Politica
Museo della Memoria di Bergiola, anni di promesse: la critica del consigliere Mirabella
"Ancora oggi, a ben 82 anni dall'eccidio (1944-2026), il sindaco Arrighi parla di "lavori ancora da ultimare", infatti la struttura non è ancora ufficialmente e pienamente…

Cerimonia per l'82° anniversario della strage di Bergiola Foscalina: presenti tutte le istituzioni
Si è tenuta mercoledì 16 settembre, la cerimonia commemorativa dell'82° Anniversario della Strage di Bergiola Foscalina, evento patrocinato dalla Provincia di Massa-Carrara. A rappresentare l'amministrazione…

Villaggio San Luca, infiltrazioni e promesse disattese. «Adesso basta, il Comune intervenga»
«È il momento di dire basta. Basta promesse non mantenute e basta con il menefreghismo di un'amministrazione che continua a lasciare soli i cittadini». Lo…

CPR ad Aulla: Schianchi di FdI definisce "ideologico" l'atteggiamento del Governo, Valettini prenda le distanze
Arriva dalla segreteria provinciale di FdI Massa Carrara e Lunigiana un'analisi critica sul Cpr di Aulla che chiama in causa il sindaco di Aulla e…

Importanti nomine regionali per i dirigenti FdI del territorio: quattro apuani ai vertici dei dipartimenti regionali Toscana di Fratelli d'italia
Fratelli d'Italia Massa Carrara attraverso il coordinatore provinciale del partito Marco Guidi esprime grande soddisfazione per le recenti nomine regionali che vedono protagonisti alcuni dirigenti…

Cantieri elettorali e città paralizzata: il grande bluff del restyling di Carrara
Opere urbanistiche come strumento di propaganda elettorale: è quanto suggerisce Cristina Pinelli di Forza Italia nei confronti dell'amministrazione di Serena Arrighi: "L’amministrazione comunale uscente merita un…

Via Bigioni, una strada sempre più pericolosa: FdI annuncia un'interpellanza in consiglio comunale
Via Bigioni, a Marina di Carrara, è diventata una situazione di rischio quotidiano per residenti, automobilisti e soprattutto per i pedoni.La…

Sicurezza: Persiani, anche a Massa pronti a sostenere l'aumento dei militari per l'operazione Strade Sicure
Massa, 15 setembre. - "La priorità per la nostra Amministrazione e per il territorio è la sicurezza dei nostri cittadini, di chi lavora e dei tanti turisti che…

Difesa della costa e sedimenti marini, Barabotti: «La Regione si sveglia dopo anni di ritardi. Giani intervenga prima dell'inverno»
Massa, 15 settembre 2026 – «L'approvazione da parte della Giunta regionale della delibera sui valori chimici locali dei sedimenti marini non è una vittoria da celebrare,…

Carrara pronta a fare la propria parte per chiedere più personale di sostegno nelle scuole secondarie
Nel giorno della prima campanella nelle scuole cittadine si è riunita oggi la commissione Sanità presieduta da Guido Bianchini per ascoltare il garante per i…

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Il 6 agosto 2026 è stata pubblicata sulla stampa locale la risposta che l’Amministratore Unico di ASMIU, Avvocato Sabrina Boghetti, ha dato alle RSU aziendali.Non ci sembra proprio che l’Amministratrice Unica abbia cercato di dare risposte concrete alla RSU, piuttosto ha elencato una serie di azioni obbligatorie per Legge (vedasi corsi, impianto antincendio, aggiornamento DVR, DPI e precauzioni per il caldo), denunciando implicitamente un ritardo anche sul fronte normativo.Ricordiamo in particolare che il DVR deve essere aggiornato nel caso del verificarsi di eventi come modifiche del processo produttivo, introduzione di nuove attrezzature, infortuni significativi, o indicazioni della sorveglianza sanitaria. Proprio per questi continui cambiamenti il DVR ha subito nel corso degli anni continui aggiornamenti quindi non ci risulta veritiero che l’Amministrazione ASMIU sia riuscita ad aggiornarlo dopo 10 anni che non veniva fatto.L’Amministratrice inoltre pone a vanto anche l’aver “ implementato nel corso dei primi mesi del 2026 il nuovo impianto antincendio …..” Anche in questo caso vi è una ricostruzione non del tutto realistica nell’attribuirsene la paternità; il nuovo impianto antincendio Le è stato imposto dall’Ispettorato dopo le denunce inoltrate allo stesso Ispettorato dai dipendenti attraverso i loro rappresentanti e dagli scioperi effettuati. L’Ispettorato è di conseguenza intervenuto obbligando l’Azienda a provvedere alla messa in regola.
