Politica
Partiti i lavori di sistemazione del verde alle case popolari di Altagnana: Erp replica alla richiesta del consigliere comunale Simone Ortori
«La ditta che si occupa della sistemazione e dello smaltimento del verde ha avviato in questi giorni le operazioni di pulizia dell'area verde esterna alle case…

Partito Repubblicano di Carrara: bilancio del percorso nell'amministrazione Arrighi e rinnovo delle cariche
A meno di diciotto mesi dalla conclusione del mandato del consiglio comunale di Carrara, il Partito Repubblicano Carrarese traccia un bilancio della legislatura in occasione del rinnovo delle…

Alloggi popolari all'ex Mattatoio di Massa: l'onorevole Barabotti della Lega annuncia un incremento di risorse per Massa
L'onorevole Andrea Barabotti rende noto che il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è pronto alla rimodulazione del finanziamento nell'ambito del programma PRUACS (Programma di riqualificazione…

Zona Industriale, il PD apre il confronto sul futuro produttivo del territorio
Il Partito Democratico di Massa-Carrara promuove un primo momento di confronto pubblico dedicato al futuro della Zona Industriale, un tema…

Il Polo P&S: il silenzio della politica sui rifiuti a Codupino
Il Polo Progressista e di Sinistra, composto da M5S RC e Mcc, trova particolarmente strano che in relazione al disservizio ai cittadini, alle evidenze di tipo ambientale e…

Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil: serve chiarezza sulla nautica locale
Bruno Casotti di FIM CISL, Umberto Faita di FIOM CGIL e Giacomo Saisi UILM UIL intervengono sulla nautica locale chiedendo chiarezza su tutele, sicurezza e…

R.E.N.T.R.I. Registro Elettronico Nazionale per la Tracciabilità dei Rifiuti, CNA Massa Carrara: “Ancora troppe incertezze tra le imprese dopo la scadenza del 13 febbraio”
A pochi giorni dall'entrata in vigore del R.E.N.T.R.I. (Registro Elettronico Nazionale per la Tracciabilità dei Rifiuti), cresce la preoccupazione di CNA Massa Carrara per le difficoltà che numerose…

"Il sessantotto e noi" di Luperini e Corlito: presentazione il 20 febbraio al cinema Garibaldi coordinata dall'assessore alla cultura Gea Dazzi
Il comune di Carrara promuove un momento di confronto e approfondimento dedicato alle giovani generazioni con la presentazione del volume "Il Sessantotto e noi", di…

A Carrara il Capodanno cinese voluto dall'assessorato alla cultura per rafforzare inclusività e mutietnicità
Sabato 21 febbraio, dalle 15.30 alle 17.30, in piazza Gramsci a Carrara si terrà un evento dedicato al Capodanno Cinese, tramite una manifestazione aperta a tutta la cittadinanza…

Discarica di Codupino: Benedetti fa un esposto contro Asmiu
Il presidente di Massa Città Nuova Stefano Benedetti ha fatto un esposto ad Arpat e alla Guardia di Finanza per la discarica di Codupino: "Ritengo necessario…

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"A Carrara non siamo più di fronte a semplici ritardi amministrativi, ma davanti a un metodo politico che confonde la gestione della cosa pubblica con la propaganda, gli atti con i comunicati stampa, le certezze giuridiche con la speranza che qualcuno, a Roma, sistemi le cose dopo" parte, come sempre all'attacco il consigliere dell'opposizione Massimiliano Bernardi che fa un'analisi della situazione relativa ai lavori a Palazzo Pisani e Palazzo Rosso. "Non sono più questioni tecniche - siega Bernardi - sono casi politici pieni, che hanno nomi e cognomi. L’assessore Moreno Lorenzini. Il sindaco Serena Arrighi. E il Partito Democratico che governa la città. Il punto è che Palazzo Pisani non è un caso isolato. Fa parte dello stesso pacchetto di interventi del Bando delle Periferie 2016 che comprende anche Palazzo Rosso. Ed è proprio parlando di Palazzo Rosso che l’assessore Lorenzini, in consiglio comunale, ha mostrato tutte le contraddizioni che, oggi, rendono menzognero anche l'annuncio dell’aggiudicazione dei lavori di Palazzo Pisani, arrivata infatti fuori tempo massimo, a ridosso della scadenza del 31 dicembre 2025. Una scadenza chiara: entro quella data i lavori dovevano essere conclusi, non semplicemente aggiudicati, non annunciati, non promessi. Qui non si discute di lana caprina. Si discute se un’opera è coperta da fondi statali o se rischia di diventare un costo scaricato sul bilancio comunale. Lorenzini cerca di dare due versioni della realtà ed il punto diventa politicamente esplosivo: una contraddizione evidente, tra ciò che l’assessore Lorenzini ha detto in consiglio comunale e ciò che ha raccontato ai giornali. In aula, incalzato sull’esistenza di una proroga ministeriale per il Bando delle Periferie, Lorenzini non ha saputo rispondere. Anzi, ha aperto all’ipotesi che, in assenza di certezze da Roma, i lavori – almeno per Palazzo Rosso – sarebbero stati completati con fondi del bilancio comunale. Tradotto: se lo stato non paga, paga Carrara. E se paga Carrara, pagano i cittadini. Non è un caso che questa incertezza sia emersa proprio sul progetto di Palazzo Rosso, i cui lavori sono partiti solo a maggio, con mesi di ritardo rispetto al cronoprogramma compatibile con la scadenza È su Palazzo Rosso che Lorenzini, messo alle strette, ha ammesso di non sapere se esistesse una proroga ministeriale e ha aperto all’ipotesi di completare l’intervento con fondi comunali Ed è proprio parlando di Palazzo Rosso che l’assessore Lorenzini, in Consiglio comunale, ha mostrato tutte le contraddizioni che oggi rendono menziniero anche l’annuncio dell’aggiudicazione dei lavori di Palazzo Pisani, finanziati – si afferma – con fondi del Bando delle Periferie, arriva infatti fuori tempo massimo, a ridosso della scadenza del 31 dicembre 2025. Una scadenza chiara: entro quella data i lavori dovevano essere conclusi, non semplicemente aggiudicati, non annunciati, non promessi. Se questa è