimento della concessione. Per anni, ogni singola critica, dubbio o proposta di modifica sollevata dalle opposizioni e dalle categorie economiche è stata respinta da un'amministrazione convinta di avere una verità intoccabile. La scusa del Comune è sempre stata la stessa: "Ce lo impone la Regione, non possiamo fare altrimenti". Una narrazione comoda, avallata anche dalla tecnostruttura comunale, che ha blindato il settore in un immobilismo ideologico penalizzante. La sentenza smonta l'impostazione coercitiva sostenuta dalla giunta. La Corte Costituzionale ha squarciato questo velo di finta ineluttabilità. Il principio espresso dai giudici costituzionali è un richiamo severo al buon senso e al diritto europeo: promuovere il territorio è legittimo, ma trasformare la promozione in un obbligo coercitivo che calpesta la libertà d'impresa e la libera concorrenza è incostituzionale. Lo Stato e le Regioni possono incentivare, non costringere. Tradotto: la linea politica imposta sul settore cave esce dalla sentenza profondamente delegittimata sul piano giuridico. Il nodo politico: il sindaco Arrighi non ha più scuse. A questo punto il problema si sposta dal piano legale a quello politico. Cade definitivamente l'alibi del "provvedimento dovuto". La scelta di irrigidire i vincoli fino a renderli soffocanti dentro i contratti di concessione è stata una scelta politica deliberata, conscia e ostinata dell'amministrazione Arrighi. La responsabilità della firma su quei documenti non può più essere scaricata su Firenze o su normative sovracomunali. È il fallimento di una linea politica che ha voluto governare il settore più strategico dell'economia apuana dall'alto anziché con il dialogo e la lungimiranza economica. Tutto ciò rischia ora di aprire una valanga di ricorsi al TAR. Le conseguenze di questa ostinazione rischiano ora di essere pagate da tutta la comunità. La sentenza non annulla i contratti domattina, ma crea una fase di pericolosissima incertezza giuridica: i vincoli di filiera corta inseriti nelle concessioni escono dalla sentenza privi della solidità giuridica su cui il Comune aveva costruito il proprio impianto. Le clausole più rigide sono ora ampiamente contestabili dalle aziende. Si apre una stagione probabile di fitti contenziosi amministrativi e ricorsi al TAR contro il Comune. L'ostinazione ideologica della giunta Arrighi ha esposto l'ente pubblico a un rischio rilevante di instabilità economica e giudiziaria. Finisce l'era in cui le scelte di questa amministrazione potevano essere presentate come "inevitabili". Oggi inizia il tempo della resa dei conti per un modello politico che ha preferito una visione politica che ha ignorato i limiti giuridici della norma alla solidità del diritto".
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"Accogliamo con favore la sentenza della Consulta che ripristina i principi di libera concorrenza. La decisione conferma la bontà dell'impostazione che avevamo espresso e sostenuto, come Confindustria Toscana Centro e Costa, anche attraverso il lavoro del nostro ufficio legale. E' una decisione che conferma che la tutela del mercato deve essere uniforme".Commentano così la presidente della sezione lapideo e carbonati di Confindustria Toscana Centro e Costa Federica Guadagni e Paolo Mazzi del consiglio direttivo della sezione, la sentenza della Corte Costituzionale depositata oggi.