Anche per le precauzioni contro il caldo non si tratta di una “gentile” concessione dell’Amministratrice ma l’essersi attenuta alle Leggi, ordinanze regionali e prevenzione sanitaria. Possiamo certamente affermare che si tratta piuttosto di un articolo che si affianca agli ultimi articoli pubblicati ed agli interventi di alcuni Consiglieri Comunali nell’Assise Cittadina in cui ogni parte politica, visto l’imminente rinnovo di mandato al vertice di ASMIU, ne ha approfittato per fare la propria campagna e L’Amministratrice per evidenziare quanto di buono avrebbe fatto.L’Amministratrice Unica si è allineata a quella stessa parte politica che l’ha posta al vertice di ASMIU giustificando che i disservizi sono dovuti principalmente alle assenze del personale per ferie, malattia e Legge 104/92 (ricordiamo che il Consigliere Comunale di FI nell’ultimo Consiglio Comunale ha posto l’accento sulla responsabilità dei lavoratori sul disservizio) .Dovremmo sorprenderci ma non è così: un Amministratore dovrebbe conoscere che i propri dipendenti hanno diritto alle ferie, alla malattia, alla Legge 104 e se non si è capaci nell’organizzazione del lavoro di tener conto di ciò, lo stesso Amministratore ne dovrebbe trarre le dovute conseguenze sulla sua incapacità (anche se oggi è tardiva vista la scadenza del mandato) e non riversare sui lavoratori le colpe della mala organizzazione aziendale.
La RSU ASMIU nel comunicato stampa ha sollevato alcune (delle tante) problematiche dell’Azienda a cui non è stata data risposta:mezzi vecchi o non idonei, mancanza di programmazione dei turni con adeguato anticipo, reale rotazione delle mansioni, gestione chiara e trasparente dei mezzi, fornitura di materiali di scarsa qualità. Tanto per far capire come Lavoratori subiscono le inefficienze organizzative Aziendali aggiungiamo anche: mancanza di orari di lavoro esposti più volte richiesti dalla RSU per permettere ai Lavoratori di organizzare la propri vita privata, rotazione anche delle turnazioni compreso la mancanza ad oggi del deposito del Bilancio 2025 e la conseguente sua approvazione che perette ai lavoratori di conoscere i valori economici collegati il premio di produttività.Come Sindacato pertanto rivolgiamo alla Amministratrice Unica UNA SEMPLICE DOMANDA: il premio di produttività viene pagato nel mese di agosto di ogni anno, e quest’anno quando verrà pagato se non c’è ancora il bilancio?
Riteniamo che non sia più possibile andare avanti con comunicati, contro comunicati, giustificativi inesatti e nel rispetto di tutti i Cittadini che subiscono i disagi legati al nostro servizio, nonchè dei disagi a chi il servizio lo vuole svolgere con impegno.
Intendiamo inoltrare istanza agli Organi Comunali competenti al fine di essere auditi in Consiglio Comunale, in modo che fatta chiarezza sullo stato reale delle problematiche della raccolta rifiuti ed ognuno, per il proprio ruolo, si impegni davanti alla Cittadinanza a operare per risolvere le problematiche in essere, solo così usciremo dal opacità delle reciproche responsabilità tornando come Lavoratori a svolgere serenamente il nostro lavoro senza sentire quotidianamente l’insoddisfazione dei Cittadini.
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Come Associazione abbiamo trasmesso al sindaco di Carrara Serena Arrrighi una nuova istanza formale sulla sosta estiva a Marina di Carrara, chiedendo l’adozione di un’ordinanza che riservi ai residenti una quota degli stalli nelle zone sottoposte a maggiore pressione. È il terzo atto dopo la segnalazione via PEC dell’agosto 2025 e l’istanza del marzo 2026, entrambe rimaste senza alcun riscontro.Il disagio che denunciamo non è la difficoltà di trovare un posto comodo. È che in alcune vie di Marina, da giugno a settembre, chi esce di casa in automobile sa che al rientro con grande probabilità non troverà dove fermarsi. Anziani, persone fragili, famiglie con bambini: molti rinunciano semplicemente a spostarsi. Per quattro mesi all’anno la sosta smette di essere un servizio e diventa una condizione che limita la vita quotidiana.