la situazione di Palazzo Rosso, perché i carrarini dovrebbero credere che per Palazzo Pisani – fermo per anni e annunciato all’ultimo minuto – le condizioni siano improvvisamente diverse? Infatti, fuori dall’aula consiliare, ecco il cambio di registro dell'assessore del PRI con toni trionfalistici, “momento di svolta”, cantieri imminenti, fondi del Bando delle Periferie dati per certi. Le due cose non possono stare insieme. O esiste una proroga formale, scritta e protocollata, oppure no. E se non esiste, l’annuncio è politicamente irresponsabile. Arrighi tace, ma la responsabilità è sua e in questo quadro il silenzio del sindaco Arrighi non è un dettaglio. È un fatto politico. Perché Lorenzini è l’assessore che comunica, ma Arrighi è la garante dell’azione amministrativa. È lei che deve dire alla città se il Comune ha in mano una copertura certa o se sta procedendo a vista. Tacere, in questo caso, significa avallare. Ed avallare un’operazione senza certezze significa accettare il rischio che, domani, il conto venga presentato ai cittadini. C’è poi un passaggio che va chiarito, perché non tutti conoscono l’articolo 21 della legge regionale sulle cave. Non è una norma marginale: consente di destinare parte delle risorse derivanti dall’attività estrattiva del marmo a opere di interesse pubblico, come il recupero del patrimonio urbano e storico. In teoria, uno strumento di riequilibrio: il marmo sfrutta il territorio, il territorio riceve investimenti. Il progetto di recupero di Palazzo Pisani era stato inserito anche in questo canale. Poi, però, quelle risorse sono state spostate dall’amministrazione Arrighi sullo Stadio dei Marmi, per finanziare la Curva Nord della Carrarese Calcio, intervento prorogato di un anno grazie a una decisione della Lega. Un’operazione da quasi 3 milioni di euro, legata a un soggetto industriale del marmo che ha un ruolo centrale anche nella governance della società sportiva. Una scelta politica netta, da lì la convinzione, del tutto legittima, che Palazzo Pisani fosse stato accantonato. Ecco perché l’annuncio improvviso dell’avvio del cantiere oggi non appare come efficienza amministrativa, ma come un blitz comunicativo. Roma lo sa o no? A questo punto la domanda è inevitabile e non più rinviabile: con chi ha parlato Lorenzini a Roma? È stato coinvolto l’onorevole Villani di Fratelli d’Italia, responsabile nazionale del Bando delle Periferie? Lo stesso che, durante un sopralluogo a Carrara, aveva già richiamato duramente l’amministrazione per i ritardi accumulati? Oppure si è deciso di andare avanti senza copertura certa, confidando che una proroga arrivi dopo? Perché senza una proroga formale, l’aggiudicazione non mette in sicurezza un euro. Il PD ci sta? Infine, la domanda politica che pesa come un macigno: il Partito Democratico è d’accordo con questo metodo? È d’accordo con una gestione fatta di annunci prima delle carte, di fondi spostati da un progetto all’altro, di rischi scaricati sui bilanci futuri? Perché se Lorenzini e Arrighi stanno agendo in autonomia, il PD lo dica. Ma se questa è una linea condivisa, allora il partito se ne assuma pienamente la responsabilità politica. Perché quando un assessore non sa dire se esiste una proroga su un progetto, non può pretendere fiducia cieca sull’altro.
Qui non è in discussione il recupero di Palazzo Pisani, che tutti vogliono. È in discussione la credibilità di chi governa. Perché amministrare non significa sperare che i problemi si risolvano dopo un comunicato stampa. Significa sapere, prima di parlare, chi paga. E a Carrara, oggi, questa risposta non c’è.A poco più di un anno e mezzo dalla fine del mandato Arrighi, la città si trova intrappolata tra cantieri fermi e interventi rimasti a metà: una montagna di risorse pubbliche sospese, un’eredità che costerà caro a chi dovrà ricostruire credibilità, efficienza e futuro per Carrara".
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Il 2025 è stato per noi un anno di grande maturazione e di definizione della nostra azione politica.Dopo il 2024 , in cui abbiamo fissato i punti essenziali del nostro agire, definendo la cornice politica con la quale vogliamo approcciarci ai problemi della città, nel 2025 siamo passati all’azione, intensificando il rapporto con i cittadini e contrastando concretamente le azioni e le visioni dell’amministrazione Persiani. Sono i numeri a dirlo.139 accessi agli atti, 6 esposti alla Procura della Repubblica, 1 esposto alla corte dei conti, 21 segnalazioni agli uffici comunali, 48 interrogazioni, 10 interrogazioni a risposta scritta, 5 risoluzioni, 4 mozioni. In particolare vogliamo sottolineare gli oltre 100 interventi in Aula: Daniela Bennati ha fatto un numero di interventi 5 volte superiore alla media degli altri consiglieri. Tutto questo è il frutto di un impegno costante dell’intera squadra che permette alla nostra consigliera di essere preparata, documentata in ogni occasione. E’ il rispetto che dovevamo agli elettori e alle elettrici che ci hanno dato mandato di rappresentarli.Abbiamo messo la lente sulle partecipate dell’amministrazione , sulle loro difficoltà economico-finanziarie, sulle loro difficoltà operative, sui possibili danni che la città avrebbe dovuto pagare. Le nostre critiche all’operato di Cermec e di Evam hanno trovato poi riscontro nelle azioni amministrative e hanno confermato la validità delle nostre denunce; i rilievi su Casa Ascoli, ricordiamo che la convocazione di un consiglio straordinario sulla casa di riposo pubblica è stata una nostra iniziativa, sono risultati veritieri e le ultime decisioni dell’amministrazione ne sono una prova provata; le scelte del Sindaco sugli utili di GAIA, da noi pubblicamente denunciate, hanno costretto la società stessa a correre a ripari provando a comunicare altro per evitare di parlare del vero problema.
