Politica
Mercato del lunedì a Carrara: si cambia per la presenza del cantiere in via Verdi. Nuova disposizione dei banchi a partire dal 21 settembre
Da lunedì 21 settembre è prevista una nuova collocazione per i banchi del mercato settimanale a Carrara. Il nuovo assetto provvisorio si è reso necessario visti…

Museo della Memoria di Bergiola, anni di promesse: la critica del consigliere Mirabella
"Ancora oggi, a ben 82 anni dall'eccidio (1944-2026), il sindaco Arrighi parla di "lavori ancora da ultimare", infatti la struttura non è ancora ufficialmente e pienamente…

Cerimonia per l'82° anniversario della strage di Bergiola Foscalina: presenti tutte le istituzioni
Si è tenuta mercoledì 16 settembre, la cerimonia commemorativa dell'82° Anniversario della Strage di Bergiola Foscalina, evento patrocinato dalla Provincia di Massa-Carrara. A rappresentare l'amministrazione…

Villaggio San Luca, infiltrazioni e promesse disattese. «Adesso basta, il Comune intervenga»
«È il momento di dire basta. Basta promesse non mantenute e basta con il menefreghismo di un'amministrazione che continua a lasciare soli i cittadini». Lo…

CPR ad Aulla: Schianchi di FdI definisce "ideologico" l'atteggiamento del Governo, Valettini prenda le distanze
Arriva dalla segreteria provinciale di FdI Massa Carrara e Lunigiana un'analisi critica sul Cpr di Aulla che chiama in causa il sindaco di Aulla e…

Importanti nomine regionali per i dirigenti FdI del territorio: quattro apuani ai vertici dei dipartimenti regionali Toscana di Fratelli d'italia
Fratelli d'Italia Massa Carrara attraverso il coordinatore provinciale del partito Marco Guidi esprime grande soddisfazione per le recenti nomine regionali che vedono protagonisti alcuni dirigenti…

Cantieri elettorali e città paralizzata: il grande bluff del restyling di Carrara
Opere urbanistiche come strumento di propaganda elettorale: è quanto suggerisce Cristina Pinelli di Forza Italia nei confronti dell'amministrazione di Serena Arrighi: "L’amministrazione comunale uscente merita un…

Via Bigioni, una strada sempre più pericolosa: FdI annuncia un'interpellanza in consiglio comunale
Via Bigioni, a Marina di Carrara, è diventata una situazione di rischio quotidiano per residenti, automobilisti e soprattutto per i pedoni.La…

Sicurezza: Persiani, anche a Massa pronti a sostenere l'aumento dei militari per l'operazione Strade Sicure
Massa, 15 setembre. - "La priorità per la nostra Amministrazione e per il territorio è la sicurezza dei nostri cittadini, di chi lavora e dei tanti turisti che…

Difesa della costa e sedimenti marini, Barabotti: «La Regione si sveglia dopo anni di ritardi. Giani intervenga prima dell'inverno»
Massa, 15 settembre 2026 – «L'approvazione da parte della Giunta regionale della delibera sui valori chimici locali dei sedimenti marini non è una vittoria da celebrare,…

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Negli ultimi giorni la politica italiana si è nuovamente accesa attorno al caso di Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour condannato in via definitiva, con tre gradi di giudizio concordi nel ritenere che, negli atti processuali, non emergessero i presupposti della legittima difesa prevista dall'articolo 52 del Codice penale. Dichiarazioni, appelli, richieste di grazia: tutto legittimo, tutto comprensibile sul piano umano. Ma da avvocato mi permetto di porre una domanda scomoda a tutti gli schieramenti politici, nessuno escluso: perché ci si indigna solo quando il caso diventa mediatico, e non si lavora, con serietà e continuità, sulla riforma strutturale della legittima difesa?
𝗨𝗻 𝗽𝗿𝗼𝗯𝗹𝗲𝗺𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝗿𝗶𝗴𝘂𝗮𝗿𝗱𝗮 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗶 𝗶 𝗰𝗶𝘁𝘁𝗮𝗱𝗶𝗻𝗶, 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗼𝗹𝗼 𝗶 𝗰𝗮𝘀𝗶 𝗲𝗰𝗹𝗮𝘁𝗮𝗻𝘁𝗶
Il diritto di difendersi non può essere un principio che si accende e si spegne a seconda dell'attenzione mediatica del momento. Se tre gradi di giudizio, applicando la legge vigente, non hanno potuto riconoscere la legittima difesa in una vicenda che ha commosso l'opinione pubblica, questo non è un errore dei giudici: è un limite della norma. È qui che la politica dovrebbe intervenire, non a sentenza definitiva già emessa, quando ogni intervento assume inevitabilmente i contorni della excezione e non della regola.