C’è una ragione strutturale, mai entrata nelle valutazioni degli uffici, per cui il problema si concentra particolarmente in alcuni quartieri. Ad esempio, la quasi totalità degli edifici di Viale Colombo, una delle strade più colpite dal problema, è anteriore al 1967, cioè alla legge Ponte, che per la prima volta impose alle nuove costruzioni una dotazione minima di parcheggi. Quei fabbricati non hanno sosta pertinenziale per una ragione storico-normativa che i residenti non hanno scelto e non possono sanare: in un tessuto così denso non esiste lo spazio fisico per ricavarli. La strada pubblica non è pertanto una comodità: è l’unica risorsa materialmente disponibile.
La nuova istanza si fonda su una disparità documentata. Le Norme per l’attuazione del Piano della Sosta del Comune di Carrara si aprono con una frase chiara: «Nel Centro città di Carrara sono istituite le seguenti zone…». L’intero impianto (zone a sosta controllata articolate in settori, ZTL, area pedonale, parcheggio di interscambio San Martino con navetta gratuita e, soprattutto, permesso di sosta gratuito annuale per i residenti) si ferma al centro storico. Marina di Carrara, che è l’area del territorio comunale soggetta alla più forte pressione veicolare stagionale, ne è interamente esclusa.
Che l’Amministrazione sappia intervenire rapidamente sulla sosta quando riconosce un disagio è dimostrato dai suoi stessi atti: con la delibera di Giunta n. 508 del 29 dicembre 2025 ha concesso ai residenti del centro la sosta gratuita in piazze ordinariamente a pagamento, motivandola con la carenza di posti auto causata da lavori e afflusso di persone; nel marzo 2026 ha sospeso la sosta a pagamento in tutto il centro cittadino. Per Marina, in un anno, nessun provvedimento.
C’è di più. Con l’ordinanza n. 37/2024 sugli orari dei pubblici esercizi il Comune ha richiamato l’indagine ARPAT sull’inquinamento acustico a Marina «tra le strade di Via Genova, Viale Colombo, Via Rinchiosa e Via Ingolstadt», riconoscendo che l’esposizione al disagio incide sulle normali attività quotidiane e provoca «ansia, irritazione, difficoltà a far fronte alle normali occupazioni». Le stesse vie, lo stesso periodo, lo stesso fenomeno: meritevoli di tutela quando si tratta di rumore, non quando si tratta di poter raggiungere la propria abitazione.
L’estate 2026 ha confermato la previsione. L’unica offerta aggiuntiva di sosta comparsa sul litorale non è stata comunale: l’apertura del Piazzale A decisa da IMM CarraraFiere, a pagamento, solo nei fine settimana e conclusa il 19 luglio per lasciare posto agli allestimenti dei concerti. Dal 20 luglio, nel mese di massima affluenza, neppure quel palliativo. Nel frattempo, i cantieri hanno sottratto stalli e sul litorale sono fioccate le sanzioni.
L’istanza chiede l’adozione di un’ordinanza ai sensi dell’art. 7, comma 11, del Codice della Strada che istituisca un “Settore Estivo Marina” con una quota di stalli riservata ai residenti dal 1° giugno al 15 settembre e permesso gratuito per un veicolo per nucleo familiare, sul modello già in vigore in centro; l’adozione dell’atto entro il 31 marzo di ogni anno, per non arrivare a stagione conclusa; una navetta diurna gratuita dai parcheggi scambiatori; la quantificazione degli stalli soppressi dai cantieri con misure compensative; e la convocazione entro quindici giorni di un tavolo tecnico con l’assessorato alla Mobilità, il Settore 9 e Nausicaa S.p.A.
Non chiediamo un privilegio: chiediamo che una tutela già riconosciuta, disciplinata e gestita dal Comune per un quartiere venga estesa anche a un altro quartiere. La differenza fra i residenti del centro storico e quelli di Marina non sta nei bisogni né nelle norme applicabili: sta nel fatto che per gli uni un atto è stato firmato e per gli altri no. L’istanza apre i termini di legge per una risposta scritta: decorsi inutilmente, ci rivolgeremo al titolare del potere sostitutivo e valuteremo gli ulteriori strumenti previsti dall’ordinamento.