Abbiamo tradotto a livello locale le preoccupazioni ambientali generali che stanno affliggendo il mondo e che hanno riscontri anche sul nostro territorio, come la richiesta di prendere posizione a favore di lavoratori e lavoratrici sottoposti alle ondate di calore sempre più frequenti: il silenzio dell’amministrazione, che non ha mai calendarizzato nei lavori consiliari questa discussione, dimostra quanto sia lontana l’attenzione della maggioranza Persiani dal mondo reale e dal mondo del lavoro in particolare. Abbiamo ascoltato decine e decine di persone sul territorio , soprattutto quelle della montagna e delle periferie, quel territorio che non fa parte del salotto buono della città e che è regolarmente dimenticato. La nostre segnalazioni e denunce legate al dissesto idrogeologico, le nostre critiche alle scelte politiche dell’amministrazione Persiani che non hanno portato un solo euro del PNRR per contrastare il dissesto delle nostre montagne, le nostre proposte concrete sull’abbandono dei paesi di montagna e sulla rinuncia a sostenere la potenzialità economica sostenibile nelle nostre aree interne, sono il frutto dell’ascolto, del dialogo, del confronto che abbiamo intrapreso in questo anno. Abbiamo puntato molto sulla mobilità in città : è sotto l’occhio di tutte e tutti come oggi il traffico, i parcheggi, il trasporto pubblico, sono un problema che non può essere risolto né attraverso il progetto della Variante Aurelia, né con la creazione di nuove arterie stradali che produrranno solo nuovo consumo di suolo peggiorando la tenuta idrogeologica del territorio. Abbiamo più volte richiesto la revisione del Piano Urbano della Mobilità , vecchio oramai di 14 anni, ma nessuna risposta dall’amministrazione che continua a vivere alla giornata e mantiene invivibile il muoversi in città.Abbiamo rimarcato la nostra contrarietà alla distruzione delle Apuane opponendoci chiaramente all’approvazione dei Piani attuativi dei Bacini estrattivi. 7 nuove cave, spesso in aree completamente rinaturalizzate sono un colpo mortale per il nostro territorio. Il “partito della escavazione " ha trovato terreno fertile in una visione distruttiva dell’ambiente e a poco valgono i tentativi di green-washing dell’amministrazione. La realtà sta nell’abbandono dei paesi, dei versanti, di chi fa economia sostenibile sulle nostra Apuane: rimarchiamo che non un euro sulla Via Vandelli è stato stanziato nel piano delle opere. Un lavoro minuzioso il nostro, documentato, che ha messo spesso in evidenza le contraddizioni dell’azione dell’amministrazione e le difficoltà nel rispondere. Ogni azione nostra è stata l’ingranaggio di un motore più complesso per portare alle critiche, alle proposte, alle soluzione di problemi collettivi, dalle nostre richieste di accesso agli atti, passando dalle interrogazioni e dalle mozioni, per arrivare agli esposti in Procura della Repubblica e in Corte dei conti: tutto risponde ad un disegno chiaro di opposizione alla destra reale della nostra città.
Invece di aprirsi ad un sano e conflittuale dibattito politico, come ogni democrazia pretende, l’amministrazione mostra le difficoltà nell’affrontare le nostre posizioni nascondendosi o in un rumoroso silenzio , che ci ha costretto a ricorrere sia al segretario comunale che al Prefetto per vedere riconosciuti i nostri diritti lesi dalle mancate risposte agli accessi agli atti, lesi dalle censure alla nostra consigliera in aula, o in minacce di ritorsioni legali scioltesi poi come neve al sole data la loro infondatezza. Ma abbiamo le spalle larghe e non ci siamo fatti certo intimorire dagli atteggiamenti autocrati e abbiamo continuato sulla nostra strada, senza mai concedere nulla a chi ci rifiutava il confronto politico.
Purtroppo per la città i problemi rimangono e sono sotto gli occhi di tutti, il 2025 si sta chiudendo su questa falsa linea. 2’000 avvii al lavoro in meno nel 2025 rispetto al 2024 nella nostra provincia con solo il 12 per cento a tempo indeterminato che si abbassa al 10 per cento per gli under 35; 11’000 case inutilizzate con grossi problemi di sfratto e nel trovare affitti sostenibili; presenze turistiche nel nostro comune (dati provvisori ma fortemente attendibili) in calo del 3 per ento in controtendenza rispetto alla crescita del resto della Provincia e a livello nazionale; aumento del rischio climatico che pone la nostra provincia tra le prime 10 più colpite in Italia . Ma risposte su questi temi non si sono viste. Possiamo anche affermare che il 2026 non si apre certamente con le migliori prospettive, anzi. Il 30 di dicembre la Giunta Comunale ha approvato il bilancio previsionale 2026, in netto ritardo rispetto a quanto indicato dal Regolamento di contabilità. Ciò significa che andremo in esercizio provvisorio per lo meno per tutto il mese di Gennaio e gli uffici avranno pertanto un'autonomia limitata nel gestire gli interventi nella città. Ancora una dimostrazione dell’incapacità di questa amministrazione nel garantire almeno il minimo sindacale. Già lo possiamo immaginare, perchè già è successo, la rincorsa in consiglio comunale per approvare l’aggiornamento del DUP e del bilancio di previsione, con conseguente contingentamento dei tempi di discussione con le consigliere e i consiglieri chiamati ad esprimere un mero atto di fede nei confronti della Giunta, chiamati a schiacciare un tasto senza un minimo di approfondimento, né di sana dialettica politica.
Nel 2025 abbiamo toccato con mano cosa significa voler amministrare una città con un regime autocratico rinchiuso nella propria torre d’avorio , mentre il caro vita taglia il potere d’acquisto dei cittadini, quando nulla si fa per favorire il diritto all’abitare , quando si nasconde il problema dei cambiamenti climatici concausa dei dissesti dei versanti delle nostre montagne, quando si fa finta che il modello economico del nostro territorio funzioni ma in realtà produce solo disuguaglianze, precarietà e incertezza per il futuro , quando ci si nasconde dietro un dito per non vedere i disastri nella gestione della mobilità urbana , si racconta che la città è pulita e l’igiene urbana è la migliore al mondo.
A tutto questo ci opporremo proponendo soluzioni e una visione diversa di città e di futuro.