Chiedo dunque, con questo articolo, a tutte le forze politiche di impegnarsi concretamente e stabilmente su una riforma organica della legittima difesa, che sia chiara, applicabile, e che non lasci il cittadino — o l'operatore delle forze dell'ordine — nell'incertezza di dover scoprire, anni dopo i fatti e in aula di tribunale, se la propria reazione a un pericolo reale sarà considerata legittima o penalmente rilevante.
𝗜𝗹 𝗰𝗮𝗿𝗮𝗯𝗶𝗻𝗶𝗲𝗿𝗲 𝗰𝗼𝗻𝗱𝗮𝗻𝗻𝗮𝘁𝗼: 𝘂𝗻 𝗱𝗼𝘃𝗲𝗿𝗲 𝗽𝗮𝗴𝗮𝘁𝗼 𝗮 𝗰𝗮𝗿𝗼 𝗽𝗿𝗲𝘇𝘇𝗼
Accanto al caso di Roggero, c'è una vicenda che merita altrettanta attenzione e che rischia di passare in secondo piano: quella del vicebrigadiere dei Carabinieri Emanuele Marroccella, condannato per eccesso colposo nell'uso legittimo delle armi, per aver fermato un uomo che poco prima aveva aggredito un suo collega con un'arma impropria e tentava la fuga. Un militare che, quella notte, non stava difendendo un interesse personale: stava adempiendo al giuramento prestato allo Stato, nell'esercizio delle proprie funzioni, in una situazione di pericolo concreto per sé e per il collega ferito.
Chiedo formalmente, in questa sede, che i rappresentanti politici che in questi giorni si sono mobilitati per il caso di Roggero si facciano altrettanto parte attiva nell'intercedere per la grazia presidenziale nei confronti del carabiniere Emanuele Marroccella. Non si tratta di mettere in discussione l'operato della magistratura, che ha applicato la legge secondo il proprio prudente apprezzamento. Si tratta di riconoscere, sul piano politico e umano, che chi ha rischiato la propria incolumità per garantire la sicurezza collettiva merita una risposta dello Stato che vada oltre la sola sanzione penale.
𝗡𝗼𝗻 𝗯𝗮𝘀𝘁𝗮𝗻𝗼 𝗹𝗲 𝗯𝘂𝗼𝗻𝗲 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶: 𝘀𝗲𝗿𝘃𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝗹𝗲𝗴𝗴𝗲, 𝗻𝗼𝗻 𝘂𝗻 𝗰𝗮𝘀𝗼 𝗺𝗲𝗱𝗶𝗮𝘁𝗶𝗰𝗼
Non basta la cosiddetta "legge del buon senso". Non bastano le dichiarazioni di solidarietà rilasciate a telecamere accese quando un caso diventa notizia nazionale. Le forze dell'ordine italiane operano ogni giorno in condizioni di rischio reale, spesso senza certezze normative su cosa accadrà loro se, nell'esercizio del proprio dovere, saranno costrette a un uso della forza che verrà valutato, mesi o anni dopo, con un metro di giudizio necessariamente diverso da quello dell'istante in cui hanno agito.
Chiedo che si smetta di trattare la sicurezza degli operatori di polizia e dei carabinieri come terreno di propaganda elettorale, per farne invece oggetto di un lavoro parlamentare serio, tecnico, condiviso il più possibile tra maggioranza e opposizione. Una riforma della legittima difesa e delle scriminanti collegate all'uso legittimo delle armi da parte delle forze dell'ordine non è una bandiera di parte: è una necessità dello Stato di diritto.
𝗨𝗻𝗮 𝗿𝗶𝗰𝗵𝗶𝗲𝘀𝘁𝗮, 𝗻𝗼𝗻 𝘂𝗻𝗼 𝘀𝗳𝗼𝗴𝗼
Questo non è un appello polemico, ma una richiesta professionale rivolta a chi ha la responsabilità di scrivere le leggi. Si intervenga per la grazia del carabiniere condannato per eccesso colposo nell'adempimento del proprio dovere. Si apra, parallelamente e senza più rinviarlo, un tavolo serio sulla riforma della legittima difesa, che tuteli in modo chiaro sia il cittadino sia chi indossa una divisa. Le forze dell'ordine e i cittadini onesti non chiedono privilegi: chiedono certezza del diritto, prima ancora che accada il prossimo caso.