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“Ho la sensazione che l’amministrazione comunale stia sottovalutando la situazione dello stadio comunale che continua a essere occupato senza titolo per attività sportive e non solo. L’interrogazione che ho portato in aula alcuni mesi fa ha messo a nudo tutta l’irregolarità contabile che certifica un potenziale danno erariale. La presenza dell’assessore Acerbo domenica pomeriggio, alla presentazione della squadra e all’allenamento, potrebbe essere interpretato come la garanzia di una copertura politica a questo stato di cose” dichiara la consigliera Bennati. “L’amministrazione comunale deve chiarire se ha messo in mora la società calcistica per rientrare dei pagamenti delle utenze fatte dal Comune di Massa negli ultimi otto anni. Sono davvero sorpresa che l'amministrazione non comprenda la gravità della vicenda che si combina con la pessima politica amministrativa sulla gestione degli impianti sportivi comunali” specifica Bennati.Il Polo Progressista e di Sinistra, considerata la sordità dell’amministrazione comunale, ha inviato questa mattina una diffida al Comune di Massa sullo stadio comunale invitandolo a rispettare le leggi che regolano l’utilizzo del patrimonio immobiliare. L’assessore allo sport Acerbo ha avuto mesi a disposizione per dare il via a una regolare gara per la concessione dello stadio comunale predisponendo un bando insieme agli uffici; servirebbe poi un apposito regolamento che avrebbe già dovuto essere redatto e portato nella commissione competente. Di fronte a questa inerzia spetterebbe alla commissione Affari Istituzionali agire quindi chiediamo al Partito Democratico di Massa e al suo gruppo consiliare, di chiarire la loro posizione in questa vicenda perché esprime la presidente di tale commissione di controllo e garanzia. Di fronte a una mancanza di concessione legale, a chiavi dello stadio che non si trovano, a utenze non pagate vogliamo venga fatta chiarezza per evitare di minare il nuovo progetto sportivo appena partito.
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Martedì 11 agosto 2026 alle ore 18,30, nell' ambito delle iniziative della festa di Liberazione di Casette si terrà un incontro sulle problematiche dei problemi dei paesi della Montagna. A fianco della Consigliera Comunale Daniela Bennati del polo Progressista e di sinistra ci sarà il Professor Filippo Barbera dell' Università di Torino, uno dei massimi esperti delle tematiche riguardanti le aree interne Italiane. Assieme proveranno a delineare le problematiche locali e nazionali, a definire soluzioni e ad ascoltare la voce viva degli abitanti della montagna che potranno evidenziare le difficoltà che quotidianamente vivono i paesi. Sarà un momento sia di approfondimento e confronto dal quale potranno uscire proposte concrete per l' amministrazione comunale.
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"Il Sottosegretario alla Cultura Lucia Borgonzoni comunica lo stanziamento di fondi per la città di Carrara. In particolare, più di 500.000 euro sono riservati al ripristino della cinta muraria del Castello carrarese di Moneta. Questo finanziamento conferma come il Governo e i rappresentanti della Lega presenti nella stessa compagine governativa riconoscano l'importanza di sostenere opere storiche come la predetta struttura. Un supporto che tende a valorizzare un segmento da sempre fondamentale dell'economia nazionale e toscana."Così l'Onorevole Andrea Barabotti della Lega, Cristina Rocchi, Segretaria Lega Carrara e Andrea Tosi, Capogruppo Lega Consiglio comunale di Carrara.
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Con 78 voti favorevoli e 38 contrari, il Senato ha approvato in via definitiva il 𝟒 𝐠𝐢𝐮𝐠𝐧𝐨 𝟐𝟎𝟐𝟔 il disegno di legge sul consenso informato in ambito scolastico, presentato dal ministro dell'Istruzione e del Merito 𝐆𝐢𝐮𝐬𝐞𝐩𝐩𝐞 𝐕𝐚𝐥𝐝𝐢𝐭𝐚𝐫𝐚. Il provvedimento, già passato alla Camera lo scorso dicembre, chiude un iter che il centrodestra definisce una "riforma storica" a tutela delle famiglie italiane.
