Politica
Aumento biglietti del trasporto pubblico: la preoccupazione di Rifondazione Comunista Massa Carrara
Rifondazione Comunista Massa Carrara condivide le preoccupazioni in merito all’aumento dei biglietti degli autobus annunciati qualche giorno fa. Dal 1° agosto, le cittadine e…

"Palazzo Rosso a Carrara: il valzer delle varianti": il consigliere Mirabella risponde al sindaco Arrighi
Il consigliere della lista Ferri Filippo Mirabella risponde al sindaco Arrighi su Palazzo Rosso: "Nessun capriccio, ma una richiesta di trasparenza su un progetto che…

Bernardi rimanda indietro le accuse di falsità sul cantiere della Taliercio e replica all'assessore Lorenzini con una diffida formale
Il consigliere della Lista Civica Massimiliano Bernardi non ci sta ad accettare le accuse di aver diffuso notizie false sul cantiere della scuola Taliercio, che gli…

Asmiu, emergenza veicoli: l'appello di Fit Cisl
All’interno di ASMIU è ormai emergenza totale per quanto riguarda i veicoli dedicati alla raccolta, conseguenza diretta di una programmazione aziendale inesistente, che ha ridotto la flotta ai…

Un tavolo per una cultura di pace. Martedì 23 giugno il primo incontro in Comune
Martedì 23 giugno alle 17,30 nella sala di rappresentanza del Comune di Carrara si terrà il primo incontro del 'Tavolo per una cultura di pace'. Il Comune di Carrara…

Apuane Libere: Nature Restoration Law, le istituzioni toscane tacciono
"Come Apuane Libere abbiamo presentato progetti concreti del PNRR per le Alpi Apuane. Cosa hanno fatto Regione e Parco delle Alpi Apuane?" parte così la riflessione…

“A Carrara soppresso il Capolinea del Paradiso”: la protesta dei sindacati
Le Rappresentanze Sindacali Aziendali FILT-CGIL, FIT-CISL, UILT, FAISA-CISAL e UGL-FNA di Autolinee Toscane denunciano le gravi criticità che stanno interessando il servizio della linea 52 a…

Sanità apuana, CISL, UIL: “L'ora delle scuse è finita: cittadini e sindacati meritano risposte, non l'ennesimo rinvio”
La pazienza ha un limite. E quel limite, sulla sanità del territorio apuano, sembra ormai essere stato ampiamente superato. Negli anni scorsi venne…

Mancanza di parcheggi a Canevara: la segnalazione di Rifondazione Comunista Massa Circolo della Montagna
Ancora una volta, ci troviamo nella condizione di dover segnalare una criticità nota ormai da molto tempo e sempre ignorata dalle istituzioni locali:…

Il Polo P&S: gigantesco danno erariale sulle utenze dello stadio comunale
“L’interrogazione sulle utenze dello stadio comunale ha disvelato una preoccupante gestione dell’immobile pubblico da un decennio a questa parte. Le utenze infatti sono tutte intestate al…

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Il Grupppo consiliare del Pd di Massa ha presentato in comune due contributi riguardanti la variante urbanistica ex-Olivetti, realizzati in collaborazione al gruppo di discussione Polis Lab, che hanno l’obiettivo di offrire elementi di analisi e mettere a disposizione della cittadinanza e del dibattito pubblico considerazioni di natura sia politica sia tecnica. Questo il contributo sulla variante contestuale al P.S. e al R.U. relativa all’area ex Olivetti Syntesis, firmato da Stefano Alberti Consigliere Comunale Gruppo P.D.