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Sabato 18 luglio ha avuto luogo a Roma la prima assemblea di Europeisti.eu, la piattaforma servente volta a raccogliere riformisti europeisti liberali, popolari, socialisti e radicali in vista della costruzione di un polo europeista per le prossime elezioni politiche. Ma la storia non si ferma e la sfida prioritaria è sul territorio, per la conquista di un elettorato deluso dagli opposti populismi e desideroso di proposte chiare e praticabili su welfare, sicurezza e difesa comune.In questo senso, Giuliano Zingone, coordinatore provinciale di Massa Carrara dell'organizzazione, promuoverà il prossimo ottobre un'iniziativa aperta a tutti, dalle sigle politiche locali ai movimenti civici agli amministratori ai cittadini, dal titolo " Il ratto d'Europa. Perché tenerci stretta un'idea di pace e giustizia ". L'evento avvierà anche una capillare operazione di ascolto dei bisogni dei cittadini e la campagna di tesseramento.
Per adesioni e collaborazione, potete scrivere a:
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Fratelli d'Italia Carrara ha deposto un mazzo di fiori in memoria del giudice Paolo Borsellino e degli agenti della sua scorta, barbaramente assassinati dalla mafia nella strage di via D'Amelio.Il loro sacrificio ci ricorda che la libertà, la giustizia e la legalità non sono conquiste definitive, ma valori da difendere ogni giorno con coraggio, responsabilità e amore per la Patria.Per Fratelli d'Italia, ricordare Borsellino non significa celebrare una ricorrenza, ma rinnovare un impegno: stare dalla parte dello Stato, sostenere senza esitazioni chi combatte la criminalità organizzata e affermare il principio che davanti alla legge non esistono zone franche.Cogliamo inoltre l'occasione per rivolgere un ringraziamento all'On. Chiara Colosimo, presidente della Commissione parlamentare Antimafia, e a tutti i componenti della Commissione per il lavoro svolto. Dopo anni segnati anche da depistaggi accertati dalla magistratura, l'attività di approfondimento istituzionale sta contribuendo a fare ulteriore luce sulle pagine più oscure della stagione stragista, nella ricerca della piena verità sui mandanti e sulle responsabilità che ancora attendono di essere definitivamente chiarite.
La memoria di Paolo Borsellino ci impone di non fermarci finché tutta la verità non sarà conosciuta. Perché senza verità non c'è giustizia e senza giustizia non c'è uno Stato pienamente libero.
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Ilaria Balloni responsabile dello sportello del cittadino FdI Massa ha scritto una lettera aperta al sindaco di Massa: "Ogni giorno, come Responsabile dello Sportello del Cittadino di Fratelli d'Italia Massa, raccolgo decine di segnalazioni da parte di cittadini sempre più esasperati. Le fotografie che pubblichiamo rappresentano soltanto una parte di ciò che ci viene denunciato quotidianamente: cassonetti stracolmi, rifiuti abbandonati, verde pubblico fuori controllo, strade trascurate e persino i cimiteri cittadino lasciati in condizioni che offendono la memoria dei nostri cari. Questa non è più una semplice mancanza di decoro. È il simbolo di un'Amministrazione che sta lasciando la città in uno stato di evidente degrado. Massa oggi appare abbandonata a sé stessa. I cittadini pagano le tasse e pretendono servizi efficienti, una città pulita, sicura e decorosa. Invece si ritrovano a convivere con problemi che, anziché diminuire, aumentano giorno dopo giorno. Ma il problema non riguarda più soltanto i residenti.A rendersene conto sono anche i tanti turisti che scelgono Massa e Marina di Massa per trascorrere le proprie vacanze e che si trovano davanti a una realtà ben diversa da quella che una località turistica dovrebbe offrire. Una situazione che sta creando un enorme danno d'immagine alla città proprio nel periodo più importante dell'anno.Allo Sportello del Cittadino arrivano continuamente segnalazioni anche da parte dei commercianti di Marina di Massa, persone che ogni giorno investono nel proprio lavoro e vivono grazie al turismo. Sono loro i primi a denunciare una situazione ormai diventata insostenibile.Alle criticità legate ai rifiuti, al verde pubblico e al degrado urbano si aggiungono intere zone di Marina di Massa rimaste senza illuminazione pubblica, con strade completamente al buio nel pieno della stagione estiva. Una situazione documentata e più volte segnalata che crea disagi, insicurezza e un'immagine inaccettabile per una località che vive di turismo. Come se non bastasse, da tempo una persona dorme stabilmente sotto il portico nei pressi di un ex albergo a Marina di Massa, di fianco ai parchi pubblici frequentati da massesi, turisti, ma soprattutto bambini che vorrebbero trascorrere ore spensierate nel parco giochi affianco. Le numerose segnalazioni ricevute da commercianti e residenti parlano di gravi problemi igienico-sanitari dovuti alla presenza di escrementi e cattivi odori che rendono difficile lavorare e accogliere clienti in una delle zone più frequentate del litorale.