𝐂𝐨𝐬𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐯𝐞𝐝𝐞 𝐥𝐚 𝐥𝐞𝐠𝐠𝐞
Il testo, composto da tre articoli, introduce l'obbligo per le scuole di informare preventivamente le famiglie sui contenuti, sui materiali didattici e sugli eventuali soggetti esterni coinvolti in attività curricolari ed extracurricolari legate a sessualità, affettività e identità di genere. Per le attività riguardanti questi temi, la partecipazione degli studenti minorenni sarà subordinata al consenso scritto dei genitori; per gli studenti maggiorenni sarà sufficiente il consenso personale.
𝐋𝐞 𝐫𝐚𝐠𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐫𝐢𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚 𝐬𝐞𝐜𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐢𝐥 𝐦𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐫𝐨
Commentando l'approvazione, Valditara ha rivendicato con forza l'impianto della legge: "Con l'approvazione definitiva di oggi al Senato della legge sul Consenso informato tuteliamo i bambini dalla confusione della propaganda gender e ridiamo voce ai genitori sulle tematiche della identità di genere per i figli adolescenti minorenni" (fonte: AGI, 4 giugno 2026). Il ministro ha inoltre sottolineato che il provvedimento si fonda su un preciso principio costituzionale: "In questo applichiamo la Costituzione che attribuisce ai genitori il diritto di educare i figli" (fonte: LaPresse, 4 giugno 2026).
Un punto su cui Valditara ha insistito riguarda le critiche ricevute: il ministro ha respinto l'accusa secondo cui la norma cancellerebbe l'educazione affettiva nelle scuole, rivendicando anzi un risultato che va nella direzione opposta: per la prima volta il governo ha reso stabilmente obbligatoria, in tutti i gradi scolastici, l'educazione al rispetto, alle relazioni e all'empatia (fonte: sito ufficiale del Ministero dell'Istruzione e del Merito).
𝐈𝐥 𝐯𝐚𝐥𝐨𝐫𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐭𝐫𝐚𝐬𝐩𝐚𝐫𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐯𝐞𝐫𝐬𝐨 𝐥𝐞 𝐟𝐚𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐞
Al netto delle polemiche, la riforma si presenta come una risposta a un'esigenza reale: molte famiglie italiane hanno più volte lamentato la mancanza di informazioni preventive su progetti e materiali didattici proposti a scuola su temi delicati come sessualità e identità di genere. Il ddl Valditara introduce per la prima volta un obbligo strutturato di comunicazione e consenso, in linea con il principio di corresponsabilità educativa tra scuola e famiglia richiamato nel testo stesso della norma (fonte: Affaritaliani, 4 giugno 2026). Per i sostenitori del provvedimento, si tratta di un passo verso maggiore trasparenza, non di un arretramento culturale.
𝐋𝐞 𝐜𝐫𝐢𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥'𝐨𝐩𝐩𝐨𝐬𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞
Il provvedimento non è stato esente da polemiche. La segretaria del Pd Elly Schlein lo ha definito "uno scempio", mentre la senatrice dem Simona Malpezzi ha accusato la maggioranza di "dire ai genitori di avere paura dei docenti" (fonte: Il Nord Est, 6 giugno 2026). Cgil e Flc hanno parlato di "pericolosa ingerenza nell'autonomia scolastica", definendo l'approccio del governo "moralista e sessuofobo" (fonte: FLC CGIL, 5 giugno 2026). Per il Movimento 5 Stelle, tramite il deputato Luca Pirondini, la legge rappresenterebbe invece una concessione a un elettorato conservatore (fonte: Il Fatto Quotidiano, 5 giugno 2026).
𝐔𝐧 𝐝𝐢𝐛𝐚𝐭𝐭𝐢𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐬𝐭𝐢𝐧𝐚𝐭𝐨 𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐬𝐞𝐠𝐮𝐢𝐫𝐞
Il ddl Valditara si inserisce in una stagione di riforme del ministro dell'Istruzione dal forte impatto simbolico e politico, capace di mobilitare consensi solidi nella maggioranza di governo e altrettanto solide opposizioni nel mondo sindacale e progressista. Il dibattito pubblico sul confine tra il ruolo educativo della scuola e quello della famiglia, riacceso da questa legge, è destinato a restare aperto nei prossimi mesi.
Fonti: AGI, "Scuola, il consenso informato sull'educazione sessuale è legge" (4 giugno 2026); Affaritaliani, "Scuola, il ddl sul consenso informato è legge" (4 giugno 2026); LaPresse, "Scuola, il consenso informato è legge" (4 giugno 2026); Ministero dell'Istruzione e del Merito, comunicato ufficiale (4 giugno 2026); Il Nord Est, "Approvato il ddl Valditara sul consenso informato" (6 giugno 2026); Il Fatto Quotidiano, "Ddl Valditara è legge: consenso informato a scuola tra le proteste" (5 giugno 2026); FLC CGIL, "Educazione sessuo-affettiva, Valditara ottiene il 'consenso'" (5 giugno 2026).