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Fratelli d’Italia accoglie con soddisfazione la sentenza n. 90 della Corte costituzionale che ha bocciato il ricorso della Regione Toscana relativo alle disposizioni che imponevano l’obbligo di lavorare almeno il 50 per cento del materiale estratto all’interno del sistema produttivo locale. Una norma che, dietro la retorica della cosiddetta “filiera corta”, ha prodotto effetti negativi sul comparto lapideo apuo-versiliese, alterando le dinamiche del mercato e creando difficoltà soprattutto ai piccoli e medi industriali del settore. Fin dall’inizio Fratelli d’Italia aveva evidenziato le criticità di un’impostazione ideologica che rischiava di indebolire la competitività internazionale del marmo toscano, creando incertezza normativa e ostacolando gli investimenti. La pronuncia della Corte ristabilisce oggi condizioni di maggiore equilibrio per il mercato e per le imprese del comparto, superando vincoli che negli anni hanno inciso negativamente sulla capacità competitiva delle aziende.Per Carrara e per tutto il distretto apuo-versiliese questa decisione rappresenta una svolta importante e una concreta opportunità di rilancio per un settore strategico dell’economia territoriale. In particolare, si tratta di una boccata d’ossigeno per le tante piccole imprese del comparto che ogni giorno affrontano la concorrenza internazionale, l’aumento dei costi e una pressione burocratica sempre più pesante. Su un tema così importante per l’economia del comparto apuo-versiliese sarà ora necessario lavorare a soluzioni serie, concrete e condivise, capaci di creare valore per tutta la filiera produttiva, sostenendo occupazione, competitività e investimenti senza ricorrere a vincoli ideologici che finiscono per penalizzare le imprese. Fratelli d’Italia continuerà a sostenere una politica industriale concreta e non ideologica, fondata su competitività, semplificazione e tutela del lavoro, per valorizzare il marmo come eccellenza italiana nel mondo.“Questa sentenza certifica il fallimento di una visione dirigista della sinistra toscana, che dimostra per l'ennesima volta di non conoscere il nostro territorio e di volerci imporre imporre regole dannose per il mercato e per le imprese. Oggi vengono finalmente ristabilite condizioni più equilibrate per il futuro del settore lapideo. È una vittoria per le aziende, per i lavoratori e soprattutto per i piccoli industriali che chiedono soltanto di poter competere ad armi pari sui mercati internazionali”, dichiarano gli esponenti di Fratelli d’Italia Alessandro Amorese, Marco Guidi, Massimiliano Manuel e Massimiliano Fornari.
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Un incontro cordiale, estremamente proficuo e improntato al massimo rispetto istituzionale. Così esordisce il Sindaco di Aulla e Presidente della Provincia, Roberto Valettini, all'esito del decisivo colloquio odierno con il Ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi. "Mi sono recato a Roma, dove sono stato ricevuto in un clima di grande ascolto e rispetto istituzionale dal Ministro Piantedosi. Al centro del nostro colloquio vi era la delicata e sentita questione della possibile realizzazione di un Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) a Pallerone". Il Ministro, affiancato per l'occasione da alti dirigenti del Viminale, ha preso formalmente atto delle precise osservazioni e delle riflessioni illustrate da Valettini, trattenendo e acquisendo le dettagliate note critiche appositamente predisposte dal Sindaco e Presidente. "Mi ha favorevolmente colpito la capacità di ascolto del Ministro Piantedosi – dichiara Valettini - nonostante il percorso apparisse già tracciato". Nel corso del confronto, il sindaco di Aullai ha messo sul tavolo i fattori cruciali che determinano l'assoluta inidoneità del sito di Pallerone, elementi su cui il Ministro ha preso attenta nota.Spicca su tutto la vicinanza del sito a oltre 50 mila tonnellate di rifiuti: "Una coesistenza che potrebbe costituire un serio elemento di pericolo". – puntualizza Valettini. Non solo: "La localizzazione a ridosso delle aree residenziali è del tutto incompatibile con le caratteristiche di un CPR. C'è poi da considerare la destinazione urbanistica vigente dell'area che non risulta idonea a ospitare una struttura di questo tipo". Infine, rileva anche lo spazio ridotto in un'area ad alta densità demografica: "Le dimensioni ridotte dell'area si scontrano con l'elevata densità demografica della zona circostante".
L'esito del faccia a faccia segna una svolta fondamentale per la comunità: allo stato attuale, l'azione determinata del Sindaco ha prodotto quanto meno un'interruzione dell'iter precedentemente avviato.