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Grazie a un investimento complessivo da poco più di 350mila euro potranno partire a breve importanti lavori in via Turati, via Lunense e via Muttini. Ad Avenza si andrà a sostituire la barriera stradale a pochi metri dalla stazione, mentre a Marina sarà completamente rifatto il parcheggio che si trova all'intersezione tra via Muttini, via Lunense e via Capitan Fiorillo. "Tanto in via Turati che in via Muttini e via Lunense andremo a intervenire per sanare delle situazioni di disagio e potenziale pericolo per residenti e non solo – spiega l'assessore ai Lavori pubblici Elena Guadagni -. Ad Avenza sarà completamente sostituita la barriera stradale lato Sarzana, mentre a Marina andremo a completare la riqualificazione del parcheggio pubblico all'incrocio con via Fiorillo dopo che nei mesi scorsi sono state abbattute numerose piante pericolose. Tutti questi interventi vanno nella direzione di migliorare tanto la sicurezza quanto il decoro dei rispettivi quartieri e sono una risposta precisa e concreta alle richieste di chi ogni giorno vive, lavora e frequenta quelle zone".In particolare in via Turati saranno completamente rimossi e sostituiti circa 70 metri di barriera stradale. Al loro posto, con un investimento complessivo di 101mila euro, un nuovo cordolo in cemento armato e una nuova recinzione in acciaio Corten, simile a quella che è già stata installata nei mesi scorsi sul ponte di via Elisa, a Carrara, e si procederà poi alla riasfaltatura della strada.In via Muttini e via Lunense l'intervento prevede invece di andare a recuperare completamente l'area, all'incrocio con via Capitan Fiorillo, già oggetto di un lavoro di riqualificazione a causa della presenza di numerose piante di pino pericolanti. Ora, con una spesa da oltre 250mila euro si interverrà per un completo recupero del parcheggio. In particolare il progetto prevede il rifacimento dell'asfalto e delle aiuole esistenti, la rimozione delle radici superficiali e la messa a dimora di nuove piante di leccio al posto di quelle che sono state rimosse. Infine sarà realizzatala rete fognaria per lo smaltimento delle acque meteoriche con allaccio alla rete esistente su via Capitan Fiorillo. Questo intervento diviso in due progetti paralleli: uno per l'area tra via Muttini e via Fiorillo e un altro per quella tra via Lunense e via Fiorillo.
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Il consigliere dell'opposizione del comune di Carrara Simone Caffaz apre il nuovo anno con una segnalazione: "Siamo perfettamente consapevoli del fatto che il sindaco di Carrara Serena Arrighi sia abituata a transitare quotidianamente solo lungo la via Aurelia nel tratto di strada che congiunge Carrara con Querceta. Dato il mestiere che ha scelto di fare, sarebbe tuttavia raccomandabile che ogni tanto percorresse alcuni tratti anche delle strade cittadine, che si trovano in uno stato di tale degrado che non è necessario commentare ulteriormente tanto è davanti agli occhi di tutti, e questo nonostante gli ingenti fondi che sono destinati al loro ripristino e derivano anche dalla tassazione sul lapideo, risorse aggiuntive rispetto a qualsiasi altro Comune. Una delle strade più trascurate è incredibilmente via Monteverde, nonostante si trovi in un'area dalla vista panoramica spettacolare, in cui insistono alcune delle case più prestigiose della città e rappresenti un'arteria frequentatissima che congiunge il viale XX Settembre con il sempre più popoloso abitato di Fossone. Ebbene, chiunque passi da quelle parti, e la sindaca evidentemente non lo fa, non può che rimanere impressionato dalla ristrettezza della carreggiata che spesso costringe gli automobilisti a manovre ardite e avventurose (su cui tuttavia c'è poco da poter intervenire), sulla trascuratezza del verde pubblico e in parte anche di quello privato che rende ancora più complicato il transito, ma soprattutto da un inqualificabile stato del manto stradale, sconnesso, degradato e caratterizzato da buche profonde. Un manto stradale che non solo costringe gli automobilisti a strane manovre per evitare le buche, ma che rende persino difficile passeggiare lungo la strada. Tutto ciò evidentemente provoca danni agli autoveicoli e un contesto di potenziale pericolo e non si riesce a capire come tale situazione duri ormai da anni senza che nessuno si degni di intervenire. È quindi indifferibile e urgente che venga prestata particolare attenzione a quest'area sia nel taglio e nella manutenzione del verde pubblico, sia soprattutto nel prevedere uno stanziamento che consenta un intervento strutturale al manto stradale allo scopo di evitare conseguenze peggiori e danni a persone e cose".
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Il Grupppo consiliare del Pd di Massa ha presentato in comune due contributi riguardanti la variante urbanistica ex-Olivetti, realizzati in collaborazione al gruppo di discussione Polis Lab, che hanno l’obiettivo di offrire elementi di analisi e mettere a disposizione della cittadinanza e del dibattito pubblico considerazioni di natura sia politica sia tecnica. Questo il contributo sulla variante contestuale al P.S. e al R.U. relativa all’area ex Olivetti Syntesis, firmato da Stefano Alberti Consigliere Comunale Gruppo P.D.