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La notizia di circa 16.000 bambine a rischio di mutilazione genitale femminile (MGF) in Italia riporta al centro del dibattito pubblico una legge che compie quest'anno vent'anni: la 𝐋𝐞𝐠𝐠𝐞 𝟗 𝐠𝐞𝐧𝐧𝐚𝐢𝐨 𝟐𝟎𝟎𝟔, 𝐧. 𝟕, comunemente nota come "legge Consolo", dal nome del suo promotore e primo firmatario.
𝐂𝐡𝐢 𝐞𝐫𝐚 𝐆𝐢𝐮𝐬𝐞𝐩𝐩𝐞 𝐂𝐨𝐧𝐬𝐨𝐥𝐨
Giuseppe Consolo (Napoli, 1948 – Roma, 2024) è stato avvocato cassazionista, giornalista pubblicista, docente di Diritto costituzionale alla LUISS e uomo politico di lungo corso del centrodestra italiano. Eletto senatore nel 2001 con Alleanza Nazionale, fu membro della Commissione Giustizia di Palazzo Madama. È in questa veste che presentò il disegno di legge n. 414, "Modifiche al codice penale in materia di mutilazioni e lesioni agli organi genitali a fine di condizionamento sessuale", poi confluito — insieme a una proposta analoga della senatrice Boldi — nel testo che sarebbe diventato la legge 7/2006, approvata definitivamente e pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 18 gennaio di quell'anno.
𝐈𝐥 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐞𝐧𝐮𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐥𝐞𝐠𝐠𝐞
La normativa introduce nel codice penale l'articolo 583-bis, che punisce con la reclusione chi, in assenza di esigenze terapeutiche, cagiona una mutilazione degli organi genitali femminili — clitoridectomia, escissione, infibulazione e pratiche analoghe — con pene che la giurisprudenza successiva ha inasprito, aggravate di un terzo se la vittima è minorenne o se il fatto è commesso a scopo di lucro. La legge prevede inoltre:
pene accessorie per i medici condannati, con interdizione dalla professione da 3 a 10 anni e segnalazione all'Ordine; 2. l'applicabilità extraterritoriale, per perseguire il reato anche se commesso all'estero da cittadini italiani o stranieri residenti in Italia, o in danno di questi ultimi; 3. campagne di formazione e prevenzione, anche nei Paesi di origine dei flussi migratori, e centri di accoglienza per le giovani che intendano sottrarsi alla pratica.
𝐈𝐥 𝐧𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐜𝐨𝐧 𝐥𝐞 𝐩𝐚𝐫𝐢 𝐨𝐩𝐩𝐨𝐫𝐭𝐮𝐧𝐢𝐭à
Un elemento spesso trascurato del provvedimento è il ruolo attribuito alla 𝐏𝐫𝐞𝐬𝐢𝐝𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐂𝐨𝐧𝐬𝐢𝐠𝐥𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐢 𝐦𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐫𝐢 – 𝐃𝐢𝐩𝐚𝐫𝐭𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐞 𝐏𝐚𝐫𝐢 𝐎𝐩𝐩𝐨𝐫𝐭𝐮𝐧𝐢𝐭à, a cui la legge affida il compito di coordinare le attività dei ministeri competenti per la prevenzione, l'assistenza alle vittime e l'eliminazione delle pratiche di MGF. Non si tratta quindi solo di una norma penale, ma di un provvedimento che colloca esplicitamente la lotta alle mutilazioni genitali femminili nel perimetro delle politiche di parità di genere e di tutela dei diritti fondamentali di donne e bambine, richiamando espressamente la Piattaforma d'azione di Pechino del 1995.
È un punto rilevante nel dibattito attuale: la questione non riguarda una specifica comunità o un singolo credo religioso — le MGF sono pratiche tradizionali, non prescritte da alcun testo sacro, diffuse in decine di Paesi e contesti culturali diversi — ma si inquadra a pieno titolo nelle politiche di parità di genere, come violazione del diritto all'integrità fisica e alla salute riproduttiva delle donne.