Il Presidente e Sindaco Roberto Valettini non nasconde la propria soddisfazione per l'esito dell'incontro, che ha visto il Ministero recepire appieno le legittime e documentate preoccupazioni del territorio e aprire una riflessione che, almeno momentaneamente, segna una battuta d'arresto all'iter precedentemente avviato. L'azione di Valettini ha dunque fatto breccia al Viminale e lascia ben sperare in una svolta significativa.
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Tre incontri con gli istruttori della Scuola italiana nordic walking per parlare dell'importanza dell'attività fisica a tutte le età. Si chiama 'Cammina Cammina' ed è la nuova iniziativa della Consulta Anziani del Comune di Carrara con il supporto dell'assessorato alle Politiche sociali.l primo incontro è fissato per sabato 30 maggio alle 17,30 al campo scuola di via Bassagrande dove si avrà l'occasione non solo di ascoltare e confrontarsi con gli istruttori della Scuola italiana di nordic walking Giuseppe Pagano e Marco Paiardi, ma anche di sperimentare questa disciplina. Il nordic walking è una camminata sportiva che si fa usando due bastoncini simili a quelli da sci di fondo, ma su terreno pianeggiante o collinare. Questa speciale tecnica, nata per l'appunto come allenamento estivo per gli sciatori di fondo, permette di mettere in movimento circa l'80 per cento dei muscoli del corpo, non solo le gambe come avviene invece nel caso di una camminata normale.«La Consulta Anziani si dimostra sempre molto attenta ai bisogni e alle esigenze dei nostri concittadini – dice il vicesindaco e assessore al Sociale Roberta Crudeli -. In questi anni sono stati organizzati corsi, iniziative e confronti su tanti temi che riguardano il benessere e la vita di tutti: dall'alimentazione, alle nuove tecnologie. Sono certa che anche questo nuovo ciclo di incontri che propone e promuove abitudini sane e salutari avrà un ottimo risconto, grazie dunque fin d'ora a tutta la consulta e agli istruttori che ci accompagneranno in questa iniziativa». «Camminare è essenziale per mantenere uno stile di vita sano, tonifica i muscoli, rinforza il sistema immunitario e aiuta a dimagrire, ma è anche un'attività divertente che aiuta a socializzare, a gestire lo stress e che favorisce il contatto con la natura – ricorda il presidente della Consulta anziani del Comune di Carrara Fabrizio Rocca -. Il nordic walking è un'attività alla portata di tutti che può essere fatta ovunque e che, soprattutto, fa bene a tutti. Questi incontri, grazie alla preziosa collaborazione degli istruttori Giuseppe Pagano e Marco Paiardi, vogliono essere non solo un momento per raccontare e ricordare quanto stare in movimento sia importante, ma anche per stimolare tante persone, di tutte le età, ad allacciarsi le scarpe e a uscire di casa per camminare».
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Il progetto di riqualificazione del complesso sportivo "La Caravella", finanziato con fondi PNRR, rappresenta una bellissima opportunità per rendere più accessibile e fruibile un'area centrale. Per questo, e per la natura dei fondi utilizzati, ho trovato doveroso leggere con attenzione la documentazione disponibile e, già un anno fa (quando i lavori sembravano volgere al termine), ho posto pubblicamente alcune domande (anche su una testata nazionale), senza spirito polemico, domande che mi permetto dunque di riproporre.
Il verde: conservazione o sostituzione?
La pineta della Caravella è classificata dal Piano Strutturale del Comune tra le "invarianti strutturali", cioè come un patrimonio da conservare e, nelle parti degradate, da ripristinare con fedeltà filologica. È un riconoscimento importante, che ne testimonia il valore storico, paesaggistico ed ecologico. La relazione tecnica prevede l'abbattimento delle alberature “compromesse" e il successivo ripopolamento attraverso uno studio agro-forestale. C’è però un dettaglio che preoccupa: la messa a dimora delle nuove alberature "sarà realizzata in una fase successiva al presente progetto", con risorse ancora non identificate. Gli abbattimenti, quindi, pagati con i fondi PNRR; le compensazioni, invece, arriveranno dopo, con tempi e garanzie non definiti. A questo punto è doveroso chiedere se esistono un piano vincolante per il ripristino arboreo, un cronoprogramma, una garanzia che le risorse arriveranno e, imprescindibile (perché obbligatorio), il calcolo delle compensazioni ecosistemiche.