“Il complesso dello Stabilimento Olivetti Synthesis di Massa rappresenta un importante testimonianza dell’architettura italiana del ventesimo secolo. La costruzione del complesso avviene in più fasi: risale al 1939 l’idea di localizzare a Massa, nella Zona Industriale Apuana (Z.I.A.), uno stabilimento Olivetti per la produzione dei suoi schedari e classificatori metallici; tra il 1941 e il 1942, viene realizzato il primo corpo di fabbrica, il serbatoio dell’acqua, la cabina elettrica, la recinzione con la pensilina d’ingresso e il locale della pesa dopo il 1953 vengono costruite nuove officine e, la mensa e servizi sociali. Progettato da uno dei maggiori esponenti de razionalismo italiano, l’architetto Piero Bottoni (con la collaborazione di Mario Pucci), rappresenta la concezione della fabbrica innovativa e democratica voluta dal grande imprenditore illuminato Adriano Olivetti. L’importanza della figura di Bottoni, poeta, matematico, architetto, pittore, scultore e urbanista, appassionato militante del Movimento moderno negli anni Trenta, impegnato nella vita politica milanese, è testimoniata dalla istituzione dell’Archivio Piero Bottoni nel 1983, presso il Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano, che conserva oltre 90.000 unità documentarie (disegni di progetti, modelli, scritti e altro). È del 2019 la dichiarazione dell’interesse culturale particolarmente importante del quartiere QT8 di Milano (progettato da Bottoni) e dell’intero Archivio Piero Bottoni. La storia dello stabilimento di Massa è poi legata anche agli arredi prodotti da Olivetti Synthesis che sono entrati a pieno titolo nella storia del design italiano del dopoguerra, grazie all’apporto di figure come Ettore Sottsass e Michele De Lucchi, spesso presenti a Massa per sovrintendere alla fase progettuale ed esecutiva degli arredi, come ricorda Enrico Morteo nel libro “Sottsass Olivetti Synthesis”: “Nel 1972 la Olivetti mette in produzione negli stabilimenti Synthesis di Massa Carrara il sistema di arredi componibili Synthesis 45 progettato da Ettore Sottsass. Il progetto fotografa con precisione e intelligenza il passaggio cruciale da una matura modernità ad una ancora indefinita condizione post-moderna”.Il complesso Olivetti è stato pertanto un luogo frequentato ed amato dalle migliori menti creative del design italiano (in un’intervista di qualche anno fa De Lucchi ricordava con nostalgia le visite allo stabilimento massese), dove si sono prodotti oggetti entrati nella storia della cultura materiale del nostro paese dal dopoguerra agli anni ottanta. L’altro aspetto fondamentale, prima ricordato, è quello relativo all’architettura del complesso Olivetti, straordinario ambiente lavorativo, progettato in base alla filosofia di Adriano Olivetti, che negli anni trenta frequentava la riviera apuana e le spiagge di Ronchi e Poveromo. Il complesso comprendeva l’officina principale caratterizzata da tre grandi navate voltate con suggestivi spazi interni e interessanti soluzioni strutturali, e si rivolgeva verso l’esterno con il terminale sul lato corto con una curva a linea spezzata. Un altro aspetto fondamentale, per il quale si richiede un ripristino delle condizioni originarie, è quello relativo al riuscito inserimento della fabbrica nel lotto di pertinenza e l’armonioso rapporto paesaggistico che la costruzione trova con l’intorno. Dal Masterplan presentato risulta inoltre che la parte centrale dell’edificio principale viene demolita per realizzare il Parco industriale, andando ad eliminare un settore importante dell’architettura dell’edificio. La qualità dell’edificio è confermata dall’inserimento nell’”Atlante dell'architettura italiana degli anni '50 e '60”, redatto dallo IUAV (Istituto Universitario di Architettura di Venezia”ed è incluso nel “Censimento delle architetture italiane dal 1945 ad oggi” a cura della Direzione Generale creatività del MIC Ministero della Cultura ( vedi il seguente link: https://censimentoarchitetturecontemporanee.cultura.gov.it/scheda-opera?id=302 ), dove descrivendo l’edificio si dice “Dall’insieme emerge, quale testimonianza dell’idea di “fabbrica nel verde”, il capannone a tre navate coperto a volte, dove le grandi vetrate del fronte nord rendevano possibile una visione diretta del paesaggio circostante dall’interno del luogo di lavoro”, sottolineando il valore del rapporto con le aree circostanti e con il paesaggio. Si pone quindi oggi il problema di tutelare un bene architettonico e paesaggistico così rilevante in tutta la sua estensione: gli edifici, che testimoniano la qualità architettonica del progetto di Bottoni, i valori culturali della produzione industriale che veniva realizzata, il disegno degli spazi aperti del complesso olivettiano. Attualmente gli edifici della ex Olivetti sono stati censiti come “Edifici non residenziali significativi” nel vigente Piano Strutturale del Comune di Massa (Tavola delle “Invarianti strutturali” B2.b) e come “Edifici di interesse significativo” nel vigente Regolamento Urbanistico e sono pertanto oggi soggetti a normative che andrebbero confermate con la variante.
In relazione a quanto sopra descritto si richiede:
- In primo luogo di esplicitare quali saranno gli interventi architettonici e di sistemazione degli spazi aperti al fine di preservare le caratteristiche architettoniche e strutturali del complesso ex Olivetti Synthesis progettato da Piero Bottoni.