È questa l'immagine che vogliamo offrire ai visitatori? È questa l'accoglienza che merita chi sceglie di trascorrere le proprie vacanze nella nostra città? Per questo rivolgiamo una domanda diretta al Sindaco. Che cosa sta aspettando?In passato non ha avuto alcuna esitazione a modificare l'assetto della propria squadra quando riteneva che qualcuno non fosse più all'altezza del ruolo. Oggi, davanti a un peggioramento evidente dei servizi, del decoro urbano e della qualità della vita dei cittadini, perché non dimostra la stessa determinazione?Perché nessuno si assume la responsabilità politica di questo stato di abbandono?Non bastano più comunicati, annunci o promesse. I cittadini sono stanchi. I commercianti sono stanchi. Anche i turisti iniziano a portarsi via il ricordo di una città sporca, trascurata e poco accogliente.Sindaco, è arrivato il momento di metterci la faccia.Non può più limitarsi al silenzio mentre il degrado continua a crescere sotto gli occhi di tutti. Le segnalazioni non arrivano più soltanto dai cittadini, ma anche da chi ogni giorno rappresenta il volto economico della nostra città: commercianti, operatori turistici e famiglie che chiedono semplicemente una città pulita, sicura e decorosa.Se fino a oggi ha ritenuto di cambiare uomini e assetti della sua maggioranza quando qualcosa non funzionava, oggi dimostri di avere lo stesso coraggio nel pretendere risultati da chi ha la responsabilità dei servizi pubblici.Lo Sportello del Cittadino di Fratelli d'Italia continuerà a raccogliere ogni segnalazione e a denunciare pubblicamente ciò che questa Amministrazione continua a ignorare.Perché amministrare una città significa assumersi delle responsabilità, non cercare giustificazioni. Oggi Massa chiede una cosa sola: rispetto. Rispetto per i cittadini che pagano le tasse, per i commercianti che tengono viva l'economia del territorio e per i turisti che meritano di trovare una città all'altezza della sua storia e delle sue potenzialità. Il tempo delle scuse è finito. Adesso è il momento delle risposte, dei fatti e delle responsabilità.
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Ho partecipato in prima persona al movimento ambientalista sorto intorno alla seconda metà degli anni 80 per combattere l'inquinamento della delle fabbriche chimiche della zona industriale di Massa ed in particolare della Farmoplant e del suo inceneritore che era il maggior responsabile dell'inquinamento dell'aria e del suolo. Dopo aver aderito a Medicina Democratica, che in quel tempo era rappresentata da Augusto Puccetti e da Marcello Palagi, ho creato, insieme ad alcuni miei compagni di lavoro dell'Olivetti, il Gruppo Lavoro-Ambiente Olivetti collegato a Medicina Democratica di Massa. Il Gruppo era formato da oltre 150 iscritti che a suo tempo sottoscrissero una petizione contro le fabbriche chimiche.Il Gruppo Operai Olivetti (poi si chiamerà così), era sorto per rimarcare la lotta per un ambiente sano anche da parte della classe operaia che sino a quel giorno era stata considerata solidale se non connivente alla CGlL, che sosteneva il lavoro comunque ad ogni costo. Ora il nostro gruppo, non aveva alcuna colorazione partitica e nasceva in contrapposizione al sindacato dei metalmeccanici dichiarandosi apertamente in favore del lavoro compatibile con l'ambiente e sostanzialmente pulito.Si voleva riportare la lotta su binari più legali e distinguersi dalle manifestazioni estremistiche che stavano diventando troppo violente e che stavano dividendo la gente e i lavoratori. Per esempio non condividevamo le manifestazioni indette dal comitato cittadini davanti alla Farmoplant e MD che organizzarono cortei automobilistici nella zona industriale proprio all'ora di uscita degli operai dal lavoro in modo da bloccare la circolazione. e esacerbare il conflitto. Ricordo che questa nostra posizione ci portò allo scontro con i vertici di Medicina Democratica nazionale che nel frattempo era cambiata da Movimento di Lotta Per la Salute a Cooperativa ed era fortemente legata a gruppi rivoluzionari di estrema sinistra. Naturalmente fummo buttati fuori.