“Il complesso dello Stabilimento Olivetti Synthesis di Massa rappresenta un importante testimonianza dell’architettura italiana del ventesimo secolo. La costruzione del complesso avviene in più fasi: risale al 1939 l’idea di localizzare a Massa, nella Zona Industriale Apuana (Z.I.A.), uno stabilimento Olivetti per la produzione dei suoi schedari e classificatori metallici; tra il 1941 e il 1942, viene realizzato il primo corpo di fabbrica, il serbatoio dell’acqua, la cabina elettrica, la recinzione con la pensilina d’ingresso e il locale della pesa dopo il 1953 vengono costruite nuove officine e, la mensa e servizi sociali. Progettato da uno dei maggiori esponenti de razionalismo italiano, l’architetto Piero Bottoni (con la collaborazione di Mario Pucci), rappresenta la concezione della fabbrica innovativa e democratica voluta dal grande imprenditore illuminato Adriano Olivetti. L’importanza della figura di Bottoni, poeta, matematico, architetto, pittore, scultore e urbanista, appassionato militante del Movimento moderno negli anni Trenta, impegnato nella vita politica milanese, è testimoniata dalla istituzione dell’Archivio Piero Bottoni nel 1983, presso il Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano, che conserva oltre 90.000 unità documentarie (disegni di progetti, modelli, scritti e altro). È del 2019 la dichiarazione dell’interesse culturale particolarmente importante del quartiere QT8 di Milano (progettato da Bottoni) e dell’intero Archivio Piero Bottoni. La storia dello stabilimento di Massa è poi legata anche agli arredi prodotti da Olivetti Synthesis che sono entrati a pieno titolo nella storia del design italiano del dopoguerra, grazie all’apporto di figure come Ettore Sottsass e Michele De Lucchi, spesso presenti a Massa per sovrintendere alla fase progettuale ed esecutiva degli arredi, come ricorda Enrico Morteo nel libro “Sottsass Olivetti Synthesis”: “Nel 1972 la Olivetti mette in produzione negli stabilimenti Synthesis di Massa Carrara il sistema di arredi componibili Synthesis 45 progettato da Ettore Sottsass. Il progetto fotografa con precisione e intelligenza il passaggio cruciale da una matura modernità ad una ancora indefinita condizione post-moderna”.Il complesso Olivetti è stato pertanto un luogo frequentato ed amato dalle migliori menti creative del design italiano (in un’intervista di qualche anno fa De Lucchi ricordava con nostalgia le visite allo stabilimento massese), dove si sono prodotti oggetti entrati nella storia della cultura materiale del nostro paese dal dopoguerra agli anni ottanta. L’altro aspetto fondamentale, prima ricordato, è quello relativo all’architettura del complesso Olivetti, straordinario ambiente lavorativo, progettato in base alla filosofia di Adriano Olivetti, che negli anni trenta frequentava la riviera apuana e le spiagge di Ronchi e Poveromo. Il complesso comprendeva l’officina principale caratterizzata da tre grandi navate voltate con suggestivi spazi interni e interessanti soluzioni strutturali, e si rivolgeva verso l’esterno con il terminale sul lato corto con una curva a linea spezzata. Un altro aspetto fondamentale, per il quale si richiede un ripristino delle condizioni originarie, è quello relativo al riuscito inserimento della fabbrica nel lotto di pertinenza e l’armonioso rapporto paesaggistico che la costruzione trova con l’intorno. Dal Masterplan presentato risulta inoltre che la parte centrale dell’edificio principale viene demolita per realizzare il Parco industriale, andando ad eliminare un settore importante dell’architettura dell’edificio. La qualità dell’edificio è confermata dall’inserimento nell’”Atlante dell'architettura italiana degli anni '50 e '60”, redatto dallo IUAV (Istituto Universitario di Architettura di Venezia”ed è incluso nel “Censimento delle architetture italiane dal 1945 ad oggi” a cura della Direzione Generale creatività del MIC Ministero della Cultura ( vedi il seguente link: https://censimentoarchitetturecontemporanee.cultura.gov.it/scheda-opera?id=302 ), dove descrivendo l’edificio si dice “Dall’insieme emerge, quale testimonianza dell’idea di “fabbrica nel verde”, il capannone a tre navate coperto a volte, dove le grandi vetrate del fronte nord rendevano possibile una visione diretta del paesaggio circostante dall’interno del luogo di lavoro”, sottolineando il valore del rapporto con le aree circostanti e con il paesaggio. Si pone quindi oggi il problema di tutelare un bene architettonico e paesaggistico così rilevante in tutta la sua estensione: gli edifici, che testimoniano la qualità architettonica del progetto di Bottoni, i valori culturali della produzione industriale che veniva realizzata, il disegno degli spazi aperti del complesso olivettiano. Attualmente gli edifici della ex Olivetti sono stati censiti come “Edifici non residenziali significativi” nel vigente Piano Strutturale del Comune di Massa (Tavola delle “Invarianti strutturali” B2.b) e come “Edifici di interesse significativo” nel vigente Regolamento Urbanistico e sono pertanto oggi soggetti a normative che andrebbero confermate con la variante.
In relazione a quanto sopra descritto si richiede:
- In primo luogo di esplicitare quali saranno gli interventi architettonici e di sistemazione degli spazi aperti al fine di preservare le caratteristiche architettoniche e strutturali del complesso ex Olivetti Synthesis progettato da Piero Bottoni.
- La verifica della superficie edificabile: i 35.760 mq di SE indicati nella Scheda Norma Arec 2.02 si riferiscono a tutti gli edifici presenti nell’area, compresi i due capannoni prospicienti via Carducci. Considerato che nel Masterplan i due capannoni vengono dati in demolizione si richiede di esplicitare dove tale superficie venga utilizzata, dal momento che la somma delle superfici delle varie funzioni previste nella scheda si riferisce al totale dei mq. 35.760.
- Un chiarimento sulla superficie commerciale indicata. La superficie
Commerciale di 8.260 mq è prevista per il commercio al dettaglio, infatti nella Scheda norma viene prescritto: 1) Non sono ammesse medie e grandi strutture di vendita, ex art. 13, comma 1, lett. e) ed f), della LR 62 del 23/11/2018 e
s.m.i. 2) Non potrà essere realizzato un centro commerciale, ex art. 13, comma 1, lett. g), L.R. 62/2018 e s.m.i
- Non risulta chiaro come la suddetta nota prescrittiva inserita nella Scheda possa essere coerente con la descrizione stessa del art. 13 punto g) “per centro commerciale, una media o una grande struttura di vendita nella quale più esercizi commerciali sono inseriti in una struttura a destinazione specifica e usufruiscono di infrastrutture comuni e spazi di servizio gestiti unitariamente. Per superficie di vendita di un centro commerciale si intende quella risultante dalla somma delle superfici di vendita degli esercizi di commercio al dettaglio in esso presenti;”
- Inoltre l’intervento di cambio d’uso verso il commerciale-direzionale risulta contrastante con quanto previsto nella Scheda Norma Arec 2.02 in “ALTRI
PARAMETRI URBANISTICI E INDICAZIONI PER LA
PROGETTAZIONE” dove si esplicita che “Sugli edifici di significativo valore la tutela finalizzata alla salvaguardia e alla valorizzazione delle caratteristiche dell'immobile non deve impedire le modernizzazioni e gli adeguamenti utili o necessari per la riattivazione dell'uso produttivo [...]”.