- La verifica della superficie edificabile: i 35.760 mq di SE indicati nella Scheda Norma Arec 2.02 si riferiscono a tutti gli edifici presenti nell’area, compresi i due capannoni prospicienti via Carducci. Considerato che nel Masterplan i due capannoni vengono dati in demolizione si richiede di esplicitare dove tale superficie venga utilizzata, dal momento che la somma delle superfici delle varie funzioni previste nella scheda si riferisce al totale dei mq. 35.760.
- Un chiarimento sulla superficie commerciale indicata. La superficie
Commerciale di 8.260 mq è prevista per il commercio al dettaglio, infatti nella Scheda norma viene prescritto: 1) Non sono ammesse medie e grandi strutture di vendita, ex art. 13, comma 1, lett. e) ed f), della LR 62 del 23/11/2018 e
s.m.i. 2) Non potrà essere realizzato un centro commerciale, ex art. 13, comma 1, lett. g), L.R. 62/2018 e s.m.i
- Non risulta chiaro come la suddetta nota prescrittiva inserita nella Scheda possa essere coerente con la descrizione stessa del art. 13 punto g) “per centro commerciale, una media o una grande struttura di vendita nella quale più esercizi commerciali sono inseriti in una struttura a destinazione specifica e usufruiscono di infrastrutture comuni e spazi di servizio gestiti unitariamente. Per superficie di vendita di un centro commerciale si intende quella risultante dalla somma delle superfici di vendita degli esercizi di commercio al dettaglio in esso presenti;”
- Inoltre l’intervento di cambio d’uso verso il commerciale-direzionale risulta contrastante con quanto previsto nella Scheda Norma Arec 2.02 in “ALTRI
PARAMETRI URBANISTICI E INDICAZIONI PER LA
PROGETTAZIONE” dove si esplicita che “Sugli edifici di significativo valore la tutela finalizzata alla salvaguardia e alla valorizzazione delle caratteristiche dell'immobile non deve impedire le modernizzazioni e gli adeguamenti utili o necessari per la riattivazione dell'uso produttivo [...]”.
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Il Grupppo consiliare del Pd di Massa ha presentato in comune due contributi riguardanti la variante urbanistica ex-Olivetti, realizzati in collaborazione al gruppo di discussione Polis Lab, che hanno l’obiettivo di offrire elementi di analisi e mettere a disposizione della cittadinanza e del dibattito pubblico considerazioni di natura sia politica sia tecnica. Questo il contributo sulla variante contestuale al P.S. e al R.U. relativa all’area ex Olivetti Syntesis, firmato da Enzo Romolo Ricci, capogruppo PD consiglio comunale di Massa: “Con l’avvio della procedura riguardante la variante urbanistica ex aree Olivetti, si conferma la decisione dell’amministrazione comunale a rinunciare ai propri compiti istituzionali di programmazione del territorio per assumere e svilire le funzioni dell’ente alla mera “facilitazione” degli interessi che non agiscono da promotori di sviluppo, pur nella tutela dei loro legittimi interessi, ma con logica atta ad estrarre il maggior valore possibile a discapito della comunità. A questo punto della vicenda urbanistica massese, inaugurata dall'amministrazione Persiani, la strategia è evidente: abbandonare ogni visione generale utile all’interesse pubblico per privilegiare un uso speculativo del territorio. Basta osservare la sequela di varianti adottate per averne riprova: dalla Sogegross, all’Universal Bench, ex Sensi Garden a questa ex Area Olivetti; in questo modo utilizzando si procedure di legge tradendone però lo spirito, la ratio e le finalità; frazionando gli interessi non solo si anticipano gli strumenti urbanistici generali (in elaborazione) ma si eludono procedure come VAS, che metterebbero in discussione scelte con un impatto ambientale rilevante, soprattutto per la qualità dell’aria in una città che già soffre criticità importanti. Ma la scelta di rinunciare ad una visione che dia coerenza rispetto agli interessi comuni della collettività a cui anche scelte particolari dovrebbero adeguarsi, essendo la città un bene comune essenziale, come peraltro dispongono leggi e costituzione, trova conferma, tra gli altri, in un ulteriore clamoroso aspetto che deve essere considerato: per arricchire qualcuno s’impoverisce tutti. La trasformazione della destinazione d’uso da produttiva a commerciale, ed in parte ad artigianato di servizio, concentra dunque la rendita differenziale urbana in un luogo, oggetto dell’intervento, che si aggiunge ai già previsti Universal Bench