La domenica mattina del 17 luglio, il giorno dello scoppio della Farmoplant, dopo aver realizzato il grave pericolo che incombeva sulla città, alle nove circa, salii sulla mia auto e col megafono e iinizia ad allertare i cittadini percorrendo quasi tutte le strade del centro invitandoli a venire sotto il Comune dove, nel frattempo, lato mare, avevamo affisso uno dei tanti striscioni contro la Farmoplant. Così, dopo il giro per la città, Verso le 12, in Comune si era formato un gruppo abbastanza consistente di cittadini e molti rappresentanti di gruppi e associazioni ambientaliste incazzati per la mancanza di notizie e proposte mentre la maggior parte dei cittadini presi dalla paura iniziavano la fuga per altri lidi.A questo punto, visto che nessuno sapeva nulla di preciso, solo che era scoppiato un contenitore di fenoli e si era incendiato con fuoriuscita di un fumo nero inquinante, dopo varie proposte inconcludenti e quando stavamo per sciogliere il gruppo, verso le 12,30 lanciai la proposta di organizzare subito per il pomeriggio una grande manifestazione popolare. Ricordo che la proposta fu accolta subito da tutti i presenti e ci lasciammo con la promessa di rivederci nel pomeriggio alle 16 in Piazza Garibaldi per fare un corteo di protesta che dal viale Roma arrivasse a Marina di Massa dove ci sarebbe stato l'intervento dei rappresentanti delle Associazioni . Ricordo che insieme al Professor Egidio Verona (o Carlo Milani) ci recammo alla questura per chiedere l'autorizzazione del corteo che ci venne rilasciata e che firmai personalmente assumendomi varie responsabilità. Subito dopo pranzo alle 13 andai in Piazza Garibaldi (luogo del concentramento per il corteo che sarebbe partito alle 16) e li trovai Giuseppini (l'ex pastore e cantante fisarmonicista) con un furgone provvisto di trombe quindi con lui cominciammo un giro per la città ed anche nella prima periferia. A questo punto vorrei ricordare la situazione politica e il comportamento dei maggiori partiti politici, DC-PC-PS-PR e la loro assoluta mancanza di sensibilità verso il problema ambientale così come dimostravano i loro rappresentanti ufficiali e molti uomini politici i quali fino alla scoppio della Farmoplant risultavano quasi tutti assenti alle lotte per la salute e la tutela ambientale.
Voglio testimoniare e ricordare l'assoluta mancanza di collaborazione di questi personaggi che poi però, in seguito, ritrovammo nelle successive campagne politiche per le amministrazioni comunali a capo dei "rinnovati" partiti. Come detto confermo che non ricordo presenze di politici e amministratori ai nostri coordinamenti e alla lotta ambientale, solo qualche singolo come il compianto Dotor Santi (partito socialista) noto personaggio che però non aveva alcuna delega ufficiale, e che poi diventò assessore alla cultura. I grandi partiti: DC.PC.PR,PS, erano in completo sonno cosi come il sindacato, la chiesa e la maggior parte delle istituzioni come la provincia, l'ASL, L'ARPAT che non aveva mai pubblicamente smentito le dichiarazioni pubbliche in cui affermavano che la Farmolpant era assolutamente innocua e non inquinante.
Ricordo come il movimento cercasse soprattutto l'appoggio dei partiti popolari come il PS e il Pc che si erano astenuti alla condanna della Farmoplant per il solito ricatto occupazionale, per questo, nella manifestazione del pomeriggio, mentre avevano dato le adesioni vari partiti, sembrava che potesse mancare l'appoggio del Pc, ma mentre percorrevo col pulmino il viale E Chiesa il segretario comunale del PC Mario Ricci mi venne incontro fermando il camioncino e invitandomi a divulgare la notizia che alla manifestazione avrebbe aderito ufficialmente anche il PC. Naturalmente fui talmente contento che al microfono misi il PC tra i primi aderenti e così mi beccai una romanzina del Dottor Santi che non avrebbe voluto questa adesione dell'ultimo momento. Per concludere ricordo che la grande manifestazione popolare partì in orario perfetto impegnando il Viale Roma fino a Marina di Massa dove in Piazza, davanti ad una folla incazzatissima, sopra al tetto di una macchina, tornarono a parlare i soliti politici che non avevano fatto nulla fino a quel momento. Il giorno successivo, il lunedì 18 luglio, all'Olivetti fummo noi del Gruppo Operai ad iniziare lo sciopero che portò poi a tutta una serie di manifestazioni. Infatti, appena entrato in fabbrica, andai dall'amico Giorgio Mosti (Giò Galetto) sindacalista della UIL e lo invitai ad indire lo sciopero generale di tutte le fabbriche della zona per recarci sotto il comune a protestare e mentre Mosti stava contattando i compagni del Pignone, come Gruppo Operai Olivetti di Medicina Democratica forzammo la mano e autonomamente cominciammo ad uscire dalla fabbrica a gruppi e dopo poco ci ritrovammo, con tamburi e fischietti e con molti altri operai e cittadini, sotto al comune dove si tenne la prima di una serie di grandi manifestazioni popolare e questa volta molto partecipate anche da tutti i partiti politici. Ricordo anche che alle confuse notizie che ci venivano date dal sindaco e dalla USL e alla paura di nuovi disastri ambientali si decise di tornare in piazza nel pomeriggio dove, per far uscire dal palazzo Ducale i Ministri convenuti (Ferri e Rufolo) la polizia caricò i manifestanti incentivando i disordini e la voglia di lottare che continuò con un corteo serale e poi nella giornata successiva, martedì 19 luglio, dove in Piazza Aranci ci ritrovammo questa volta insieme a tutti i cittadini e gli operai della zona industriale con i cavatori ed anche i sindacalisti. Da ora in poi le manifestazioni si svolsero con una maggior determinazione e con sempre maggiore partecipazione popolare e politica.