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Il Grupppo consiliare del Pd di Massa ha presentato in comune due contributi riguardanti la variante urbanistica ex-Olivetti, realizzati in collaborazione al gruppo di discussione Polis Lab, che hanno l’obiettivo di offrire elementi di analisi e mettere a disposizione della cittadinanza e del dibattito pubblico considerazioni di natura sia politica sia tecnica. Questo il contributo sulla variante contestuale al P.S. e al R.U. relativa all’area ex Olivetti Syntesis, firmato da Enzo Romolo Ricci, capogruppo PD consiglio comunale di Massa: “Con l’avvio della procedura riguardante la variante urbanistica ex aree Olivetti, si conferma la decisione dell’amministrazione comunale a rinunciare ai propri compiti istituzionali di programmazione del territorio per assumere e svilire le funzioni dell’ente alla mera “facilitazione” degli interessi che non agiscono da promotori di sviluppo, pur nella tutela dei loro legittimi interessi, ma con logica atta ad estrarre il maggior valore possibile a discapito della comunità. A questo punto della vicenda urbanistica massese, inaugurata dall'amministrazione Persiani, la strategia è evidente: abbandonare ogni visione generale utile all’interesse pubblico per privilegiare un uso speculativo del territorio. Basta osservare la sequela di varianti adottate per averne riprova: dalla Sogegross, all’Universal Bench, ex Sensi Garden a questa ex Area Olivetti; in questo modo utilizzando si procedure di legge tradendone però lo spirito, la ratio e le finalità; frazionando gli interessi non solo si anticipano gli strumenti urbanistici generali (in elaborazione) ma si eludono procedure come VAS, che metterebbero in discussione scelte con un impatto ambientale rilevante, soprattutto per la qualità dell’aria in una città che già soffre criticità importanti. Ma la scelta di rinunciare ad una visione che dia coerenza rispetto agli interessi comuni della collettività a cui anche scelte particolari dovrebbero adeguarsi, essendo la città un bene comune essenziale, come peraltro dispongono leggi e costituzione, trova conferma, tra gli altri, in un ulteriore clamoroso aspetto che deve essere considerato: per arricchire qualcuno s’impoverisce tutti. La trasformazione della destinazione d’uso da produttiva a commerciale, ed in parte ad artigianato di servizio, concentra dunque la rendita differenziale urbana in un luogo, oggetto dell’intervento, che si aggiunge ai già previsti Universal Bench ed Aree di Bordo, polarizzando la funzione commerciale e deprimendo la possibilità di creare bacini di utenza, per la città policentrica, di riqualificazione dei tessuti esistenti attraverso negozi di prossimità. Tale fatto non solo marginalizza socialmente i quartieri periferici, determinando degrado urbano, ma ha come conseguenza un decremento di valore, abbassandosi il valore della rendita, per migliaia di euro per abitazione che sommate ammontano a molte decine, se non centinaia, di milioni di euro di patrimonializzazione degli immobili in possesso delle famiglie, e che costituiscono molto spesso il loro risparmio di una vita. Un meccanismo perverso dovuto a scellerate scelte urbanistiche che determinano nuove disuguaglianze. Se la perdita di valore delle migliaia di abitazioni periferiche è conseguenza diretta e tangibile, tali scelte urbanistiche si trascinano altre conseguenze: l’ulteriore indebolimento dei tessuti urbani privati dei servizi di prossimità, con ricadute sociali negative; la perdita di motivazione degli abitanti a investire nelle proprie case, ostacolando gli obiettivi del Green New Deal e aumentando costi energetici e valore immobiliare; maggiori costi di trasporto dovuti alla necessità di muoversi in auto per gli acquisti, contraddicendo ogni politica di mobilità sostenibile; un incremento dell’inquinamento veicolare in un territorio segnato dall’inversione termica, fenomeno che trattiene gli inquinanti al suolo e aggrava le patologie respiratorie. Il rapporto «Sentieri» del Ministero della Salute certifica già un’incidenza del 20–30% superiore alla media nazionale. Un aumento degli incidenti stradali, con conseguenti danni e costi aggiuntivi a carico della collettività, anche in termini assicurativi.Infine, oltre agli aspetti sociali, economici, ambientali e sanitari, emerge con forza il tema dello sviluppo connesso all’uso delle aree industriali, che mutate di funzione, determinano una caduta rispetto alla divisione territoriale del lavoro sottraendo risorse ad attività produttrici di buona occupazione per creare dispositivi urbani caratterizzati da lavoro povero e precario, come testimoniano anche i contratti di categoria. Da tali considerazioni oggettive, ed altre potrebbero essere aggiunte, l'operazione sulle ex aree Olivetti si configura come un danno per la città intesa in senso proprio, come struttura della comunità e non come mero condominio proprietario dove all’arricchimento di uno consegue l’impoverimento di tutti.
È come se l’amministrazione agisse da Robin Hood al contrario: sottrae valore al territorio e lo trasferisce in mani private, generando disuguaglianze, degrado e marginalità, tradendo il ruolo costituzionale di governo del bene comune. Le varianti ex Universal Bench, ex Olivetti, ex Sensi Garden e FdB 2.07 si qualificano come interventi fine a se stessi, privi di qualsiasi visione complessiva e di una logica autentica di “riqualificazione” o “ricucitura” del tessuto urbano. Rispondono unicamente a criteri di massimo guadagno e privatistico tornaconto, senza alcuna attenzione agli equilibri sociali ed economici della città. Il dato è evidente: negli ultimi dodici anni, nel Comune di Massa hanno chiuso 250 attività commerciali; il centro storico si è progressivamente trasformato in un deserto, con oltre 150 negozi scomparsi, mentre le nuove aperture sono diventate sempre più sporadiche. È proprio per questo che la rigenerazione urbana, nel suo senso più pieno, non può essere ridotta a semplici operazioni immobiliari, ma deve essere concepita come un processo multidimensionale che integri dimensioni ambientali, sociali, economiche, abitative e urbanistiche. In assenza di una strategia unitaria, resta una domanda imprescindibile: quale masterplan sostiene questo cambio di destinazione d’uso? Siamo di fronte a fenomeni che un tempo furono additati come la peggiore urbanistica, funzione dell’uso particolaristico del territorio. Per tali motivi occorre rigettare tale variante e ricondurre tutto ad una visione più complessiva operando negli e con gli strumenti urbanistici più complessivi, già in fase di revisione, valutando anche l'uso dei P.I.P. (legge 22 ottobre 1971, n. 865 ) in funzione di un modello di sviluppo sostenibile.Dove alle speculazioni possano essere sostituiti gli investimenti atti a produrre prosperità diffusa e qualità sociale ed ambientale, dando alla nostra città un futuro anche per le nuove generazioni.