ed Aree di Bordo, polarizzando la funzione commerciale e deprimendo la possibilità di creare bacini di utenza, per la città policentrica, di riqualificazione dei tessuti esistenti attraverso negozi di prossimità. Tale fatto non solo marginalizza socialmente i quartieri periferici, determinando degrado urbano, ma ha come conseguenza un decremento di valore, abbassandosi il valore della rendita, per migliaia di euro per abitazione che sommate ammontano a molte decine, se non centinaia, di milioni di euro di patrimonializzazione degli immobili in possesso delle famiglie, e che costituiscono molto spesso il loro risparmio di una vita. Un meccanismo perverso dovuto a scellerate scelte urbanistiche che determinano nuove disuguaglianze. Se la perdita di valore delle migliaia di abitazioni periferiche è conseguenza diretta e tangibile, tali scelte urbanistiche si trascinano altre conseguenze: l’ulteriore indebolimento dei tessuti urbani privati dei servizi di prossimità, con ricadute sociali negative; la perdita di motivazione degli abitanti a investire nelle proprie case, ostacolando gli obiettivi del Green New Deal e aumentando costi energetici e valore immobiliare; maggiori costi di trasporto dovuti alla necessità di muoversi in auto per gli acquisti, contraddicendo ogni politica di mobilità sostenibile; un incremento dell’inquinamento veicolare in un territorio segnato dall’inversione termica, fenomeno che trattiene gli inquinanti al suolo e aggrava le patologie respiratorie. Il rapporto «Sentieri» del Ministero della Salute certifica già un’incidenza del 20–30% superiore alla media nazionale. Un aumento degli incidenti stradali, con conseguenti danni e costi aggiuntivi a carico della collettività, anche in termini assicurativi.Infine, oltre agli aspetti sociali, economici, ambientali e sanitari, emerge con forza il tema dello sviluppo connesso all’uso delle aree industriali, che mutate di funzione, determinano una caduta rispetto alla divisione territoriale del lavoro sottraendo risorse ad attività produttrici di buona occupazione per creare dispositivi urbani caratterizzati da lavoro povero e precario, come testimoniano anche i contratti di categoria. Da tali considerazioni oggettive, ed altre potrebbero essere aggiunte, l'operazione sulle ex aree Olivetti si configura come un danno per la città intesa in senso proprio, come struttura della comunità e non come mero condominio proprietario dove all’arricchimento di uno consegue l’impoverimento di tutti.
È come se l’amministrazione agisse da Robin Hood al contrario: sottrae valore al territorio e lo trasferisce in mani private, generando disuguaglianze, degrado e marginalità, tradendo il ruolo costituzionale di governo del bene comune. Le varianti ex Universal Bench, ex Olivetti, ex Sensi Garden e FdB 2.07 si qualificano come interventi fine a se stessi, privi di qualsiasi visione complessiva e di una logica autentica di “riqualificazione” o “ricucitura” del tessuto urbano. Rispondono unicamente a criteri di massimo guadagno e privatistico tornaconto, senza alcuna attenzione agli equilibri sociali ed economici della città. Il dato è evidente: negli ultimi dodici anni, nel Comune di Massa hanno chiuso 250 attività commerciali; il centro storico si è progressivamente trasformato in un deserto, con oltre 150 negozi scomparsi, mentre le nuove aperture sono diventate sempre più sporadiche. È proprio per questo che la rigenerazione urbana, nel suo senso più pieno, non può essere ridotta a semplici operazioni immobiliari, ma deve essere concepita come un processo multidimensionale che integri dimensioni ambientali, sociali, economiche, abitative e urbanistiche. In assenza di una strategia unitaria, resta una domanda imprescindibile: quale masterplan sostiene questo cambio di destinazione d’uso? Siamo di fronte a fenomeni che un tempo furono additati come la peggiore urbanistica, funzione dell’uso particolaristico del territorio. Per tali motivi occorre rigettare tale variante e ricondurre tutto ad una visione più complessiva operando negli e con gli strumenti urbanistici più complessivi, già in fase di revisione, valutando anche l'uso dei P.I.P. (legge 22 ottobre 1971, n. 865 ) in funzione di un modello di sviluppo sostenibile.Dove alle speculazioni possano essere sostituiti gli investimenti atti a produrre prosperità diffusa e qualità sociale ed ambientale, dando alla nostra città un futuro anche per le nuove generazioni.