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Nella partita plurisecolare tra la comunità carrarese e le imprese del marmo, queste ultime hanno deciso di scoprire le carte: in gioco non ci sono più soltanto la filiera, il contingente di marmo escavabile, i beni estimati o la pianificazione territoriale. Ora la posta in gioco è la proprietà stessa, addirittura quella degli stessi agri marmiferi comunali. Vedremo che carte hanno in mano e, soprattutto, vedremo se chi siede al tavolo da gioco vorrà e saprà giocare la sua partita a favore del bene comune e dell’interesse generale.Il riconoscimento di un diritto di enfiteusi comporta per il titolare ampi poteri: oltre al diritto di utilizzare il fondo, percepirne i frutti e sfruttarne il sottosuolo perpetuamente, potrebbe dargli la possibilità di reclamare la proprietà stessa del fondo, liberandosi dal vincolo del canone. Una vera e completa espropriazione della collettività carrarina a favore di pochissimi privati.Sarebbe troppo lungo riassumere qui la storia di tre secoli: le vicende degli ultimi trent’anni ci consentono però di fare un parziale bilancio e capire qualcosa di più.
Il regolamento del 1994 (amministrazione Fazzi Contigli) e le relative sentenze, fino a quella della corte costituzionale, hanno impedito per oltre trent’anni di portare avanti il disegno di privatizzazione che le imprese del marmo perseguono da ben tre secoli. Senza quelle norme e quella sentenza, veri e propri capisaldi della proprietà pubblica e dell’interesse collettivo, il disegno di privatizzazione avviato nel ‘94 con il sostegno del governo Berlusconi avrebbe avuto davanti a sé estese praterie. Oggi come allora l’offensiva imprenditoriale coincide con particolari condizioni della contingenza politica: governi nazionali di destra più o meno estrema, il convincimento degli industriali lapidei di aver di fronte amministrazioni comunali deboli, governi regionali incapaci di concepire una situazione di (sana) conflittualità con la parte industriale. Una parte “sociale” erede di quelli che persino il Governo Ducale della seconda metà del Settecento non esitava a definire “usurpatori” e che oggi invece trovano una classe politico-amministrativa capace di rinunciare reiteratamente al rilascio di regolari concessioni e a una pianificazione finalizzata alla tutela dell’incolumità pubblica, alla sicurezza del lavoro e al razionale sfruttamento dei giacimenti.
Eppure ci fu, tra il ‘94 e il ‘98, una stagione che vide atti formali, come il piano regionale delle attività estrattive e il piano strutturale, pensati e realizzati sulla base della precisa scelta politica di salvaguardare vasti territori (fra gli altri quello sottostante la zona di Campocecina e quello situato a nord est di Colonnata) ritenuti meritevoli di tutela per motivi di ordine paesaggistico, naturalistico e antropologico, escludendovi qualsiasi attività estrattiva. Ben altra cosa dall’incentivare l’estrattivismo e l’escavazione dietro l’affermazione di restare “al di sotto dei limiti massimi consentiti dalla pianificazione vigente”.
Di fronte a un attacco così deciso, in potenza disastrosamente risolutivo e i cui esiti potrebbero rivelarsi irrecuperabili, è necessaria una nuova e decisa postura, che continueremo a rivendicare, da parte dalla Regione Toscana e dal Comune di Carrara, ai quali chiediamo scelte precise tese a diminuire l’escavazione e a sostenere realmente una vera lavorazione del marmo. Non è comprensibile come in una fase storica in cui i diritti proprietari sembrano non avere argini, i diritti della proprietà pubblica e i demani collettivi non riescano a essere tutelati.
Del resto porre un argine alla prepotenza e alla prevaricazione è diventata anche una questione di democrazia: basti pensare all’atteggiamento assunto in questi giorni da Confindustria Marmo nei confronti dei lavoratori e dei loro sindacati, verso i quali esprimiamo la massima vicinanza e solidarietà. Ed è per questo che riteniamo che tra istanze dei lavoratori, diritti della cittadinanza e tutela dell’ambiente sia necessario trovare ogni convergenza possibile, in piena autonomia dal posizionamento dei livelli istituzionali che potranno assumere politiche adeguate solo a seguito di una forte pressione sociale. Al tavolo da gioco dobbiamo esserci tutti, non solo industriali e Comune.