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Il 7 gennaio il vincitore della gara indetta dalla Provincia di Massa-Carrara per il Lotto Debole del Trasporto Pubblico Locale inizierà formalmente la gestione del servizio. Questo passaggio segna, di fatto, la conclusione dell’intero iter burocratico previsto dalla gara unica regionale del TPL, indetta dalla Regione Toscana, che ha portato Autolinee Toscane a subentrare ai precedenti gestori in tutta la Regione.
Peccato che, proprio nelle ultime ore, ci sia pervenuta una notizia che va in direzione opposta: la linea 03 di Pontremoli verrà soppressa, su richiesta dello stesso Comune, per ripristinare la linea 02 di Cervara e la linea 09 di Ceretoli. Non vogliamo polemizzare con il Comune di Pontremoli, al quale riconosciamo la legittimità della richiesta, che risponderebbe a un’esigenza del territorio; non siamo però d’accordo se queste linee verranno trasferite nel contenitore del Lotto Debole dopo che l’iter burocratico per l’assegnazione del Lotto Debole si è concluso.
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La riapertura di cave dismesse da decenni nel comune di Vagli di Sotto, all'interno del Parco regionale delle Alpi Apuane, solleva interrogativi che vanno ben oltre i confini dei comuni interessati. Le autorizzazioni concesse (come risulta dall'atto autorizzativo del Parco regionale delle Alpi Apuane) per siti che nel tempo si erano completamente rinaturalizzati appaiono in netto contrasto con lo stato ambientale già compromesso dell'area e con gli effetti documentati sui corsi d'acqua a valle. È noto, da indagini effettuate anche dai Carabinieri forestali, come le attività estrattive nella valle di Vagli incidano sulle sorgenti montane e sui torrenti che alimentano il fiume Frigido, principale corso d'acqua del Comune di Massa. Un fiume che rappresenta una risorsa ambientale e idrica fondamentale, oltre a un elemento centrale per la sicurezza idrogeologica del territorio. Per il Comitato Ugo Pisa Poi, il Comune di Massa ha quindi un interesse legittimo, diretto e attuale a opporsi alla riapertura di queste cave, poiché i danni prodotti a monte si traducono in effetti concreti a valle: inquinamento delle acque, alterazione degli ecosistemi fluviali, aumento della vulnerabilità del territorio e incremento dei costi di depurazione a carico della collettività.Le autorizzazioni risultano ancora più controverse alla luce dei più recenti indirizzi normativi. La Nature Restoration Law impone il ripristino dei siti naturali degradati entro il 2030, non la riattivazione di quelli che avevano avviato un processo di recupero spontaneo. Inoltre, la nuova legge sulla valutazione di impatto generazionale, approvata nel novembre 2025, stabilisce che ogni intervento potenzialmente dannoso per l'ambiente debba essere valutato anche in relazione agli effetti sulle generazioni future e possa essere interrotto qualora limiti diritti e risorse nel lungo periodo. Un principio che pone interrogativi evidenti sulla tutela del diritto a un ambiente sano per chi verrà dopo di noi.In questo contesto, il ruolo del Parco delle Alpi Apuane e della Soprintendenza appare quantomeno contraddittorio. Enti preposti alla tutela del paesaggio sembrano aver privilegiato una lettura meramente procedurale delle autorizzazioni, trascurando il principio di precauzione e gli effetti cumulativi su un territorio già fragile.Il nodo, oggi, non è solo la riapertura di una cava, ma la responsabilità di decidere se il prezzo ambientale debba continuare a essere pagato da chi vive lungo il Frigido e da chi erediterà domani un territorio più vulnerabile di quello attuale.Il Comitato Ugo Pisa ritiene pertanto che l'amministrazione comunale debba farsi carico di questa responsabilità.
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Crisi nei rifiuti e leadership percepita come assente, Cermec, RetiAmbiente e una guida politica ancora da chiarire: sono le riflessioni maturate dal consigliere della Lista Ferri Filippo Mirabella che ipotizza anche una possibile situazione di difficoltà del sindaco di Carrara Serena Arrighi. Ecco la lunga disanima del consigliere Mirabella: “Il recente passaggio di Cermec nel perimetro di RetiAmbiente ha suscitato aspettative e, al tempo stesso, interrogativi critici. Il problema dei rifiuti nel nostro territorio, secondo molti osservatori, non si risolve solo con operazioni societarie: servono trasparenza, una visione industriale chiara e una responsabilità politica esplicita. E’ un’operazione di facciata?La scelta di conferire Cermec e le partecipate comunali a RetiAmbiente è stata approvata dall’assemblea dei soci, con una partecipazione complessiva di Massa e Carrara pari ad almeno l’11 per cento delle quote, dando così un segnale di coordinamento pubblico del servizio dei rifiuti nell’Ambito Toscano Costa. Sulla carta, una governance unificata può portare vantaggi: economie di scala nei servizi e negli acquisti, maggiore capacità di investimento, standard uniformi sul territorio. Tutti obiettivi condivisibili. Tuttavia, resta legittimo chiedersi se i cittadini e i lavoratori possano trarre benefici concreti e misurabili, oppure se l’operazione risponda principalmente a esigenze di riequilibrio societario più che alla risoluzione dei problemi strutturali del sistema dei rifiuti. Negli ultimi anni Cermec ha attraversato una fase complessa, culminata in un concordato preventivo archiviato solo di recente. Nonostante ciò, l’Azienda continua a essere considerata da molti un assetto rilevante per l’economia circolare della provincia, con potenzialità industriali e occupazionali ancora importanti. La criticità più rilevante emersa negli ultimi mesi riguarda il progetto del biodigestore anaerobico, oggi in una condizione di stallo e forte incertezza. In precedenza era stato presentato come elemento centrale di un piano industriale moderno per il trattamento dell’organico; la sua sospensione ha quindi alimentato interrogativi significativi sulla chiarezza delle scelte e sulla strategia politica complessiva.Inoltre, sindacati e forze politiche hanno più volte segnalato quella che viene percepita come una gestione caratterizzata da comunicazioni poco chiare, tempi non definiti e dall’assenza di un cronoprogramma pubblico sulle bonifiche e