𝐀 𝐜𝐡𝐞 𝐩𝐮𝐧𝐭𝐨 𝐬𝐢𝐚𝐦𝐨
A distanza di quasi vent'anni, i dati citati (16.000 minori potenzialmente esposte a rischio in Italia) mostrano che la sola cornice normativa non basta: la legge Consolo ha fornito gli strumenti penali e di coordinamento istituzionale, ma la sua efficacia dipende dalla capacità dei servizi sociosanitari, scolastici e territoriali di intercettare le situazioni a rischio, dalla formazione degli operatori e dalla continuità dei fondi per i programmi di prevenzione previsti dalla stessa legge.
𝐔𝐧 𝐢𝐦𝐩𝐢𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐧𝐬𝐚𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐭𝐨
Va ricordato che il testo del 2006 non è rimasto statico. Negli anni successivi il quadro sanzionatorio dell'articolo 583-bis è stato modificato da interventi legislativi successivi, che hanno rivisto le cornici edittali della pena, segno che il legislatore ha continuato a considerare la materia un terreno da monitorare piuttosto che un capitolo chiuso nel 2006. Parallelamente, il richiamo esplicito alla Convenzione di Istanbul e agli obblighi internazionali in materia di violenza contro le donne ha progressivamente rafforzato l'inquadramento delle MGF come questione di genere, più che come fenomeno legato a una singola area geografica o culturale.
𝐋𝐞 𝐜𝐫𝐢𝐭𝐢𝐜𝐢𝐭à 𝐨𝐩𝐞𝐫𝐚𝐭𝐢𝐯𝐞
Gli operatori del settore — pediatri, ginecologi, assistenti sociali, insegnanti — segnalano da tempo un nodo pratico: la legge fornisce gli strumenti repressivi e un mandato di coordinamento, ma la prevenzione si gioca soprattutto nei consultori familiari, nei presidi scolastici e nei servizi di mediazione culturale, spesso sottofinanziati o disomogenei da regione a regione. Le stesse relazioni periodiche presentate in Parlamento sull'attuazione della legge hanno più volte evidenziato la difficoltà di tradurre il coordinamento formale previsto dal Dipartimento per le Pari Opportunità in una rete territoriale capillare e uniforme.
𝐋𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐢𝐯𝐞
Il ventennale della legge Consolo arriva in un momento in cui il tema si intreccia inevitabilmente con le politiche migratorie e con l'integrazione delle seconde generazioni. Proprio per questo, la lettura più utile del provvedimento resta quella originaria: uno strumento di tutela della salute e dell'integrità delle donne e delle bambine, collocato — non a caso — sotto l'ombrello delle politiche per le pari opportunità, e non uno strumento di conflitto identitario. La sfida per i prossimi anni riguarda meno la cornice normativa, già solida, e più la capacità del sistema sociosanitario ed educativo di intercettare per tempo le situazioni a rischio.
Fonti: Legge 9 gennaio 2006, n. 7 (Gazzetta Ufficiale n. 14 del 18-01-2006); Senato della Repubblica, Archivio storico XIV Legislatura; Wikipedia, voce "Giuseppe Consolo".
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«La via Foce non può essere lasciata in queste condizioni». È questo il richiamo che Massimiliano Manuel, capogruppo di Fratelli d’Italia a Carrara, rivolge al presidente della Provincia, chiedendo un intervento concreto e tempestivo su un’arteria di collegamento altamente trafficata tra i due capoluoghi.
«Parliamo di una strada importante, percorsa quotidianamente da centinaia di cittadini, che oggi presenta diverse criticità che non possono essere derubricate a semplice problema di decoro – afferma Manuel –. In più punti i bordi della carreggiata sono invasi da detriti franosi, la segnaletica verticale è obsoleta e necessita di una revisione, mentre il manto stradale presenta avvallamenti che possono diventare pericolosi, soprattutto per motociclisti e ciclisti». Secondo il capogruppo meloniano, è arrivato il momento che la Provincia dia risposte concrete. «Alla Provincia chiediamo semplicemente di fare il proprio lavoro: monitorare le strade, programmare la manutenzione e intervenire prima che una criticità si trasformi in un problema più grave. Non possiamo aspettare che accada qualcosa per poi domandarci perché nessuno sia intervenuto prima». Manuel allarga poi il ragionamento alla gestione complessiva della viabilità provinciale.«Sappiamo bene che la Lunigiana è un territorio che necessita di attenzioni particolari e di importanti investimenti, ma questo non significa dimenticare gli altri territori. I due capoluoghi non possono essere considerati soltanto luoghi di rappresentanza, di cerimonie e di inaugurazioni. La Provincia deve essere presente anche quando c’è da manutentare una strada, mettere in sicurezza una carreggiata o risolvere una criticità segnalata dai cittadini».E proprio sul versante carrarese rimane aperta anche la questione della provinciale Carrara-Castelpoggio.«Per quanto riguarda la Carrara-Castelpoggio – ricorda Manuel – abbiamo già effettuato le dovute osservazioni insieme ai tecnici della Provincia e abbiamo già sollecitato gli interventi necessari. Anche in questo caso, però, siamo ancora in attesa di risposte concrete».