Su questo terreno le nostre Associazioni danno la massima disponibilità a un fattivo confronto e non mancheranno di assumere specifiche iniziative
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Come Polo Progressista e di Sinistra interveniamo in merito alla faida aperta sulla lettera/richiesta dell’assessora regionale Nardini e la risposta “piccata” del sindaco circa la situazione dell’istituto penitenziario nel Comune di Massa. Quando tutto è reso propaganda elettorale ovviamente il rispetto istituzionale è uno dei primi parametri a saltare, ma non crediamo che la destra e il Sindaco siano i primi a poter lanciare una pietra. Il Sindaco dice che “la proposta di istituire la figura del Garante dei detenuti è già all’attenzione delle forze politiche…” ci chiediamo però quanto debba essere lunga questa riflessione intanto che nel carcere massese sono stipati quasi il doppio dei detenuti per cui era stato previsto: 303 su 177 posti. Vogliamo nel merito infatti ricordare che nel lontano 2020 l’amministrazione comunale, sempre della destra di Persiani, ricevette un appello dall’associazione L’Altro Diritto Pisa che chiedeva di istituire la citata figura del Garante dei Diritti dei Detenuti che a Massa mancava a differenza di molti altri Comuni italiani e toscani. Facevano già notare che tale mancanza interrompeva la diramazione territoriale dell’ufficio nazionale che può funzionare efficacemente solo se non si interrompe il collegamento con il garante regionale e nazionale. Questa interruzione scrivevano crea “un vulnus alla trasparenza… gettando un’ombra sull’operato delle istituzioni controllate”. Questa associazione chiese appunto di essere audita dalla Commissione Affari Istituzionali, presieduta dall’attuale presidente del Consiglio Incoronato, ma la maggioranza non volle accogliere tale richiesta dando vita a un’accesa discussione, sostenuta da inaccettabili motivazioni ideologiche, tra i membri di quella commissione di cui faceva parte la consigliera del M5S Luana Mencarelli. Oggi, dopo ben 6 anni, si legge che l’istituzione del Garante dei Diritti dei Detenuti è alla loro attenzione, ma possiamo temere che la questione venga presa in esame alla luce della stessa ideologia e con la stessa evidente mancanza di interesse? Proprio oggi che l’istituto penitenziario massese potrebbe essere oggetto della distribuzione del sovraccarico del carcere di Sollicciano.
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Mentre Giorgio Tenerani e il suo Ciro continuano ad allenarsi tra i calanchi toscani per essere pronti a ogni chiamata, dal Parlamento arriva una novità che potrebbe cambiare per sempre il modo in cui si cercano le persone scomparse in Italia. Il 15 luglio 2026 il Senato ha approvato un disegno di legge che ora attende il via libera definitivo della Camera e che permette alle autorità di acquisire i tabulati telefonici e telematici non solo per accertare reati, ma anche per rintracciare persone scomparse o in pericolo di vita.
𝗜𝗹 𝘃𝘂𝗼𝘁𝗼 𝗻𝗼𝗿𝗺𝗮𝘁𝗶𝘃𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝘃𝗶𝗲𝗻𝗲 𝗰𝗼𝗹𝗺𝗮𝘁𝗼
Fino a oggi, chi si occupava di ricerche — come l'𝗔𝘀𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 "𝗡𝗲𝗹 𝗻𝗼𝗺𝗲 𝗱𝗶 𝗩𝗮𝗹𝘁𝗲𝗿 𝗲 𝗱𝗶 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗲 𝗹𝗲 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗲 𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮 𝘃𝗼𝗹𝘁𝗼, guidata proprio da Tenerani — si scontrava con un paradosso. L'articolo 132 del Codice privacy consentiva infatti l'accesso ai tabulati soltanto nell'ambito di un procedimento penale, legato a reati di una certa gravità. Se una persona si allontanava volontariamente, senza che vi fosse alcun sospetto di reato, uno degli strumenti più efficaci per localizzarla restava fuori portata.
Il nuovo intervento normativo inserisce nell'articolo 132 un comma dedicato: i dati di traffico telefonico e telematico, comprese le chiamate senza risposta, potranno ora essere acquisiti presso gli operatori quando servono a tutelare la vita e l'incolumità fisica della persona scomparsa. Restano esclusi i contenuti delle telefonate o dei messaggi: si tratta soltanto dei cosiddetti "metadati" — chi ha chiamato chi, quando e da dove — che però, ai fini di una localizzazione rapida, spesso valgono più di qualsiasi intercettazione.