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Il 7 gennaio il vincitore della gara indetta dalla Provincia di Massa-Carrara per il Lotto Debole del Trasporto Pubblico Locale inizierà formalmente la gestione del servizio. Questo passaggio segna, di fatto, la conclusione dell’intero iter burocratico previsto dalla gara unica regionale del TPL, indetta dalla Regione Toscana, che ha portato Autolinee Toscane a subentrare ai precedenti gestori in tutta la Regione.
Peccato che, proprio nelle ultime ore, ci sia pervenuta una notizia che va in direzione opposta: la linea 03 di Pontremoli verrà soppressa, su richiesta dello stesso Comune, per ripristinare la linea 02 di Cervara e la linea 09 di Ceretoli. Non vogliamo polemizzare con il Comune di Pontremoli, al quale riconosciamo la legittimità della richiesta, che risponderebbe a un’esigenza del territorio; non siamo però d’accordo se queste linee verranno trasferite nel contenitore del Lotto Debole dopo che l’iter burocratico per l’assegnazione del Lotto Debole si è concluso.
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La riapertura di cave dismesse da decenni nel comune di Vagli di Sotto, all'interno del Parco regionale delle Alpi Apuane, solleva interrogativi che vanno ben oltre i confini dei comuni interessati. Le autorizzazioni concesse (come risulta dall'atto autorizzativo del Parco regionale delle Alpi Apuane) per siti che nel tempo si erano completamente rinaturalizzati appaiono in netto contrasto con lo stato ambientale già compromesso dell'area e con gli effetti documentati sui corsi d'acqua a valle. È noto, da indagini effettuate anche dai Carabinieri forestali, come le attività estrattive nella valle di Vagli incidano sulle sorgenti montane e sui torrenti che alimentano il fiume Frigido, principale corso d'acqua del Comune di Massa. Un fiume che rappresenta una risorsa ambientale e idrica fondamentale, oltre a un elemento centrale per la sicurezza idrogeologica del territorio. Per il Comitato Ugo Pisa Poi, il Comune di Massa ha quindi un interesse legittimo, diretto e attuale a opporsi alla riapertura di queste cave, poiché i danni prodotti a monte si traducono in effetti concreti a valle: inquinamento delle acque, alterazione degli ecosistemi fluviali, aumento della vulnerabilità del territorio e incremento dei costi di depurazione a carico della collettività.Le autorizzazioni risultano ancora più controverse alla luce dei più recenti indirizzi normativi. La Nature Restoration Law impone il ripristino dei siti naturali degradati entro il 2030, non la riattivazione di quelli che avevano avviato un processo di recupero spontaneo. Inoltre, la nuova legge sulla valutazione di impatto generazionale, approvata nel novembre 2025, stabilisce che ogni intervento potenzialmente dannoso per l'ambiente debba essere valutato anche in relazione agli effetti sulle generazioni future e possa essere interrotto qualora limiti diritti e risorse nel lungo periodo. Un principio che pone interrogativi evidenti sulla tutela del diritto a un ambiente sano per chi verrà dopo di noi.In questo contesto, il ruolo del Parco delle Alpi Apuane e della Soprintendenza appare quantomeno contraddittorio. Enti preposti alla tutela del paesaggio sembrano aver privilegiato una lettura meramente procedurale delle autorizzazioni, trascurando il principio di precauzione e gli effetti cumulativi su un territorio già fragile.Il nodo, oggi, non è solo la riapertura di una cava, ma la responsabilità di decidere se il prezzo ambientale debba continuare a essere pagato da chi vive lungo il Frigido e da chi erediterà domani un territorio più vulnerabile di quello attuale.Il Comitato Ugo Pisa ritiene pertanto che l'amministrazione comunale debba farsi carico di questa responsabilità.