sull’avvio degli impianti. Il Sindaco di Carrara, Serena Arrighi, ha in più occasioni espresso sostegno alla costruzione di un sistema pubblico più efficiente; tuttavia, secondo diversi osservatori, non sono state ancora fornite spiegazioni pienamente convincenti sulle ragioni per cui il biodigestore non venga realizzato, pur essendo indicato come punto centrale del piano industriale.La domanda, sul piano politico, appare legittima: se il Sindaco, insieme alla propria maggioranza e con il sostegno del PD provinciale, ha appoggiato un determinato progetto industriale, per quali motivi oggi non sembra in grado di garantirne una coerenza strategica nel tempo? In un contesto simile, il silenzio o il semplice rinvio delle responsabilità ai livelli tecnici rischiano di non essere percepiti come risposte adeguate. Nel giro di poco più di un anno, la politica dei rifiuti a Carrara è stata segnata da una successione di decisioni rapide, annunci non sempre accompagnati da una visione di lungo periodo e da una distribuzione delle responsabilità non sempre chiara. Al centro del dibattito pubblico rimane la figura del sindaco Arrighi, che ad alcuni cittadini appare oscillare tra scelte molto diverse tra loro. La nomina dell’amministratore unico Lorenzo Porzano, ad esempio, è arrivata dopo poche ore, con modalità percepite come improvvise con la sostituzione di Ciacci e l’arrivo di Porzano. Questo ha sollevato interrogativi sul metodo adottato. Qual è il progetto complessivo per il servizio dei rifiuti? Quali competenze orientano le decisioni strategiche? L’innesto politico di Porzano: su quali basi? All’indomani del commissariamento dell’Azienda e dell’archiviazione del concordato preventivo, Cermec si trovava in un momento decisivo: la sua ripartenza industriale avrebbe richiesto, secondo molti, una guida con competenze diverse e una visione strategica del settore. In assenza di una comunicazione chiara sui criteri di scelta e di un confronto pubblico sulle competenze richieste e sul ruolo assegnato, emergono domande politiche inevitabili: quando si nominano figure chiave per asset industriali strategici, chi le propone? Con quali criteri? La politica non può sottrarsi alle proprie responsabilità dietro formule tecniche o procedurali: la nomina dei vertici di aziende pubbliche richiede una chiara assunzione di responsabilità in sede politica e democratica. Su questi aspetti, il PD provinciale non ha assunto, finora, una posizione pubblica esplicita né sulla nomina né sulle responsabilità strategiche complessive. Questa dinamica, secondo molti, non può essere definita una leadership solida, perché non è stata accompagnata da un controllo politico serio e continuativo. Cosa cambia dopo l’entrata di Cermec in RetiAmbiente? Il conferimento di Cermec in RetiAmbiente può avere un senso solo se inserito in un progetto industriale chiaramente definito. In assenza di ciò, l’effetto percepito rischia di essere l’opposto: maggiore confusione, minore chiarezza e benefici non chiaramente comunicati ai cittadini. Questa impostazione, secondo una parte del dibattito pubblico, non rappresenta una vera politica attiva, ma piuttosto una gestione reattiva. Il risultato è che i cittadini continuano a pagare la Tari, affrontano incertezze sui servizi e assistono a scelte che possono apparire dettate più dalle contingenze politiche che da una visione coerente di governance del ciclo dei rifiuti. Non basta rispondere alle sollecitazioni mediatiche o adottare decisioni episodiche. Servono criteri chiari e pubblici per le nomine e una responsabilità politica coerente e continuativa, non semplicemente reattiva. La città non ha bisogno di annunci o di cambiamenti improvvisi ai vertici, ma di una politica che metta al centro fatti, competenze e risultati verificabili. Il ciclo dei rifiuti non si governa con slogan o con nomine dell’ultimo minuto: si governa con strategia, chiarezza e responsabilità. Ed è questo, in definitiva, ciò che i cittadini hanno il diritto di conoscere e di pretendere”.
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I consiglieri comunali Stefano Alberti, Gabriele Cairoli, Enzo Romolo Ricci e Daniele Tarantino hanno presentato un’interrogazione per chiedere dove e secondo quali criteri, le opere di arte urbana realizzate col progetto “Massa Street Art”, saranno definitivamente collocate. La gestione del progetto è stata assegnata con affidamento diretto alla Galleria Deodato Arte che si occuperà dell'organizzazione e della realizzazione del progetto denominato “Arte pubblica nella città di Massa” - Massa Street Art, con importo complessivo di 109.800 euro. Ecco le richieste dei consiglieri dell’opposizione : “Con questo progetto sono state realizzate opere che devono trovare una definitiva e adeguata collocazione, perché, con esso, si è inteso puntare sull’arte pubblica come leva di sviluppo sostenibile, inclusivo e turistico e perseguire l'idea di : “trasformare il contesto, riscrivere i luoghi, generare meraviglia, consolidare il ruolo dell’arte come motore di trasformazione e condivisione”. L'opera realizzata dell'artista Pierpaolo Perretta (nome d'arte Mr. Save the wall), un murale di geoblock lungo 40 metri eseguito di fronte al pontile di Marina di Massa, e lì attualmente esposto fino alla collocazione in altro luogo, rappresenta la rielaborazione creativa della vicenda del Pontile distrutto dalla nave Guang Rong da cui il progetto ha trovato impulso, chiediamo all’amministrazione quali criteri hanno guidato o guideranno l’individuazione dell'area o delle aree in cui collocare le opere realizzate; qual è il cronoprogramma definito per installare le opere nei luoghi e spazi individuati. Infine, chiediamo se rispondono a verità le voci secondo cui l'opera di Mr. Save the wall sarà posizionata in un parco cittadino e, in tal caso, di quale parco si tratta. Poiché tale opera per le specifiche caratteristiche che la contraddistinguono può trovare adeguata collocazione in luoghi, realtà e contesti del nostro litorale, chiediamo all’amministrazione comunale di valutare ed esprimere un giudizio in merito alla proposta che avanziamo di collocare tale opera nel contesto dell’ex Ugo Pisa, area oggetto di un articolato intervento di riqualificazione”.
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