Le perizie ci sono?
La documentazione non contiene, per quanto ho potuto verificare, perizie strumentali individuali per ciascun albero da abbattere: nessuna tomografia, nessuna prova di trazione, nessuna VTA per ogni singola pianta. La giustificazione all’abbattimento sembra basarsi su una valutazione complessiva di "senescenza" della pineta. Ma la senescenza non è di per sé un motivo per l’abbattimento di un albero: è una condizione fisiologica naturale, non una diagnosi di pericolosità. Un albero anziano può essere perfettamente stabile e, proprio grazie alla sua età, offre una capacità di sequestro del carbonio molto superiore a quella di un esemplare giovane. La decisione di abbattere deve pertanto fondarsi, sempre, come la letteratura scientifica raccomanda, su una valutazione integrata della stabilità e dello stato fitosanitario della singola pianta, non sull'età anagrafica. La scelta, poi, della sostituzione in blocco, invece di un intervento graduale, contraddice le raccomandazioni delle linee guida ISPRA e dei Criteri Ambientali Minimi, che prescrivono interventi graduali proprio per non creare vuoti ecologici improvvisi.
Il costo invisibile: cosa perdiamo con ogni pino abbattuto
Un pino adulto, come ogni albero maturo, svolge un ruolo attivo nel miglioramento della qualità ambientale: assorbe CO₂ e restituisce ossigeno attraverso la fotosintesi, trattiene le polveri sottili sugli aghi e nella corteccia, e intercetta una parte delle precipitazioni riducendo il deflusso superficiale. Una pianta giovane impiegherà decenni prima di restituire all'ambiente almeno parte di ciò che è andato perduto. Abbattere in blocco senza un bilancio trasparente tra ciò che si perde oggi e ciò che si guadagnerà tra tre o quattro decenni è una scelta che merita consapevolezza e trasparenza.
Il cemento si riduce davvero?
Il progetto dichiara una riduzione delle superfici impermeabili da 5.211 a 5.166 mq., un dato che viene presentato come indicatore di sostenibilità. Ma a leggere attentamente come esce fuori questo risultato sorge qualche legittima perplessità. Si demoliscono aree pavimentate e in disuso; si costruisce la nuova zona rotellistica sopra la vecchia pista del 1936, sfruttando "l'impermeabilità della pista sottostante". Però, si realizzano nuovi percorsi e strutture su aree oggi verdi. Il saldo numerico è neutro, ma la qualità ecologica del suolo cambia, perché si cementifica dove c'era prato e si "libera" dove c'era asfalto da decenni. Non è proprio la stessa cosa, perché un suolo compattato e sigillato da quasi un secolo, privo di biodiversità e il cui recupero richiederà decenni, non è minimamente equivalente al suolo vivo che oggi viene impermeabilizzato.
Il principio DNSH è veramente rispettato?
I fondi PNRR sono rigorosamente vincolati al rispetto del principio DNSH, "Do No Significant Harm", che impone quindi di non arrecare danno significativo all'ambiente in nessuna delle sue componenti: aria, suolo, acqua, biodiversità. Non basta, pertanto, la conformità formale, ma occorre non peggiorare la qualità ambientale nella sostanza. Anzi, la finalità prioritaria sarebbe quella di migliorare l’ambiente. Un progetto che abbatte alberi maturi senza perizie, che sceglie la sostituzione in blocco contro le raccomandazioni di gradualità, che costruisce su suolo verde compensando con superfici dismesse e che non produce un bilancio ecosistemico tra servizi perduti e futuri, fatica a dirsi pienamente conforme a questo principio. Mi chiedo se sia stata redatta una valutazione DNSH formale per questo progetto e se la Soprintendenza abbia valutato specificamente l'impatto sulle alberature e sulla qualità del suolo.
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