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Crisi nei rifiuti e leadership percepita come assente, Cermec, RetiAmbiente e una guida politica ancora da chiarire: sono le riflessioni maturate dal consigliere della Lista Ferri Filippo Mirabella che ipotizza anche una possibile situazione di difficoltà del sindaco di Carrara Serena Arrighi. Ecco la lunga disanima del consigliere Mirabella: “Il recente passaggio di Cermec nel perimetro di RetiAmbiente ha suscitato aspettative e, al tempo stesso, interrogativi critici. Il problema dei rifiuti nel nostro territorio, secondo molti osservatori, non si risolve solo con operazioni societarie: servono trasparenza, una visione industriale chiara e una responsabilità politica esplicita. E’ un’operazione di facciata?La scelta di conferire Cermec e le partecipate comunali a RetiAmbiente è stata approvata dall’assemblea dei soci, con una partecipazione complessiva di Massa e Carrara pari ad almeno l’11 per cento delle quote, dando così un segnale di coordinamento pubblico del servizio dei rifiuti nell’Ambito Toscano Costa. Sulla carta, una governance unificata può portare vantaggi: economie di scala nei servizi e negli acquisti, maggiore capacità di investimento, standard uniformi sul territorio. Tutti obiettivi condivisibili. Tuttavia, resta legittimo chiedersi se i cittadini e i lavoratori possano trarre benefici concreti e misurabili, oppure se l’operazione risponda principalmente a esigenze di riequilibrio societario più che alla risoluzione dei problemi strutturali del sistema dei rifiuti. Negli ultimi anni Cermec ha attraversato una fase complessa, culminata in un concordato preventivo archiviato solo di recente. Nonostante ciò, l’Azienda continua a essere considerata da molti un assetto rilevante per l’economia circolare della provincia, con potenzialità industriali e occupazionali ancora importanti. La criticità più rilevante emersa negli ultimi mesi riguarda il progetto del biodigestore anaerobico, oggi in una condizione di stallo e forte incertezza. In precedenza era stato presentato come elemento centrale di un piano industriale moderno per il trattamento dell’organico; la sua sospensione ha quindi alimentato interrogativi significativi sulla chiarezza delle scelte e sulla strategia politica complessiva.Inoltre, sindacati e forze politiche hanno più volte segnalato quella che viene percepita come una gestione caratterizzata da comunicazioni poco chiare, tempi non definiti e dall’assenza di un cronoprogramma pubblico sulle bonifiche e sull’avvio degli impianti. Il Sindaco di Carrara, Serena Arrighi, ha in più occasioni espresso sostegno alla costruzione di un sistema pubblico più efficiente; tuttavia, secondo diversi osservatori, non sono state ancora fornite spiegazioni pienamente convincenti sulle ragioni per cui il biodigestore non venga realizzato, pur essendo indicato come punto centrale del piano industriale.La domanda, sul piano politico, appare legittima: se il Sindaco, insieme alla propria maggioranza e con il sostegno del PD provinciale, ha appoggiato un determinato progetto industriale, per quali motivi oggi non sembra in grado di garantirne una coerenza strategica nel tempo? In un contesto simile, il silenzio o il semplice rinvio delle responsabilità ai livelli tecnici rischiano di non essere percepiti come risposte adeguate. Nel giro di poco più di un anno, la politica dei rifiuti a Carrara è stata segnata da una successione di decisioni rapide, annunci non sempre accompagnati da una visione di lungo periodo e da una distribuzione delle responsabilità non sempre chiara. Al centro del dibattito pubblico rimane la figura del sindaco Arrighi, che ad alcuni cittadini appare oscillare tra scelte molto diverse tra loro. La nomina dell’amministratore unico Lorenzo Porzano, ad esempio, è arrivata dopo poche ore, con modalità percepite come improvvise con la sostituzione di Ciacci e l’arrivo di Porzano. Questo ha sollevato interrogativi sul metodo adottato. Qual è il progetto complessivo per il servizio dei rifiuti? Quali competenze orientano le decisioni strategiche? L’innesto politico di Porzano: su quali basi? All’indomani del commissariamento dell’Azienda e dell’archiviazione del concordato preventivo, Cermec si trovava in un momento decisivo: la sua ripartenza industriale avrebbe richiesto, secondo molti, una guida con competenze diverse e una visione strategica del settore. In assenza di una comunicazione chiara sui criteri di scelta e di un confronto pubblico sulle competenze richieste e sul ruolo assegnato, emergono domande politiche inevitabili: quando si nominano figure chiave per asset industriali strategici, chi le propone? Con quali criteri? La politica non può sottrarsi alle proprie responsabilità dietro formule tecniche o procedurali: la nomina dei vertici di aziende pubbliche richiede una chiara assunzione di responsabilità in sede politica e democratica. Su questi aspetti, il PD provinciale non ha assunto, finora, una posizione pubblica esplicita né sulla nomina né sulle responsabilità strategiche complessive. Questa dinamica, secondo molti, non può essere definita una leadership solida, perché non è stata accompagnata da un controllo politico serio e continuativo. Cosa cambia dopo l’entrata di Cermec in RetiAmbiente? Il conferimento di Cermec in RetiAmbiente può avere un senso solo se inserito in un progetto industriale chiaramente definito. In assenza di ciò, l’effetto percepito rischia di essere l’opposto: maggiore confusione, minore chiarezza e benefici non chiaramente comunicati ai cittadini. Questa impostazione, secondo una parte del dibattito pubblico, non rappresenta una vera politica attiva, ma piuttosto una gestione reattiva. Il risultato è che i cittadini continuano a pagare la Tari, affrontano incertezze sui servizi e assistono a scelte che possono apparire dettate più dalle contingenze politiche che da una visione coerente di governance del ciclo dei rifiuti. Non basta rispondere alle sollecitazioni mediatiche o adottare decisioni episodiche. Servono criteri chiari e pubblici per le nomine e una responsabilità politica coerente e continuativa, non semplicemente reattiva. La città non ha bisogno di annunci o di cambiamenti improvvisi ai vertici, ma di una politica che metta al centro fatti, competenze e risultati verificabili. Il ciclo dei rifiuti non si governa con slogan o con nomine dell’ultimo minuto: si governa con strategia, chiarezza e responsabilità. Ed è questo, in definitiva, ciò che i cittadini hanno il diritto di conoscere e di pretendere”.