«Il punto politico è molto semplice – conclude il capogruppo di Fratelli d’Italia –: la manutenzione delle strade non può essere fatta soltanto quando il problema diventa emergenza. Serve una programmazione seria e costante. Il presidente della Provincia venga a verificare personalmente le condizioni della via Foce e delle altre arterie provinciali del nostro territorio. I cittadini di Carrara e Massa meritano la stessa attenzione che viene riservata alle occasioni istituzionali e alle inaugurazioni. Perché amministrare significa soprattutto occuparsi dei problemi quotidiani delle persone, non soltanto tagliare nastri».
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“La decisione dell’amministrazione comunale di intervenire in maniera cruenta per contrastare la proliferazione dei piccioni in città è l’ennesima dimostrazione di come in otto anni il problema non sia stato preso sul serio nonostante i miei ripetuti interventi. Alcuni mesi fa, per esempio, ho scritto alla Asl Toscana Nord Ovest per segnalare la presenza di piccioni all’interno di un loro appartamento abbandonato nel quartiere della Martana; ho informato per conoscenza sia il Sindaco Persiani che l’assessore Acerbo della situazione. Nessuno, in questi anni, ha fatto nulla per iniziare un percorso di controllo e censimento della popolazione attivando poi tutte quelle azioni non cruente per contrastare la crescita del numero dei piccioni” dichiara la consigliera Bennati. “Lo scorso Febbraio in consiglio comunale abbiamo presentato un emendamento al Regolamento per la tutela degli animali per rendere strutturale l’alimentazione dei piccioni con mangime sterilizzante. Certo non la soluzione assoluta, ma senza dubbio quella che efficacemente ne avrebbe contrastato la crescita incontrollata. Ricordo bene la sua bocciatura da parte della maggioranza e dell’ufficio tecnico comunale che però, oggi, non ritiene oneroso invece spendere 38.000 euro per uccidere i piccioni dopo averli catturati dentro una gabbia” specifica Bennati.
Il Polo Progressista e di Sinistra sin dal Luglio 2023 ha interrogato l’amministrazione comunale per sapere cosa avesse fatto fino a quel momento per fermare la proliferazione dei piccioni. La risposta ieri come oggi è sempre stata la stessa ovvero niente. A distanza di anni l’unica cosa fatta a livello amministrativo è stata mandare il falco in volo al cimitero di Turano che ha però solo spostato il problema altrove. L’amministrazione comunale deve chiarire quale altro atto amministrativo ha prodotto per fermare in maniera non cruenta l’aumento incontrollato della popolazione dei piccioni. Tra l’altro vorremmo capire se ha mai coinvolto la LIPU o qualsiasi altra associazione che si occupa di volatili, per capire in che modo affrontare il problema e nel caso quali suggerimenti ha ricevuto e messo in atto. Abbiamo lavorato, in questi tre anni, con grande impegno su questo tema perché ce lo chiedeva la città senza aver mai trovato ascolto né da parte dell’amministrazione comunale né da parte dell’ufficio ambiente e dei suoi responsabili. Adesso si sceglie di uccidere i piccioni come risposta all’inerzia amministrativa di questi otto anni. Il nostro invito al Sindaco Persiani e all’assessore Acerbo è quello di invitare il settore ambiente a riflettere sulla strada intrapresa per mettere in campo tutte le azioni non cruente possibili partendo però dal censimento della popolazione. L’incapacità ad amministrare la crescita della popolazione dei piccioni non può essere pagato dagli animali attraverso la loro soppressione.
- Zona del Portone a Massa nel degrado: l'appello di Italia Nostra Massa Montignoso
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