𝗧𝗿𝗲 𝗹𝗶𝘃𝗲𝗹𝗹𝗶 𝗱𝗶 𝗴𝗮𝗿𝗮𝗻𝘇𝗶𝗮, 𝗽𝗲𝗿 𝗻𝗼𝗻 𝗮𝗽𝗿𝗶𝗿𝗲 𝘀𝗰𝗼𝗿𝗰𝗶𝗮𝘁𝗼𝗶𝗲 𝗽𝗲𝗿𝗶𝗰𝗼𝗹𝗼𝘀𝗲
Consapevole della delicatezza del tema — i tabulati raccontano la vita di relazione non solo dello scomparso ma di chiunque lo abbia contattato — il legislatore ha costruito un percorso a più fasi: nel regime ordinario la richiesta parte dal pubblico ministero competente in base al luogo della denuncia di scomparsa, con successiva autorizzazione del giudice per le indagini preliminari; nei casi di urgenza qualificata, quando il ritardo può mettere a rischio la vita della persona, il PM può agire con proprio decreto, chiedendone poi la convalida al GIP; nei casi di urgenza estrema, prima ancora del PM, possono muoversi d'iniziativa questori e comandanti provinciali di Carabinieri, Guardia di Finanza e Vigili del Fuoco, con l'obbligo di informare immediatamente il pubblico ministero.
A chiudere il cerchio delle tutele, la riforma introduce una sanzione precisa: i dati acquisiti senza rispettare questa procedura non potranno essere utilizzati. Una garanzia che punta a evitare abusi, pur senza più lasciare le prime, decisive ore di una scomparsa prive di strumenti investigativi adeguati.
𝗡𝗼𝗻 𝘀𝗼𝗹𝗼 𝘁𝗮𝗯𝘂𝗹𝗮𝘁𝗶: 𝗽𝗼𝗹𝗶𝘇𝗶𝗮 𝗹𝗼𝗰𝗮𝗹𝗲 𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝗚𝗶𝗼𝗿𝗻𝗮𝘁𝗮 𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲
Il provvedimento va oltre la sola modifica al Codice privacy. Intervenendo sulla legge 203/2012, consente al personale della polizia locale con qualifica di agente di pubblica sicurezza — addetto ai servizi di polizia stradale — di consultare direttamente il Centro elaborazione dati del Ministero dell'Interno per verificare le denunce di scomparsa, entro i limiti delle proprie competenze. Viene inoltre istituita una 𝗚𝗶𝗼𝗿𝗻𝗮𝘁𝗮 𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 dedicata alle persone scomparse, fissata al 13 dicembre di ogni anno: un'occasione per accendere i riflettori su un fenomeno che, silenziosamente, coinvolge ogni anno migliaia di famiglie italiane.
𝗨𝗻𝗮 𝗿𝗶𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝗽𝗮𝗿𝗹𝗮 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗮 𝗠𝗮𝘀𝘀𝗮
Per realtà come quella di Giorgio Tenerani, Ciro e l'Associazione nazionale "Nel nome di Valter e di tutte le persone senza volto", questa riforma non è solo una notizia di cronaca parlamentare: è uno strumento in più da affiancare al fiuto dei cani da ricerca e al lavoro sul campo dei volontari di Protezione Civile. Le prime ore di una scomparsa restano quelle decisive, e poter contare — nei casi più delicati — anche sui tabulati telefonici significa aumentare le possibilità di ritrovare chi, come troppo spesso accade, rischia di restare "senza volto".
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Da anni Italia Nostra Massa Montignoso cerca disperatamente di difendere gli aspetti naturalistici e paesaggistici legati alla viste del mare, inutilmente. Abbiamo più volte denunciato la sistemazione delle cabine parallele al mare che ne occludono la vista e pertanto nel nostro litorale il mare sembra scomparso. Abbiamo denunciato il cattivo uso di far crescere le siepi troppo alte cosa che contribuisce ad impedire la vista della spiaggia e del mare, per ultimo proprio in questi giorni l'amministrazione Comunale ha varato un progetto per costruire nove casette in legno per pescatori posizionandole subito a ridosso della piccola spiaggetta davanti al Parco Ugo Pisa il che comporterebbe un altro misfatto per l'ambiente circostante, mentre il danno sarebbe evitabile posizionandole sul lato monti. Chiediamo un intervento per la difesa del paesaggio ormai quasi tutto in grave difficoltà e degrado secondo quanto stabilito dalla legge: " Il D.Lgs. 42/2004, o Codice dei beni culturali e del paesaggio, è il testo normativo fondamentale che disciplina la tutela e la valorizzazione del patrimonio italiano. Esso si articola in due pilastri principali: i beni culturali (artt. 10-12) e i beni paesaggistici (art. 134), stabilendo la separazione tra la tutela (competenza esclusiva dello Stato) e la valorizzazione (concorrente tra Stato e Regioni)."
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