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I consiglieri comunali Stefano Alberti, Gabriele Cairoli, Enzo Romolo Ricci e Daniele Tarantino hanno presentato un’interrogazione per chiedere dove e secondo quali criteri, le opere di arte urbana realizzate col progetto “Massa Street Art”, saranno definitivamente collocate. La gestione del progetto è stata assegnata con affidamento diretto alla Galleria Deodato Arte che si occuperà dell'organizzazione e della realizzazione del progetto denominato “Arte pubblica nella città di Massa” - Massa Street Art, con importo complessivo di 109.800 euro. Ecco le richieste dei consiglieri dell’opposizione : “Con questo progetto sono state realizzate opere che devono trovare una definitiva e adeguata collocazione, perché, con esso, si è inteso puntare sull’arte pubblica come leva di sviluppo sostenibile, inclusivo e turistico e perseguire l'idea di : “trasformare il contesto, riscrivere i luoghi, generare meraviglia, consolidare il ruolo dell’arte come motore di trasformazione e condivisione”. L'opera realizzata dell'artista Pierpaolo Perretta (nome d'arte Mr. Save the wall), un murale di geoblock lungo 40 metri eseguito di fronte al pontile di Marina di Massa, e lì attualmente esposto fino alla collocazione in altro luogo, rappresenta la rielaborazione creativa della vicenda del Pontile distrutto dalla nave Guang Rong da cui il progetto ha trovato impulso, chiediamo all’amministrazione quali criteri hanno guidato o guideranno l’individuazione dell'area o delle aree in cui collocare le opere realizzate; qual è il cronoprogramma definito per installare le opere nei luoghi e spazi individuati. Infine, chiediamo se rispondono a verità le voci secondo cui l'opera di Mr. Save the wall sarà posizionata in un parco cittadino e, in tal caso, di quale parco si tratta. Poiché tale opera per le specifiche caratteristiche che la contraddistinguono può trovare adeguata collocazione in luoghi, realtà e contesti del nostro litorale, chiediamo all’amministrazione comunale di valutare ed esprimere un giudizio in merito alla proposta che avanziamo di collocare tale opera nel contesto dell’ex Ugo Pisa, area oggetto di un articolato intervento di riqualificazione”.
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Il Partito Democratico di Massa-Carrara prende atto della decisione dei consiglieri comunali di Aulla Giovanni Schianchi, Giada Moretti, Katia Tomé, Tania Brunetti e Alessandro Giovannoni di rimettere la tessera del Partito Democratico, di cui da oggi non fanno più parte.La scelta è assunta in coerenza con il percorso politico che hanno intrapreso in occasione delle elezioni provinciali, durante le quali i consiglieri hanno sostenuto la candidatura di Roberto Valettini alla Presidenza della Provincia. Il Partito Democratico di Massa-Carrara registra questa decisione come un atto conseguente alle posizioni politiche assunte e al cammino intrapreso negli ultimi mesi, ribadendo il valore della chiarezza e della coerenza nei confronti della comunità democratica, degli iscritti e degli elettori.Il PD provinciale conferma il proprio impegno a proseguire il lavoro politico e amministrativo sul territorio, rafforzando la propria presenza nei comuni e nelle istituzioni locali, nel rispetto dei valori e delle scelte collettive che caratterizzano il progetto del Partito Democratico.
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Palazzo Pisani: entreranno presto nel vivo i lavori per il recupero e il miglioramento sismico. Dopo palazzo Rosso un altro gioiello del centro storico si prepara a riaprire le proprie porte. Per farlo ci vorrà ancora un po' di tempo, ma intanto con il 2026 tra via Loris Giorgi e piazza Alberica arriveranno impalcature e operai. Poco prima di Natale è stata ufficialmente aggiudicata la gara per l'intervento che consentirà la messa in sicurezza dell'edificio per un importo complessivo di circa 1,2 milioni di euro. L'intervento, finanziato con fondi del bando delle Periferie, permetterà il recupero strutturale di palazzo Pisani in vista poi di una sua riapertura alla cittadinanza."Siamo a un momento di svolta molto importante, con l'aggiudicazione di questi lavori entrerà nel vivo un altro cantiere molto atteso – spiega l'assessore ai Progetti speciali Moreno Lorenzini -. Palazzo Rosso e palazzo Pisani rappresentano due luoghi fortemente identitari per Carrara che da troppo tempo sono chiusi e inaccessibili. Il loro recupero è sempre stato uno degli obiettivi di questa amministrazione ed è quindi una grande soddisfazione oggi, dopo essere già partiti lo scorso giugno con i lavori alla ex biblioteca, poter annunciare l'imminente avvio del cantiere di via Loris Giorgi. Si tratterà in questo caso di una prima fase di interventi che ci consentirà anzitutto di completare la messa in sicurezza dell'edificio andando a sanare quelle criticità che portarono alla sua chiusura. Si interverrà sulla copertura e si realizzeranno opere funzionali al miglioramento sismico di palazzo Pisani. Questi lavori saranno propedeutici a una prima riapertura dell'edificio per poi proseguire al suo completo recupero. Vogliamo che presto palazzo Pisani possa tornare a essere quel luogo di incontro, cultura e socializzazione che storicamente è sempre stato per questo come amministrazione assieme agli uffici stiamo da tempo lavorando per individuare la strada migliore per finanziare e realizzare il completamento degli interventi anche per quanto riguarda tutta la parte interna".
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A pensar male si fa peccato...ma poi si trovano i documenti che confermano che si aveva ragione. E' esattamente quanto è accaduto al consigliere dell'opposizione del comune di Carrara, Simone Caffaz, che è riuscito, documenti alla mano, a dimostrare che le sue reiterate supposizioni sul bando di concorso per direttore del teatro Animosi fatto a monte e ad hoc per Tindaro Granata - attore e regista che, di fatto, si è aggiudicato l'incarico - erano tutte, assolutamente fondate. In una diretta su facebook, il consigliere Caffaz ha spiegato di aver fatto richiesta di accesso agli atti relativi al bando in questione e di essere riuscito, non senza difficoltà, ad ottenere anche i verbali delle prove d'esame, sulla base delle quali è stato decretato il vincitore. Due le sorprese clamorose: l'opzionalità della laurea, titolo non richiesto ma solo valutato come apportatore di punteggio e la totale assenza della registrazione dei contenuti delle prove orali che hanno determinato i punteggi utili per proclamare Granata vincitore. Caffaz ha, infatti, fatto notare che nei bandi del comune per l'assegnazione di incarichi istituzionali - come quello di direttore del teatro - è obbligatoria la richiesta della laurea che, nel caso specifico, invece, non era richiesta. Il fatto che Tindaro Granata non abbia una laurea sembra essere una curiosa coincidenza. Ben più serio è invece il fatto che - come ha evidenziato Caffaz - in base al punteggio determinato dai titoli presentati Granata si fosse piazzato solo quarto, peraltro a pari merito con altri tre e che poi, nella prova orale che si basava sulla presentazione di un progetto personale per la gestione del teatro carrarese, abbia surclassato tutti clamorosamente, con una prova addirittura più corta di quella degli altri per suoi impegni lavorativi. E decisamente inquietante è, poi, il fatto che nei verbali siano registrati ordine, durata e votazione dei colloqui e non ci sia nemmeno una parola su quanto presentato da ciascun candidato. In pratica, la vittoria di Granata è derivata da un altissimo voto dato dalla commissione giudicante alla sua prova orale, della quale non esiste alcun riscontro, nè alcuna possibilità di confronto o di verifica. Come se, veramente, fosse stato stabilito in partenza chi avrebbe vinto - quanto da sempre sostenuto da Caffaz - cioè: "A pensar male si fa peccato...ma spesso si ha ragione".
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